Gio. Gen 21st, 2021

Se il primario del pronto soccorso nega tutto o quasi, il sindacato difende l’operato dei colleghi e punta il dito contro le carenze strutturali della sanità calabrese. La ministra Grillo manda gli ispettori, la Asl apre un’inchiesta interna

 Ispezioni dei Nas, indagini interne, polemiche. A ventiquattro ore dalla diffusione delle immagini che testimoniano come al pronto soccorso del Grande ospedale di Reggio Calabria più di un paziente con fratture o lussazioni sia stato trattato con cartone al posto di stecche o clip, in città è scattata la caccia al responsabile, con inevitabile coda di polemiche e rimpallo di responsabilità.

Nega tutto o quasi il primario del pronto soccorso, Angelo Ianni, secondo il quale ci sarebbe stato solo un caso e il paziente sarebbe arrivato in pronto soccorso “già con la stabilizzazione di cartone e noi non l’abbiamo tolta solo per evitare di perdere tempo e per fare subito una radiografia allo scopo di prevenire eventuali complicazioni. Non abbiamo tolto il cartone per non perdere tempo”. E poi – sostiene – “i tutori che si utilizzano sono anch’essi di cartone. Sono solo esteticamente più gradevoli”. Ma le foto circolate testimoniano che il cartone è stato utilizzato in almeno quattro casi e i bendaggi che si intravedono – suggerisce un medico – sembrano fin troppo professionali per eventuali medicazioni casalinghe.

Parzialmente diversa da quella fornita da Ianni è la versione del direttore generale, Frank Benedetto. Al termine di una riunione della direzione aziendale, allargata ai responsabili di Pronto soccorso e Ortopedia, Benedetto, cardiologo oggi chiamato a fare il manager del Grande ospedale metropolitano reggino, non solo ha confermato il caso descritto da Ianni, ma – ha fatto sapere con una nota – sono in corso ulteriori approfondimenti su un secondo caso. Si tratta di un’altra paziente “pervenuta in Pronto soccorso il 30 luglio alle 7.11 che viene soccorsa sul luogo dell’incidente dal 118, dove viene applicato un tutore con anima di metallo (non radiotrasparente). Giunta al Pronto soccorso alle 7.11 veniva visitata alle 7.16 in codice verde. Considerata la necessità di sottoporre a indagini radiografiche la paziente, si inviava la stessa in radiologia con immobilizzazione provvisoria di “cartone” e radiotrasparente”.

Per Gianluigi Scaffidi del sindacato dei medici Anaoo-Assomed “non è vero che si tratta di un solo caso avvenuto in assenza del primario. I casi accertati sono quattro, almeno quelli di cui abbiamo conferma fotografica. E non è giusto accusare i colleghi di negligenza, quando manca il primario. Non è giusto farli passare per incapaci”. Ancora più duro è Carlo Palermo, che dell’Anao-Assomed è segretario nazionale e senza esitazioni punta il dito sulle politiche di contenimento della spesa che lasciano i reparti sguarniti di mezzi e personale. “Come un ospedale da campo in tempo di guerra. Il risparmio elevato a sistema, l’arte di arrangiarsi a pratica terapeutica”. Per Palermo, “la Calabria è così diventata un non luogo della sanità pubblica, creato dalla ricerca spasmodica della sicurezza dei conti che ha preso il posto della sicurezza delle cure, dalla supremazia dei numeri che ha occupato lo spazio dei diritti, dall’incapacità delle politiche regionali”.

A fare chiarezza, forse, saranno i carabinieri dei Nas spediti questa mattina al Grande ospedale metropolitano dalla ministra Giulia Grillo, per accertare quello che non ha esitato a definire “un episodio di gravità estrema”. Per Grillo, “nessuno intende sottovalutare le oggettive difficoltà in cui gli operatori svolgono la loro attività, ma quanto accaduto, se confermato, è frutto di evidenti ed ingiustificabili carenze organizzative”. Sulla situazione – ha fatto sapere – attende al più presto una relazione. Ma almeno un po’ toccherà aspettare perché l’ispezione di questa mattina – confermano fonti interne all’ospedale – “è durata ore”.

CASO INGESSATURE DI CARTONE Oliverio legge in Consiglio l’informativa del DG Benedetto

ufficio stampa Giunta Regione Calabria

 

“La notizia pubblicata da diverse testate giornalistiche nazionali e locali di alcuni episodici casi in cui si sono riscontrati bendaggi di emergenza presso il Pronto Soccorso del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi – Melacrino – Morelli” di Reggio Calabria impone un chiarimento, e alcune precisazioni e delle riflessioni.

Corre l’obbligo evidenziare, per riportare i fatti nell’alveo della verità, che da una prima sommaria indagine esperita con i Direttori delle UOC sanitarie interessate, è emerso che al Pronto Soccorso del presidio Riuniti risulta formale accesso di un unico paziente di sesso maschile, C.A., giunto al triage alle ore 9:32 del 28/07/2018, già immobilizzato sul luogo dell’incidente con “cartone”, come dichiarato dallo stesso paziente al Direttore della UOC Ortopedia alla presenza dei suoi collaboratori. Il paziente, codificato codice giallo, veniva visitato alle 9:35, sottoposto a visita di pronto soccorso, ECG ed esami radiografici.

