GRANDI CELEBRAZIONI IN ONORE DI SANT’EMIDIO AL SANTUARIO NOSTRA SIGNORA DELLO SCOGLIO

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Grandi celebrazioni, dal primo al 5 agosto, a Santa Domenica di Placanica, presso il Santuario Nostra Signora dello Scoglio, in onore di Sant’Emidio, vescovo e martire. Una devozione, verso questo meraviglioso santo, che si sta diffondendo sempre più, grazie, soprattutto, a Fratel Cosimo, il fondatore del santuario mariano noto in tutto il mondo, che nutre un amore incommensurabile nei confronti di Sant’Emidio. Dal primo agosto al tre, al santuario si è pregato con il triduo e la litania al santo, composti da Fratel Cosimo. Sabato 4 agosto, ha avuto luogo un incontro particolare di preghiera, presieduto da Sua Eccellenza il Vescovo, della diocesi di Locri – Gerace, con la processione della preziosa e magnifica statua del santo, custodita all’interno di una apposita cappella, realizzata per il santo, all’interno del santuario. Domenica 5 agosto, giorno della festa del santo, che venne martirizzato il 5 agosto del 303, nel Santuario è stata celebrata una messa dedicata a Sant’Emidio. Fratel Cosimo, durante l’evangelizzazione tenuta sabato, ha detto:

“Cari fratelli e sorelle, a voi tutti sia pace, misericordia e grazia nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. Richiamati ancora una volta dalla dolce e materna presenza della Vergine Santissima, Nostra Signora dello Scoglio, ci ritroviamo ai suoi piedi, nel suo Santuario, nonostante la difficoltà del caldo. Siamo qui, innanzitutto per rendere grazie a Dio, per averci donato la sua Santissima Madre, come guida sicura nel faticoso cammino di questa vita terrena. E’ Lei, la stella fulgida che guida i nostri passi sulla via della salvezza che è Gesù Cristo. Questa dunque è la sua missione materna che svolge con premura e sollecitudine fin quando non saremo giunti al sospirato porto del cielo. Ora, con questi sentimenti, ascoltiamo l’annuncio della buona Notizia del Vangelo secondo Giovanni c. 6 v. 34 – 35. Riporto tali versetti: “Allora gli dissero: Signore, dacci sempre questo pane. Gesù rispose loro: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”. Fratelli e sorelle, i versetti del Vangelo di Giovanni che abbiamo ora ascoltato, ci parlano di un pane di vita, un pane disceso dal cielo, e questo pane di vita è Gesù Cristo il Figlio del Dio vivente, venuto in questo mondo per salvare ciò che era perduto, e siccome tutti un tempo eravamo perduti, grazie a Gesù Cristo, pane di vita, noi tutti abbiamo ricevuto vita e vita in abbondanza ed eterna. “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete” disse Gesù. Egli con queste parole ci invita ad andare a Lui per soddisfare la fame e la sete dei nostri cuori, fame e sete di verità, di giustizia, di amore e di pace fra gli uomini. Il pane della vita, considerando bene le parole di Gesù, diversamente dal pane che nutre il corpo, è quello se vogliamo, che dà un cibo permanente, eterno alla nostra anima immortale, cioè all’anima che non muore mai. Teniamo semprepresente questo concetto: mentre il cibo materiale ha vita breve, il cibo spirituale dura per la vita eterna. Nello stesso capitolo del Vangelo di Giovanni al v. 27 vi leggiamo così: Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna. Cerchiamo dunque, e sempre, il vero pane che viene dal cielo che è Gesù Cristo, colui che rappresenta il dono di Dio per l’intera umanità. Miei cari fratelli e sorelle, oggi nel nostro Santuario mariano, come sapete, veneriamo la figura luminosa di un grande uomo di Dio di origine tedesca: S. Emidio vescovo e martire, nostro particolare protettore. La sua storia è molto ricca e affascinante di