Lun. Mar 8th, 2021

Oltre 250 anni di carcere contro i presunti rampolli della ‘ndrangheta che teneva sotto scacco la movida reggina. Tanto hanno chiesto i pubblici ministeri del processo “Eracle” contro gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Gli indagati sono accusati di reati che vanno dall’associazione di tipo mafioso, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, estorsione, rapina, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, intestazione fittizia di beni, maltrattamento di animali, con l’aggravante del metodo mafioso. L’indagine “Eracle”, curata da Polizia e Carabinieri, permise alla Dda di Reggio Calabria poco prima dell’estate 2017 di mettere le manette ai polsi delle nuove leve dei clan. L’indagine scaturì dalla volontà degli inquirenti di contrastare la serie di reiterate aggressioni, risse ed intimidazioni che hanno funestato le recenti estati reggine, turbando la serena e la libera frequentazione serale dei locali d’intrattenimento. L’attività d’indagine, coordinata dai pm Stefano Musolino, Walter Ignazitto, Sara Amerio e Giovanni Gullo, avrebbe consentito di accertare come esponenti di primo piano della cosca Condello avessero assunto la gestione monopolistica dei servizi di “Buttafuori”. L’attività d’indagine consentiva, inoltre, di acclarare il ruolo di interlocutore privilegiato che i fratelli Morelli avevano assunto nel contesto delinquenziale reggino.

ALESSANDRA BEVILACQUA|redazione@telemia.it

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