Racket e usura, iniezione di fiducia da parte dello Stato

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Incontro in Prefettura a Catanzaro con il Commissario straordinario del governo per le iniziative antiracket e antiusura. 
Cuttaia: «Diamo sostegno economico alla persona che ha visto compromessa la sua attività». Tutti i dati in Calabria

Si denuncia più il racket che l’usura. Questo il primo dato che salta agli occhi leggendo le elargizioni del fondo per le vittime di usura ed estorsione del 2017. I fondi destinati a coloro hanno denunciato il racket ammontano, infatti, a 3 milioni 258 mila euro mentre quelli elargiti a coloro che hanno denunciato gli usurai ammontano a 1.720.055,47. Una cifra nettamente inferiore. Un dato che il prefetto di Catanzaro, Francesca Ferrandino, definisce «preoccupante». La mission è quella di creare una fiducia sempre maggiore tra i cittadini vessati da racket e usura e lo Stato. È questo il messaggio lanciato al termine degli incontri tenuti in Prefettura a Catanzaro giovedì con il commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, prefetto Domenico Cuttaia che in mattinata ha incontrato le associazioni antiracket, le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali e nel pomeriggio si è riunito con i rappresentanti di forze dell’ordine e magistratura sul territorio di Catanzaro. Una riunione che ha visto partecipi, oltre a Cuttaia e al Prefetto Ferrandino, il procuratore aggiunto di Catanzaro, Vincenzo Capomolla, Il Questore Amalia di Ruocco, il comandante provinciale della Guardia di finanza, Davide Rametta, il comandante provinciale dei Carabinieri Marco Pecci, e il capo centro della Direzione investigativa antimafia, Antonio Turi.

 


IL COMITATO DI SOLIDARIETA’ «La situazione del racket e dell’usura in Calabria come in altre regioni non solo meridionali – ha detto Cuttaia – ha un duplice aspetto: un aspetto esteriore, come si presenta attraverso i dati e un aspetto meno evidente e, temo, maggiormente vicino alla realtà. Quindi se noi facciamo il conto delle denunce sembra che il fenomeno sia poco presente se noi invece facciamo il conto, attraverso anche le operazioni di polizia, allora ci rendiamo conto, invece, che sia il racket che l’usura sono abbondantemente presenti e pongono una seria ipoteca sullo sviluppo economico e sociale dell’intero territorio». Il 2008, ha ricordato Cuttaia, è stato l’anno dei martiri della criminalità, quello in cui ci sono state più vittime del fenomeno racket e usura. Dal 2008 ad oggi sono stati elargiti 250 milioni dal fondo, grazie al lavoro del Comitato di solidarietà vittime dell’estorsione e dell’usura che ha ha il compito di esaminare e deliberare sulle istanze di accesso ai benefici del Fondo di solidarietà. Proprio oggi il commissario straordinario Cuttaia ha presieduto una seduta del Comitato, alla presenza del Nucleo di valutazione. Sono state individuate sette nuove persone, tra le quali alcune sono calabresi, che hanno denunciato i propri estorsori e usurai, e che beneficeranno delle risorse del fondo per dare ossigeno alle proprie attività. Dal 2008 ad oggi, dunque sono 1.584 le vittime riconosciute dal Comitato che hanno avuto diritto di accesso al fondo. Il Comitato è composto da un rappresentante del ministero per lo Sviluppo economico e uno del ministero dell’Economia e delle finanze, tre membri designati dal Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) ogni due anni in modo da assicurare la presenza, a rotazione, delle diverse categorie economiche, tre membri delle associazioni antiracket e antiusura, anch’essi in carica per due anni, un rappresentante della Consap (Concessionaria dei servizi assicurativi pubblici) senza diritto di voto.

IL SOSTEGNO E IL CONTRASTO «Le vittime possono presentare, dopo la denuncia, un istanza in Prefettura – ha spiegato Cuttaia –. Non aspettiamo una sentenza, diamo sostegno alla persona che ha visto compromessa l’attività economica». Allo stesso tempo, però, le vittime acquiescenti col silenzio agevolano la criminalità organizzata. Nei loro confronti è necessario che lo Stato intervenga con severità, non si può lasciare com’è lo stato delle cose. A proposito di interventi severi è stato chiesto al Prefetto qual è lo scopo e il valore delle interdittive antimafia che numerose in questo periodo stanno colpendo aziende in odore di connivenza. «Le interdittive antimafia non sono armi di distruzione di massa – ha detto Ferrandino –. Hanno una notevole valenza educativa, non possono essere considerate meri certificati perché altrimenti avremmo svilito la ratio delle norme alla base delle certificazioni antimafia. Le interdittive antimafia non tendono a colpire un territorio, tendono a farlo crescere, perché se non c’è giustizia sociale un territorio non cresce. Le interdittive vanno viste sotto questo aspetto, e all’interno di un mosaico che si chiama sicurezza: la sicurezza non può essere affidata solo all’interdittiva antimafia, che è però un pezzo così come la denuncia di estorsione e usura o la buona gestione dei bei confiscati. Tutto questo contribuisce a creare un sistema di sicurezza di cui i cittadini si devono fidare, e però i cittadini a loro volta devono entrare nell’ordine di idee che sono parte dello Stato”.
“Il territorio lametino è l’espressione della nostra provincia: quando si scioglie un Comune per infiltrazioni mafiose è una ferita al territorio, ma è assolutamente necessario. La Prefettura è vicinissima ai commissari che stanno cercando di svolgere un lavoro importante e a un territorio che ha una maggiore necessità di sentire la presenza dello Stato, nelle componenti istituzionali, politiche, sociali, che insieme creano reti positive per disfare le reti negative».

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