Gio. Gen 21st, 2021

Il modo di operare è sempre lo stesso. Entrano in casa mentre questa è disabitata e arraffano il possibile. Ma se vengonosorpresi dai proprietari non esitano a colpirli con violenza per arraffare il bottino e poi fuggire con auto di grossa cilindrata, con targhe straniere, addirittura modificate per essere più potenti e attrezzate per giunta con sirene e bitonali.

Una banda di serbi che ha “terrorizzato” diverse zone della Calabria, in particolare tra il cosentino e catanzarese, e su cui i carabinieri stanno indagando da tempo, avendo attivato anche una task force di investigatori dedicata al caso.

Oggi una svolta nelle indagini. I militari di Corigliano Calabro hanno infatti sottoposto a fermo una persona per rapina impropria.

Si tratta di un 24enne di Napoli di origini serbe, Elvis Radosavljevic, che risiede nel campo nomadi di Secondigliano, nel capoluogo campano, e con precedenti per reati contro il patrimonio e la persona.

Secondo gli investigatori farebbe parte della banda e avendo acquisito elementi che lo inchioderebbero, oltre ad un sostanziale pericolo che potesse fuggire, d’intesa con il Sostituto Procuratore di Castrovillari, Luca Primicerioe con il Procuratore Eugenio Facciolla, lo hanno bloccato e portato nella Casa Circondariale di Castrovillari. Ieri mattina il fermo è stato poi convalidato dal Gip, che ha confermato a suo carico la misura carceraria.

LE INDAGINI: IL COVO E LE AUTO “TRUCCATE”

La vicenda inizia il 5 luglio scorso, quando ad Albidona (nel cosentino) all’interno di un’abitazione aveva fatto irruzione proprio un gruppo di persone di origine slava, almeno quattro, che approfittando dell’assenza momentanea dei padroni di casa, aveva razziato gioielli e monili in oro.

All’improvviso però l’imprevisto: la titolare di casa insieme alla figlia rincasò e la banda venne colta in flagranza. Mentre due componenti scapparono verso l’autovettura – che era parcheggiata nei pressi dell’abitazione – gli altri due si accanirono sulle due donneafferrandole e colpendole per guadagnarsi la fuga ed assicurarsi il bottino.

I malviventi erano a volto scoperto ed indossavano solo dei guanti per non lasciare delle tracce, elemento che consentì alle vittime di vederli in viso e dunque eventualmente di riconoscerli.

Le indagini da parte della Stazione locale di Trebisacce, eseguite insieme al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Corigliano e alla Stazione di San Giorgio Albanese, si indirizzarono da subito verso la banda slava, sulle cui tracce, come dicevamo, gli investigatori stavano lavorando da tempo ritenendoli proprio gli autori di diversi episodi simili avvenuti in Calabria.

Grazie alle testimonianze e ad immagini, la squadra “speciale” dei carabinieri è così arrivata ad identificare due dei presunti rapinatori, risalendo anche al loro covo, individuato a Schiavonea, alla marina di Corigliano Calabro.

Così sono iniziati dei lunghi servizi di osservazione e di pedinamento, finché nella notte del 10 Luglio scorso, sul lungomare, hanno visto uno dei due uomini identificati come i presunti autori della rapina di Albidona e lo hanno appunto fermato.

Dopo una perquisizione l’uomo è stato trovato con passaporto serbo e alcuni cellulari che sono stati sequestrati. Inoltre è stata setacciata anche una officina della zona, che si ritiene sia stata utilizzata dalla banda per parcheggiare, lontano dagli occhi indiscreti, le auto utilizzate per i “colpi”.

Qui sono state trovate e sequestrate una Mazda 3 2.5 a benzina modificata e su cui era installato un sistema di sirene e bitonali; una Audi A4 anch’essa col motore modificato e con targhe straniere; una Fiat Bravo eduna Bmw Serie 5 3.0 turbo diesel, sulla quale era stato montato un altro sistema di sirene.

Trovati e sequestrati inoltre indumenti varicopricapipassamontagnaguanti e martelli da scasso che si ritiene siano stati utilizzati dalla banda per eseguire i colpi.

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