Si precisa che l’immobilizzazione provvisoria con “cartone” quale era giunto il paziente, non è stato rimossa opportunamente, per non provocare ulteriori dolori e poter effettuare le radiografia senza interferenze. Eseguita la radiografia il paziente veniva ricoverato in reparto ed in fase di accettazione veniva nuovamente valutato dall’ortopedico di turno, il quale rimuoveva il “cartone” ed applicava valva gessata di contenimento. Nel pomeriggio, durante l’ulteriore visita, valutata le condizioni circolatorie dell’arto, il medico di turno poneva trazione transcheletrica.

Sono in corso ulteriori approfondimenti relativi ad un’altra paziente O.G. pervenuta in PS il 30/07/2018 alle 7:11 che viene soccorsa sul luogo dell’incidente dal 118, dove viene applicato un tutore con anima di metallo (non radiotrasparente). Giunta al PS alle 7:11 veniva visitata alle 7:16 in codice verde. Considerata la necessità di sottoporre ad indagini radiografiche la paziente, si inviava la stessa in radiologia con immobilizzazione provvisoria di “cartone” e radiotrasparente. Successivamente alle radiografie effettuava consulenza ortopedica nell’ambito della quale veniva rimosso l’immobilizzazione provvisoria di “cartone” e veniva applicata valva gessata di posizione e quindi rinviata al PS da dove veniva ricoverata alle 9:42 ed è tutt’ora degente. Si rappresenta, altresì, che la UOC di Ortopedia è operativa H24 con 30 posti letto di ricovero, con l’aggiunta di 2 unità reperibili per le urgenze nelle ore notturne. Si fa inoltre presente, che le risorse umane utilizzate debbono far fronte a tutte le necessità ortopediche afferenti a tutta la provincia di Reggio Calabria

Le precisazioni sono relative al fatto che mentre la notizia fa clamore, com’è giusto, mesi di lavoro, molto spesso silenzioso, hanno determinato un cambiamento strutturale all’interno dell’ospedale.

Questo lascia parecchia amarezza sul momento, ma non riduce, anzi aumenta, la determinazione a proseguire il lavoro intrapreso. Il miglioramento degli ultimi tre anni è sotto gli occhi di tutti, degenti ed operatori. I numeri, che sono più testardi delle opinioni e degli scoop di un giorno, certificano la situazione e quanto fatto da questa Direzione negli ultimi tre anni.

Dal 2015 l’Ospedale di Reggio Calabria ha prodotto solidi fatti, di cui si elencano i più significativi:

 l’aumento dei ricoveri e della loro complessità;

 l’avvio delle attività della P.E.T., prima pubblica della Calabria, che eroga circa 1500 prestazioni

all’anno;

 l’avvio e la messa a regime della Cardiochirurgia che ha già superato i 600 interventi in poco

più di 18 mesi con tassi di mortalità tra i più bassi d’Italia;

 l’attivazione della Chirurgia Toracica, chiusa da molti anni;

 l’attivazione della chirurgia robotica, unica in Calabria, per le attività di chirurgia mini invasiva e

di precisione in urologia, ginecologia e chirurgia generale;

 il ripristino della gestione ordinaria per 21 U.O.C. sanitarie, prima affidate provvisoriamente

mediante incarichi di sostituzione, insomma mancavano i “primari” in quasi tutti i “reparti”;

 l’incremento delle attività del punto nascita aziendale a seguito della chiusura di quelli prima

attivi in tutta la provincia. I parti eseguiti sono passati da 1.946 nel 2015 a 2.133 nel 2016 a

2.322 nel 2017 ad una proiezione di 2.600 del 2018;

 sono stati assunti oltre 120 operatori socio sanitari, i primi della storia dell’Azienda, per il

supporto alla cura dei pazienti;

 il completamento della seconda fase del nuovo presidio “Morelli” (i cui lavori saranno

completati per il primo corpo di fabbrica entro quest’anno e per il secondo entro l’anno

prossimo) che avrà una finalizzazione volta alla creazione di un polo regionale per la diagnosi e

la cura delle patologie onco – ematologiche una delle aree sanitarie in cui l’ospedale registra

delle vere eccellenze nazionali;

 la partecipazione al programma di investimento dell’INAIL per le opere di pubblica utilità sociale aggiudicato da questa Direzione Strategica per la realizzazione del nuovo grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria, un investimento di 180 milioni di euro, nonché l’avvio ed il completamento in tempi ristretti di tutte le procedure propedeutiche alla progettazione ed alla esecuzione dell’opera.

 

 

Dott. Frank Benedetto

D.G. Ospedale Bianchi-Melacrinò-Morelli di Reggio Calabria

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