Dom. Gen 24th, 2021

La relazione della magistratura contabile evidenzia luci e ombre nella gestione degli enti di tutela ambientale di Aspromonte, Pollino e Sila. Per quest’ultimo si sollecita la fine del commissariamento

Luci e ombre nella gestione dei tre Parchi nazionali esistenti in Calabria: li evidenzia la Corte dei Conti, che ha pubblicato il report sull’attività dei 23 Parchi nazionali italiani nel triennio 2014-2016, illustrandone punti di forza e di debolezza. Sotto la lente della magistratura contabile – sezione di controllo degli enti – anche i Parchi d’Aspromonte, del Pollino e della Sila, del quale la Corte dei Conti auspica la fine della fase commissariale.

 

PARCO D’ASPROMONTE Secondo la magistratura contabile non mancano criticità nella gestione del Parco d’Aspromonte con riferimento agli anni 2014-2015-2016. «Tutti i rendiconti sono stati approvati oltre il termine del 30 aprile previsto dalla normativa vigente», scrive la Corte dei Conti, secondo cui inoltre «la gestione finanziaria dell’esercizio 2016 registra un disavanzo pari a 1.966.630 euro che migliora del 31,8% il dato del 2015 (-2.885.232 euro), quest’ultimo invece peggiorativo in misura considerevole (oltre tre volte) del risultato dell’esercizio precedente (-858.495 euro)». Per quanto riguarda il personale – è scritto nella relazione – «l’ammontare degli oneri presenta una crescita contenuta nel 2014 (+0,7%), e più elevata (35,5%) nel 2015, passando da 925.008 euro a 1.254.006 euro mentre nel 2016 a 465.272 registra una lieve riduzione pari al 3,%, portandosi a 1.207.558 euro. Nel dettaglio, la voce «stipendi e assegni fissi del personale di ruolo» mostra un andamento di contenuta crescita nel periodo 2014-2016 (403.355 nel 2014, 412.543 euro nel 2015 e 421.462 euro nel 2016). Per il personale a tempo determinato (il direttore), gli impegni ammontano nel 2014 a 100.000 euro (8,20 per cento), nel 2015, a 94.856 euro (-5,14 per cento) e nel 2016 si assestano a 85.868 euro (-9,48 per cento). Le spese per il personale stabilizzato ex Lsu-Lpu registrano nel 2015 un notevole incremento ed ammontano a complessivi 513.594 euro, per poi attestarsi nel 2016». E ancora, al Parco d’Aspromonte – prosegue la Corte dei Conti – «le risultanze finali degli esercizi in esame evidenziano un avanzo di amministrazione che diminuisce progressivamente nel corso dei tre esercizi passando da 8.188.992 euro nel 2014, a 6.147.919 nel 2015 per assestarsi a 3.413.451 euro nel 2016. La gestione economica chiude nei tre esercizi in esame sempre in disavanzo, sia pure con un andamento oscillante; nel 2014 è pari a 1.153.058 euro, si riduce sensibilmente nel 2015, peggiora in misura esponenziale nel 2016, assestandosi a 570.491 euro». Per quanto concerne lo stato patrimoniale del Parco d’Aspromonte , secondo i giudici contabili «nel 2015 il patrimonio netto ammonta a 11.238.512 con un incremento del solo 0,3% rispetto al 2014, il cui valore è pari a 11.269.487 euro; nel 2016 diminuisce del 5,1% rispetto al 2015 attestandosi a 10.668.021 euro; tutte le variazioni scaturiscono esclusivamente dai risultati economici di esercizio».

