Sab. Gen 23rd, 2021

L’ undici giugno del 1956 moriva a Roma  lo scrittore calabrese di San Luca, Corrado Alvaro. Corrado Alvaro, figlio di Antonio e di Antonia Giampaolo, nacque a San Luca (Reggio Calabria) il 15 aprile 1895. Completò gli studi, dopo le elementari, presso il collegio dei Gesuiti di Mondragone (Roma). Nel 1917, mentre già collaborava con il quotidiano bolognese “Il Resto del Carlino, pubblicò le Poesie grigioverdi. A Bologna, l’8 aprile del 1918, sposò Laura Babini, conosciuta nel periodo della “Grande Guerra”. Nel ‘20, dopo la nascita del figlio Massimo, si trasferì a Milano. Fu quasi subito assunto come redattore al “Corriere della Sera”, allora diretto da Luigi Albertini. Nel contempo, pubblicò La siepe e l’orto con l’editore Vallecchi. Nel 1925, rientrato in Italia, soggiornò a Roma e divenne critico teatrale del “Risorgimento”. L’anno dopo pubblicò L’uomo nel labirinto e nel ’29 L’amata alla finestra. Trasferitosi definitivamente a Roma, dopo un breve soggiorno in Germania, pubblicò nel 1930 Gente in Aspromonte, poi La signora dell’isola e il romanzo Vent’anni, per il quale vinse, nel marzo del 1931, il Premio letterario “la Stampa”. Nel ’35, dopo un viaggio in Russia, pubblicò un volume edito dalla Mondadori, I maestri del diluvio. Viaggio nella Russia sovietica. Nello stesso anno incominciò a collaborare, come sceneggiatore, con il cinema e uno dei film, Casta Diva, fu premiato alla Mostra di Venezia. Nel 1937 scrisse per la Rivista “Omnibus”, diretta da Leo Longanesi, diversi articoli sull’Unione Sovietica dopo la rivoluzione dell’ottobre del 1917. Nel 1938 l’editore Bompiani gli pubblicò il romanzo L’uomo è forte, che nel ’40 riceverà il “Premio dell’Accademia d’Italia”. L’anno dopo la compagnia Cervi-Pagnani rappresentò, al Teatro Eliseo di Roma, la commedia alvariana Il Caffè dei naviganti. Fu chiamato, ormai divenuto scrittore famoso e di successo, a collaborare sia con il “Popolo di Roma”, pur non essendo iscritto al P.N.F., e sia con diverse riviste culturali e periodici di critica teatrale e cinematografica. Nel dopoguerra, assieme ad altri intellettuali, fondò il “Sindacato nazionale degli Scrittori”, di cui fu segretario fino alla morte. Nel ’45 pubblicò il saggio L’Italia rinunzia? e fece ristampare Gente in Aspromonte. Dal ’46 visse e lavorò quasi sempre a Roma, presso il suo appartamento “di Piazza di Spagna, con terrazzo sulla scalinata di Trinità dei Monti”. Spesso, però, si recava nel piccolo centro di Vallerano, dove aveva una “grande casa in mezzo alla campagna”. L’11 luglio del ’49 fu rappresentata a Milano, presso il “Teatro Nuovo”, la tragedia la Lunga notte di Medea. Sempre nello stesso anno collaborò alla sceneggiatura del film neorealista Riso amaro, diretto dal regista Giuseppe De Santis e interpretato da Vittorio Gassman, Silvana Mangano e Raf Vallone. Poi scrisse il soggetto del film Patto col diavolo, che fu realizzato con il regista Chiarini. L’editore Bompiani, nell’autunno del 1950, gli pubblicò Quasi una vita. Giornale di uno scrittore, “che raccoglie pagine di diario tra il ’27 e il ‘47”. Questo libro gli consentì di vincere il “Premio Strega 1951”, superando in finale scrittori altrettanto famosi come Mario Soldati, Carlo Levi, Alberto Moravia e Domenico Rea. L’anno successivo, siamo nel 1952, subentrò ad Ennio Flaiano nella rubrica di critica cinematografica del “Mondo” e, contemporaneamente, riprese la collaborazione con “Il Corriere della Sera”. Nel ’53, ripubblicò Vent’anni e L’amata alla finestra in edizioni rivedute ed ampliate. Nel 1954, dopo un delicato intervento chirurgico, diede inizio (con ”Itinerario Italiano”) all’edizione delle “Opere di Corrado Alvaro” della Bompiani, che prevedeva <>. Nel contempo, scrisse per la Rivista “Confluence”, prestigioso periodico dell’Università statunitense di Harvard, il saggio Rich Literature and Poor Life, dedicato ai problemi dell’Italia meridionale. Il 28 maggio del 1954, a Roma, fu rappresentato il monologo “Bellezza per vivere”, interpretato dall’attrice Paola Borboni della Compagnia dei Teatro dei Commedianti. Tra il 1955 ed il ’56 scrisse degli elzeviri per il “Corriere della Sera” ed ebbe l’incarico dalla Mondadori di curare l’edizione critica di Novelle per un anno di Luigi Pirandello. Il 20 aprile del ’56 uscirà il suo ultimo articolo sul “Corriere della Sera”. L’11 giugno 1956, dopo una grave malattia, morì nella sua abitazione romana, lasciando alcuni lavori incompiuti e qualche inedito. Il rito funebre, officiato dal fratello don Massimo, fu celebrato nella chiesa romana di Santa Maria delle Fratte. Fu sepolto, rispettando <>, nel cimitero di Vallerano. Nella sua “grande casa di campagna”, del piccolo centro del viterbese, ai piedi dei Monti Cimini, aveva il suo studio riccamente arredato, la sua preziosa biblioteca privata, comprendente una parte dei manoscritti (recensioni, alcuni lavori incompiuti e qualche inedito).

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