Sab. Mag 8th, 2021

Dopo l’inquietante episodio che ha riguardato il sostituto procuratore che indaga sui clan della Piana di Gioia Tauro, Gratteri ha chiesto un’informativa agli inquirenti reggini. Nel corso di un’udienza il magistrato ha avuto un pesantissimo scontro con don Mommo Molè

«Siamo stati qui, nella tua casa». È questo il messaggio minaccioso che potrebbe leggersi tra le righe dell’incursione fatta a casa del sostituto procuratore distrettuale di Reggio Calabria Roberto Di Palma. Sulla vicenda ha aperto un fascicolo la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, che sulla vicenda ha chiesto un’informativa agli investigatori reggini. Il fascicolo è stato assegnato al procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla ed è stato aperto sulla base dell’articolo 11 che contempla le competenze per i procedimenti riguardanti i magistrati, anche quando questi sono persone offese. 
Dopo l’intrusione in casa di Di Palma – nel corso della quale ignoti sono entrati senza toccare nulla, neanche oggetti di valore – il procuratore capo di Catanzaro ha ritenuto importante muoversi tempestivamente per approfondire le ragioni di un gesto che non si esclude possa tradursi in un messaggio inquietante.
Roberto Di Palma è responsabile di una delle aree più calde della provincia di Reggio, la Piana di Gioia Tauro, e di recente è stato applicato a Reggio Calabria per seguire delicate inchieste. Inoltre quest’anno nel corso di un’udienza del processo “Mediterraneo” a Palmi, il magistrato ha avuto un pesantissimo scontro con don Mommo Molè, ritenuto il boss del clan della Piana di Gioia Tauro. Ma Di Palma negli anni passati ha contrastato famiglie di ‘ndrangheta di un certa caratura come i Piromalli, i Molè, i Pesce, i Bellocco. Nelle sue inchieste emerge spesso l’infiltrazione della criminalità nella cosa pubblica. In una intervista ad Avvenire lo dichiara lo stesso pm: «In alcuni procedimenti abbiamo ricostruito il caso della famiglia Piromalli che era riuscita ad avvicinare un esponente politico milanese, offrendogli garanzie sulla capacità del clan di fargli ottenere voti in Calabria e in Sicilia, attraverso Cosa nostra. L’alleanza criminale non solo esiste, ma è forte, e vede i calabresi in una posizione avanzata».

 
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