episodi e avvenimenti diversi, ma io cerco alla meglio possibile, anche se in minima parte, in base alle mie conoscenze, di tracciare un profilo biografico intorno alla vita apostolica di S. Emidio, per chi ancora non lo conoscesse. Il nostro caro S. Emidio è nato a Treviri, in Germania, nell’anno 273 da nobili genitori pagani. E’ ovvio che, essendo nato e cresciuto in un ambiente pagano, anch’Egli dovette ricevere dai suoi genitori un’educazione pagana e idolatra. La sua famiglia, comunque, aveva un grande sogno su di Lui. A 23 anni, pensate, fu consigliato dai suoi genitori di intraprendere la carriera militare e poi di unirsi anche in matrimonio. Ma ora viene il bello: per il giovane Emidio era giunto ormai il momento, possiamo dire, come l’apostolo S. Paolo, cioè Emidio aveva bisogno di redenzione e di salvezza, e perciò doveva incontrare nella sua vita pagana il Nazareno Gesù Cristo. Ed ecco che un bel giorno Emidio conversando con due ferventi cristiani ben istruiti nella scienza della fede, ebbe occasione di conoscere i principi fondamentali della dottrina evangelica, e vi trovò tanto interesse che espresse subito il desiderio di approfondire lo studio. Col massimo impegno studiò in profondità la dottrina cristiana, ricevette dunque il battesimo, e da quel giorno in avanti si dette alla predicazione. I suoi genitori non accettarono nel modo più assoluto questa sua scelta, e un giorno lo presero con le forze e lo condussero nel tempio di Giove, per costringerlo ad offrire un sacrificio al dio pagano. Ma il vero Dio aveva un grande disegno su di Lui, e sentite cosa è successo: proprio mentre lo costringevano a prostrarsi davanti al falso idolo, un improvviso terremoto mandò in frantumi l’altare e la statua del dio Giove, tra la meraviglia di tutti i presenti. Emidio uscito fuori dal tempio si inginocchiò e ringraziò Dio l’Onnipotente per aver manifestato la sua gloria al cospetto dei suoi nemici pagani. Dopo il miracoloso avvenimento, ritornato a casa, Emidio durante la notte udì la voce dell’Angelo del Signore che gli rivelava la volontà divina: “Fuggi, Emidio, lascia la tua città ed i tuoi parenti e vai in Italia. Là ti attende un eroico apostolato e dovrai combattere dure battaglie per la gloria della chiesa ed il bene delle anime”. Allora cosa fece Emidio? Insieme ad altri tre compagni di nome Euplo, Germano e Valentino, parte alla volta dell’Italia e raggiunse Milano e lì rimase per ben tre anni al servizio apostolico del S. vescovo Materno, il quale poi lo consacrò sacerdote. Le parole della sua predicazione, consentitemi di affermarlo pienamente, erano come una spada a doppio taglio, penetravano nei cuori induriti, illuminavano i dubbiosi, e convertivano i pagani. Intanto una mattina, insieme ai suoi tre compagni di viaggio, parte verso Roma, raggiunta la città eterna Emidio si presentò al Santo Pontefice Marcellino, e ottenuto il mandato si porta nei vari quartieri a predicare la Parola di vita. Il suo apostolato fu così coraggioso ed illuminato che il suo nome divenne presto popolare in tutta Roma. Durante la sua permanenza nella città di Roma, fu ospite a casa di un centurione romano, un certo Graziano, che aveva una figlia paralitica e sofferente di perdite di sangue. Al lamento manifestato dal padre S. Emidio rispose che la ragazza sarebbe guarita se si fosse battezzata. Quindi la ragazza decise subito di ricevere il battesimo e la guarigione fu immediata. Intantoil cielo apriva per Lui nuove vie, e un bel giorno il Santo Romano Pontefice Marcellino, comunicava ad Emidio la sua decisione di elevarlo alla dignità episcopale, cioè, di farlo vescovo, assegnandogli il governo della città di Ascoli Piceno. Divenuto