Bonifica dell’ Alto Jonio Reggino, il Tar riabilita Costa

1129

Il Consorzio di Bonifica dell’alto Jonio reggino si è visto accogliere il ricorso al Tar di Catanzaro, ragion per cui torna in carica il
presidente Arturo Costa e la sua deputazione consortile.
Così ha deciso il Tribunale amministrativo regionale nella camera di consiglio dell’8 giugno, trascritta il 20 luglio, che ha visto l’intervento dei magistrati Francesco Tallaro, Francesca Goggiamani e Pierangelo Sorrentino. Il Tar ha quindi accolto il ricorso e annullato i  provvedimenti impugnati, condannando la Regione Calabria, in persona del presidente in carica Mario Oliverio, alla rifusione, in favore del Consorzio alto Ionio reggino, in persona del suo presidente in carica, e di Arturo Costa, delle spese e competenze di lite, di 2.000 euro per ciascuno, oltre al rimborso delle spese generali nella misura del 15%, nonché oltre a Iva e Cpa come per legge.
Il Consorzio rappresentato e difeso dall’avvocato Natale Carbone e Arturo Costa, rappresentato e difeso dagli avvocati Natale Carbone e Alfredo Gualtieri, avevano citato in giudizio la Regione Calabria, in persona del presidente in carica, rappresentata e difesa dall’avvocato Domenico Gullo, e nei confronti di Giuseppe Arone, Vincenzo Carnà, non costituiti in giudizio, per l’annullamento con il ricorso principale
del provvedimento del dirigente del Dipartimento n. 8 Agricoltura e Risorse agroalimentari struttura di controllo sugli atti e provvedimenti dei Consorzi di Bonifica della Calabria del 24 luglio 2017.
Quale il fatto? Il Consorzio ha indetto, dopo una serie di rinvii, le elezioni al 2 luglio 2017, con eventuale seconda convocazione indicata
in data 16 luglio 2017.
Nelle more è sorto il contenzioso circa la posizione dei consorziati sopra citati, che non ritenevano legittimo essere esclusi dal diritto di voto, in seguito è stato dato l’avvio del procedimento amministrativo diretto che riconosce in capo alla Regione il potere, in caso di gravi irregolarità rappresentate nel caso di specie dalla violazione degli artt. 12 e 29 dello statuto consortile, di sciogliere gli organi dei consorzi di
bonifica e nominare un commissario straordinario.
Una scelta quella di sciogliere  l’organo consortile per la giustizia amministrativa sbagliata, così almeno si legge nella sentenza: «La parte ricorrente lamenta l’illegittimità dei provvedimenti impugnati in quanto non sussisterebbe la violazione degli artt. 12 e 39 dello statuto consortile.
Quanto all’art. 39, si osserva come il chiaro ed inequivocabile dettato della norma medesima non imponga all’organo consortile competente di esaminare l’atto di opposizione entro un termine perentorio, quanto piuttosto che l’atto di opposizione venga esaminato nella prima
adunanza utile. I provvedimenti oggetti di gravame rappresenterebbero, dunque, una indebita intromissione della Regione Calabria in un’attività del tutto legittima. Quanto, invece, all’asserita violazione dell’art.12, il ricorrente chiarisce come l’accertamento della regolarità contributiva dei consorziati riguardi non soltanto l’ultimo anno di attività del consorzio, come avrebbero invece voluto i consorziati
esclusi, ma si estende anche a tutti i precedenti contributi dovuti all’Ente consortile e ad esso mai versati.
Per tale ragione, il consorzio avrebbe correttamente individuato gli aventi diritto tra i consorziati in regola con tutti i pagamenti e non soltanto con quelli relativi all’ultima annualità».
La sentenza poi si sofferma su un punto controverso, quello della posizione di Pasquale Perri ex vice presidente del Consorzio di bonifica e il discorso relativo alle infiltrazioni criminali nel consorzio e dice: «La parte ricorrente ha dedotto, senza alcuna contestazione sul punto,
che l’impiego degli operai del consorzio a servizio della locale criminalità organizzata risale all’anno 2011, allorché il consorzio era sottoposto a commissariamento; e che il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Locri ha escluso, con ordinanza n.1406 del 2017, qualsiasi coinvolgimento o appartenenza di Pasquale Perri all’articolazione territoriale della struttura mafiosa della ‘ndrangheta operante
nella zona di Platì, non convalidando il fermo e non applicando misure cautelari».

ECCO IL TESTO DELLA SENTENZA

Facebook Comments



CHIUDI
CHIUDI
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.