Mer. Gen 20th, 2021

Monsignor Oliva si rivolge ai sacerdoti in un’ottica di tutela del patrimonio culturale. Chiesto di affidare al museo diocesano gli oggetti in cassaforte o non al sicuro.

L’episcopato di monsignor Francesco Oliva è destinato a passare alla storia della Diocesi di Locri-Gerace per la grande azione pastorale relativa alla tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio storico culturale ecclesiastico della chiesa locrese. In quattro anni di ministero il presule ha promosso tante iniziative volte al recupero dell’immenso patrimonio artistico ed architettonico diocesano attraverso
eventi e manifestazioni culturali oltre al concreto recupero dei beni attraverso il loro restauro. Non ultima l’iniziativa “Un’estate tra Arte e Fede nella diocesi di Locri Gerace”, giunta ormai alla sua terza edizione, diventata oramai punto di riferimento non solo in Calabria ma anche in ambito nazionale. È di ieri intanto l’ennesima proposta che è quella di chiedere ai sacerdoti e parroci della diocesi, nonché alle confraternite, in occasione della riapertura del museo diocesano nei locali storici della cittadella vescovile di Gerace – che avverrà domenica
prossima alle ore 17 e 30 -, a voler depositare presso il museo stesso gli oggetti sacri in considerazione che “che molte chiese della nostra Diocesi non possono garantire la sicurezza della custodia dei beni o per lo meno non possono garantire la fruizione dei medesimi perché conservati in casseforti, o comunque non esposti al pubblico”. Nella lunga e accorata nota rivolta ai parroci “responsabili della custodia di tale patrimonio” il Pastore diocesano richiama “l’Intesa relativa alla tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche sottoscritta tra Stato e Chiesa all’art. 2, che, oltre a presentare le disposizioni in materia di inventariazione
e catalogazione dei beni culturali mobili e immobili, al Comma 4, prevede che «qualora il mantenimento in situ dei beni non ne garantisca la sicurezza o non ne assicuri la conservazione, il soprintendente, previo accordo con i competenti organi ecclesiastici, ne può disporre il deposito in musei ecclesiastici, se muniti di idonei impianti di sicurezza, o in musei pubblici»”. In tale operazione di tutela il vescovo tiene a
precisare che sarà comunque “mantenuta la proprietà della Parrocchia o dell’ente di appartenenza, che potranno essere ritirati in qualsiasi momento (per esempio in ricorrenza delle festività o di celebrazioni particolari) previo avviso da inoltrare alla direzione del Museo, che provvederà alla consegna immediata del bene seguendo la normativa vigente in materia di tutela”. “Questo ci pone nella continuità della scelta fatta dalla Chiesa Diocesana e dai miei predecessori – precisa monsignor Oliva – poiché attualmente all’interno del museo si trovano
esposti oggetti sacri provenienti dalla sola città di Gerace per cui, di diocesano ha soltanto il titolo”. Quindi valorizzare al massimo
il Museo Diocesano “perché possa veramente rappresentare un luogo degno di conservazione dei beni degli enti ecclesiastici presenti in diocesi”. Quindi l’appello finale per vincere resistenze ed eventuali perplessità in loco rivolto sempre ai presbiteri. “Saprete farvi interpreti presso le Comunità Parrocchiali di questa esigenza – chiosa il Vescovo – che non vuole togliere nulla alle parrocchie ma solo mettere in sicurezza tale patrimonio” con la precisazione che “la Diocesi avrà così, la possibilità di monitorare, manutenere e se necessario, restaurare gli oggetti custoditi presso il museo, svolgere cioè un grande servizio a vantaggio delle Parrocchie è delle confraternite che sentono forte il loro senso di appartenenza alla chiesa diocesana”.

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