PARCO DEL POLLINO In chiaroscuro anche il quadro del Parco del Pollino. Scrive la Corte dei Conti: «A distanza di oltre venti anni dall’entrata in vigore della legge quadro le procedure per l’adozione definitiva del Piano per il parco e degli altri strumenti di programmazione ad esso collegati non si sono ancora concluse». E ancora «nel triennio in esame il risultato finanziario risulta sempre negativo; dal modesto disavanzo del 2014 (-2.633 euro) si passa a disavanzi più elevati nel 2015 (-388.741 euro) e nel 2016 (-283.209 euro)». Bene l’andamento delle spese correnti, che nel 2014-2015 e 2016 «registrano – rileva la magistratura contabile – una costante decrescita. Gli aggregati di spesa percentualmente più rilevanti sono l’acquisto di beni di consumo e servizi le prestazioni istituzionali e gli oneri per il personale», e poi «l’avanzo di amministrazione nel triennio registra modeste variazioni e ammonta a 5,4 milioni nel 2014, a 5,7 milioni nel 2015 ed a 5,8 milioni nel 2016». Ma – spiega la Corte dei Conti – «le risultanze complessive del conto economico registrano, nel triennio in esame, un crescente disavanzo, che nel 2016 si attesta a -682.873 euro. Esso deriva al deficit sia della gestione caratteristica, che, dopo la contrazione del 2014, aumenta poi in misura esponenziale, passando pertanto dall’esiguo importo di 3.181 euro del 2014 a quello di 386.185 euro del 2016, che della gestione straordinaria (-101.470 nel 2014, -20.691 nel 2015, – 296.688 nel 2016. Nei tre esercizi in oggetto il patrimonio netto dell’Ente, registra, per effetto dei risultati economici di esercizio, una progressiva contrazione fino ad attestarsi a euro 15.295.452 nel 2016».

PARCO DELLA SILA I riflettori della Corte dei Conti infine si posano sul Parco della Sila. E si parte subito con una bacchettata: «Con riferimento all’assetto degli organi statutari – rimarca la magistratura contabile – con Dm 245 dell’8 ottobre 2014 il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha nominato per sei mesi un commissario straordinario affidando l’incarico all’ex presidente; con successivi decreti sono state disposte reiterate proroghe, fino all’ultima (Dm 301/2017), con scadenza 23 maggio 2018. Il Ministero vigilante – sostiene la Corte dei Conti – ha reso noto che non è stata ancora raggiunta l’intesa con la Regione per la nomina. Anche il Consiglio direttivo, ricostituito nell’ottobre 2011, è poi cessato nell’ottobre 2014 quando è iniziata la gestione commissariale. Questa Corte ritiene che il notevole protrarsi, ormai da oltre tre anni, della gestione commissariale, istituto per sua natura transitorio, incida negativamente sull’efficienza gestionale e sulla capacità programmatoria dell’ente e ravvisa quindi l’esigenza di una definizione in tempi rapidi della procedura di nomina degli organi statutari». Sul piano contabile, secondo la Corte, «il rendiconto finanziario evidenzia, nel 2014, un avanzo pari a 182.131 euro, che inverte il risultato negativo registrato nell’esercizio precedente, invece sia il 2015 che il 2016 chiudono con un disavanzo (rispettivamente -360.435 euro e -282.998 euro), sia pure nell’ultimo esercizio di riferimento in miglioramento del 21,%. Questi disavanzi sono determinati sia dalla gestione corrente (-104.942 euro nel 2015 e -3.829 euro nel 2016) che da quella in c/capitale (-255.493 euro nel 2015 e -279.169 euro nel 2016) anche se quello della gestione corrente quasi si azzera (- 96,4 per cento)». Il Parco della Sila – specificano poi i giudici contabili – «dipende per la parte corrente quasi totalmente dai trasferimenti statali che rappresentano nei tre esercizi sempre più del 90% del totale delle entrate correnti (precisamente, 98% nel 2014, 99,4% nel 2015 e 90,4% 2016)». Inoltre – osserva la Corte dei Conti – «il risultato della gestione caratteristica risulta positivo soltanto nel 2014 (273.339 euro) mentre diventa negativo sia nel 2015 (-191.835 euro) che nel 2016 (-77.527 euro). I disavanzi scaturiscono soprattutto dall’aumento notevole dei costi della produzione (+16,65 nel 2015 e +1,72% nel 2016)». Infine il patrimonio netto del Parco della Sila «per effetto dei risultati economici di esercizio passa da 11.329.381 euro nel 2014 a 11.376.708 euro nel 2015, per assestarsi sul valore di 11.580.027 euro nel 2016».

(fonte corriere della calabria)

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