Dom. Set 19th, 2021

Arriva in Commissione la seconda proposta di legge su uno dei temi caldi della politica. Il presidente della commissione di Vigilanza propone di salvare gli assegni degli ex consiglieri. Il collega vorrebbe cancellarli applicando il metodo contributivo

Le proposte di legge sul trattamento pensionistico dei consiglieri comunali adesso sono due. E sono molto diverse, almeno stando al loro “atteggiamento” nei confronti dei vitalizi per gli ex consiglieri regionali. La più recente – la firma Ennio Morrone del gruppo di Forza Italia in consiglio regionale – salva i (vecchi) vecchi vitalizi. La prima – presentata dall’esponente dei Democratici progressisti Giuseppe Giudiceandrea – introduce retroattivamente il metodo contributivo: come accaduto di recente per i deputati “pensionati” dalla Camera, anche gli ex consiglieri regionali avrebbero un vitalizio calcolato sulla base dei contributi versati. 
La proposta di Morrone, presidente della Commissione speciale Vigilanza, si compone di 11 articoli e ha l’obiettivo – si legge nella relazione illustrativa – di «introdurre per i consiglieri regionali il sistema previdenziale di tipo contributivo considerato che, a oggi, la Regione Calabria è caratterizzata da un vuoto normativo causato dalla mancata previsione di questo metodo». Su questo non c’è distanza tra Morrone e Giudiceandrea. Ma il consigliere regionale forzista prevede, a differenza del collega di centrosinistra, che «i diritti precedentemente acquisiti si intendono salvi, atteso che una previsione peggiorativa con effetto retroattivo farebbe sorgere evidenti profili di incostituzionalità, in virtù del mancato rispetto dei principi di uguaglianza, proporzionalità e ragionevolezza».
L’articolo 2 dispone che «il consigliere regionale, nel corso del mandato istituzionale, deve versare i contributi previdenziali, trattenuti d’ufficio, sull’emolumento previsto dalla legge vigente, al fine di determinare il proprio trattamento previdenziale». Inoltre – prosegue la relazione illustrativa – “recependo in toto la disciplina prevista in materia dai regolamenti delle due Camere”, la proposta di legge “oltre a introdurre il nuovo sistema di calcolo contributivo indica il requisiti anagrafico che permette al consigliere regionale di accedere al trattamento previdenziale” (65 anni a seguito dell’esercizio effettivo del mandato per almeno 5 anni, anche se non espletato nella stessa legislatura). 
Ulteriori previsioni – è scritto ancora nella relazione illustrativa – sono «il riconoscimento in favore del consigliere regionale dell’assegno di fine mandato a titolo di indennità di reinserimento e l’applicazione della proposta di legge anche ai componenti della giunta regionale, inclusi quelli che non rivestono la carica di consiglieri regionali». Questa quota, la cosiddetta «indennità di reinserimento», corrisponde – nelle intenzioni di Morrone – «all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità percepità, calcolato sulla base di ogni anno di mandato effettivo o frazione non inferiore a sei mesi».
Infine, la proposta di legge Morrone prevede la sospensione del trattamento previdenziale per il consigliere regionale che abbia riportato una condanna definitiva per reati gravi come quelli di mafia, terrorismo o reati contro la pubblica amministrazione. Il testo di legge è stato assegnato alla prima Commissione “Affari generali e istituzionali” del Consiglio regionale per l’esame di merito, e alla seconda Commissione “Bilancio” per il parere finanziario.

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