ormai vescovo, la chiesa di Ascoli lo attendeva, e insieme ai suoi inseparabili compagni si avviò verso la meta da raggiungere; passò per l’Abbruzzo e raggiunse la città di Pitino, e ascoltate bene qui cosa è successo: nel cuore di questa città sorgeva un tempio dedicato a Giove, il cui idolo richiamava popolazioni da diverse parti. Quando il nostro Santo ebbe messo piede entro quelle mura, ed ebbe innalzata una fervida ed implorante preghiera al cielo, una potente scossa sismica mise in allarme tutta la popolazione. Nel tempio di Giove e dalla bocca delle statue degli dei pagani, il demonio timoroso nel potere divino dell’apostolo che arrivava, con urla infernali imprecava al nome di Emidio e preannunciava la fine del suo regno. Allora, il popolo impressionato dai prodigi che accompagnavano l’arrivo di Emidio, si raccolse nel tempio, dove il Santo vescovo, come Paolo di Tarso nell’Aeropago di Atene, annunziò il Dio ignoto, cioè, il vero Dio. La sua parola fece larga breccia nei cuori di quella gente, e numerose conversioni furono suscitate da altri nuovi prodigi. Il Santo lasciata la città di Pitino andò direttamente ad Ascoli e come entrò nella città si inginocchiò, baciò la terra e innalzò a Dio una fervida supplica per il popolo che ancora in parte brancolava nelle tenebre dell’errore. Proprio in quel momento un forte scotimento tellurico mise in allarme i cittadini. Permettetemi di aggiungere: un triste presagio, se vogliamo, per la sorte degli idoli. Sembrerebbe così strano che un terremoto avvenisse al sopraggiungere di quel giovane apostolo. La folla si domandava sbigottita: chi sarà mai costui? Fratelli e sorelle, l’apostolato del giovane e Santo vescovo Emidio fu talmente ampio che Egli convertì quasi tutto il Piceno a Gesù Cristo. Tanto fervore apostolico e tanta luce di prodigi vive tuttora nella storia e nei ricordi di quei paesi, dove il Santo vescovo lasciò le orme al suo passaggio. La sua missione ormai si avviava alla fine, quandoconvertì al cristianesimo anche Polisia, la figlia del prefetto di Ascoli di nomePolimio, il quale perseguitò Emidio e non esitò affatto a condannarlo al supplizio più tremendo. Un crudele carnefice dunque, dietro l’ordine del prefetto, prese in mano la scure e gli troncò il capo. Ma quando il colpo violento staccò al Santo martire il capo dal busto, la scena impressionante si illuminò di uno strepitoso prodigio. Emidio, raccolto da terra il capo mozzo e tenendolo nelle mani, si avviò lentamente, seguito dal popolo commosso e piangente, verso l’oratorio detto “delle grotte”, dove fu sepolto per parecchi anni. Era il 5 Agosto dell’anno 303. Avvenuta poi la traslazione, oggi il suo corpo glorioso riposa nella Cripta della Cattedrale di Ascoli Piceno. Nel concludere, miei cari fratelli e sorelle, S. Emidio ci dà l’esempio concreto di un’esistenza consumata nell’esercizio delle più alte virtù, e allo stesso tempo suggellata col più atroce martirio. Il nostro S. Emidio, dopo oltre sedici secoli dal suo martirio, parla ancora oggi alla coscienza di tutti, con immutato accento di carità cristiana, invitando al servizio operoso di quella fede che Egli testimoniò col proprio sangue. “Degnati o nostro insigne Patrono e Protettore, di continuare dal cielo ancora oggi come un tempo, ad elargire su tutti noi, tuoi devoti, anche se immeritevoli, la stessa protezione contro le spaventose convulsioni telluriche, e in particolare ti chiediamo di placare i terremoti spirituali e fisici di vario genere che oggi sovente succedono in tante famiglie, affinché vi possa regnare la comunione, l’amore e la pace”. Amen. Dio vi benedica e sia lodato Gesù Cristo.”

 

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