Gio. Gen 28th, 2021

Il padre della vittima dell’attentato ha parlato dell’assassinio del figlio: «Mi avevano avvertito che si sarebbero presi la mia terra»

Due mesi e mezzo dopo l’esplosione dell’autobomba che provocò la morte del figlio Matteo, Francesco Vinci oggi è tornato a casa, a Limbadi. Dall’ospedale di Palermo, dove si trovava ricoverato a causa delle gravi ustioni riportate nell’attentato, Francesco Vinci è potuto rientrare a Limbadi grazie all’ambulanza messa a disposizione da “Libera Calabria”, presieduta da don Ennio Stamile. Visibilmente dimagrito e ancora provato dalle cure, l’uomo ha appreso soltanto adesso della morte del figlio. «Mai mi sarei aspettato – ha detto – una cosa del genere. Matteo era un ragazzo perbene, benvoluto da tutti. Come hanno potuto fare una cosa del genere?». Quindi, un riferimento alla famiglia Di Grillo-Mancuso, alcuni componenti della quale sono stati fermati nei giorni scorsi con l’accusa di avere organizzato l’attentato in cui è morto Matteo Vinci. «Me l’avevano detto – ha detto Francesco Vinci – che mi avrebbero preso la terra», riferendosi al movente anche del pestaggio ai suoi danni avvenuto nell’ottobre del 2017, prologo di ciò che sarebbe avvenuto il successivo 9 aprile.

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