Mar. Gen 26th, 2021

Le motivazioni con le quali la Cassazione ha condannato l’ex governatore per il buco nelle casse di Reggio Calabria. «La dirigente portava avanti la linea politica» perseguita dall’ex sindaco. Considerato ispiratore e complice dei falsi

Non solo un ispiratore, ma un complice. Già naufragato nei primi due gradi di giudizio, il tentativo dell’ex sindaco Giuseppe Scopelliti di scaricare la responsabilità dei crateri di bilancio che hanno affossato Reggio Calabria sulle spalle dell’ex dirigente Orsola Fallara e dei revisori dei conti, naufraga anche in Cassazione. Per la Suprema Corte, che ha di fatto confermato le precedenti pronunce spedendo l’ex sindaco dietro le sbarre per 4 anni e 6 mesi, Scopelliti non è semplicemente «ideatore ed ispiratore dei delitti a lui ascritti in concorso con la Fallara», ma con lei ha agito «in sinergia costante».

ISPIRATORE E COMPLICE MATERIALE Traduzione, l’ex sindaco e la sua ex fedelissima dirigente, morta in seguito ad un mai chiarito suicidio, insieme hanno utilizzato le casse comunali come un bancomat, per poi tentare di coprire i buchi con complessi raggiri contabili. «Basti pensare – sottolinea la Corte – alla descritta vicenda dei finanziamenti agli enti religiosi ed al concreto sostegno prestato alla Fallara, anche in vicende da cui palese emergeva l’illegalità della condotta della predetta, tutelata al punto da accettare le dimissioni dell’assessore Veneziano, che era entrato in aperto conflitto con la dirigente». E poi – aggiungono gli ermellini – lo stesso Scopelliti «non è stato in grado di spiegare perché non avesse subito rimosso la Fallara, pur essendo a conoscenza delle alterazioni del bilancio da questa commesse».

LE RICOMPENSE A SPESE DELL’ENTE Dunque, per la Corte Scopelliti non era semplicemente l’ispiratore di falsi e forzature che Fallara metteva in pratica, ma «pur essendo assolutamente a conoscenza delle condizioni di dissesto economico del comune da lui rappresentato» ha tutelato «senza riserve né remore» Fallara, «addirittura ricompensandola, attraverso illegittime prebende, per l’attività illegale dalla medesima svolta». Il riferimento è agli indebiti compensi che la dirigente generosamente e illecitamente si elargiva per aver rappresentato l’Ente in vari contenziosi, con la benedizione dell’allora sindaco. È per questo spiega la Cassazione, a Scopelliti non può essere contestata una condotta di semplice «ideazione e concorso morale», tanto meno può essere «un extraneus» rispetto agli emolumenti che la sua dirigente per lungo tempo si è liquidata.

CONSAPEVOLE INGIUSTO VANTAGGIO È stato lui – ricordano i giudici – a sottoscrivere «consapevolmente» le delibere di incarico in favore della dirigente, «in spregio alle norme di legge ed in violazione delle regole e dei criteri adottati dall’ente per la difesa in giudizio», dimostrando «la volontà di procurare intenzionalmente» un ingiusto vantaggio patrimoniale «al destinatario dell’atto stesso». Per gli ermellini quelle generose quanto illecite autoliquidazioni erano una sorta di “ricompensa” per falsi e illeciti che hanno movente eminentemente politico, come evidenziato già nel primo e nel secondo grado di giudizio.

MOVENTE POLITICO Fallara – si leggeva nella motivazioni della sentenza di prima istanza – era «lo schermo dietro il quale agiva il sindaco Scopelliti che aveva voluto fortemente la stessa quale dirigente di un settore strategico dandole la possibilità di portare avanti, nel dissenso di buona parte dell’amministrazione, la linea politica da lui perseguita». Per la Corte d’Appello invece «la serie di falsi ideologici, di irregolarità, di funzionali occultamenti della reale situazione di difficoltà dell’Ente erano commessi al fine di mantenere il consenso e lo status quo». E non si discosta la Cassazione, che sottolinea «il disegno, da parte del sindaco, di mantenere la sua linea politica ed il consenso a ciò funzionale appare un elemento (…) illuminante ai fini della ricostruzione storica e della sintesi logica della complessa vicenda nelle sue molteplici articolazioni amministrative ed istituzionali».

«BASTAVA MINIMA CURA DELLA RES PUBBLICA» Tutti elementi che inducono la Corte ad un giudizio durissimo nei confronti di Scopelliti. «Una minima cura ed attenzione nella gestione della res publica – si legge nelle motivazioni – avrebbe dovuto indurre lo Scopelliti ad assumere decisioni affatto diverse da quelle adottate, con conseguente risparmio per le finanze pubbliche». Ma soprattutto, evidenziano i giudici, sono fondate e provate tutte le contestazioni mosse all’ex sindaco, e tutte sono riferibili a condotte «messe in atto in spregio di norme e principi giuridici basilari, costituiscono chiari sintomi di grave noncuranza e di palese deviazione dai doveri della funzione pubblica esercitata dall’imputato».

(fonte corriere della calabria)

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