Sab. Mag 15th, 2021

Lunedì a Milano i funerali dei bambini travolti da un treno a Brancaleone. Il parroco: «Il piccolo si è sacrificato per amore». La rabbia dello zio per i sottopassi «bassi e insalubri. Non li hanno puliti neanche dopo la tragedia»

«Lorenzo era bellissimo, biondo e con grande sorriso. E amava così tanto Gilla, la sua sorellina. Più crescevano e più diventava protettivo nei suoi confronti. Un amore così grande che si è manifestato proprio nel suo tentativo di salvarla. Ce l’aveva fatta, l’aveva presa per mano ed erano usciti dai binari, ma il treno li ha risucchiati. E ora noi non abbiamo più lacrime, possiamo solo pregare per Simona». Pietro Clementi, zio di Gilla e Lorenzo Pipolo, i bimbi di sei e 12 anni di Albairate morti dopo essere stati travolti da un treno a Brancaleone, parla con il Corriere della Sera. E ricorda i bambini e quella famiglia spezzata dalla tragedia
Ieri mattina, nella parrocchia di San Protaso, nel quartiere di Baggio, sono stati celebrati i funerali dei piccoli, mentre le condizioni della mamma, Simona Dell’Acqua, «sono leggermente migliorate», come fanno sapere dagli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, anche se la donna resta in coma farmacologico e la prognosi è riservata. «Lorenzo aveva una vera passione per il calcio e i videogame – ricorda ancora lo zio Pietro -. Gilla era vivacissima e sensibile ai rumori. Forse ha avvertito il suono del treno e questo l’ha spaventata, è sfuggita ed è tornata indietro e Lorenzo e Simona hanno cercato di salvarla. E vuole sapere ciò che ci indigna? Il fatto che i sottopassi dove si dovrebbe passare sono bassi e insalubri, pieni di immondizia e sporcizia, per questo molti non li usano. E sbagliano, certamente, però anche dopo questa tragedia nessuno ha pensato a pulirli». Lorenzo invece è stato «un eroe consapevole del pericolo cui andava incontro e non ha esitato per un istante a salvare sua sorella.
Nell’omelia il parroco, don Paolo Zago, ha citato le parole di Papa Francesco: «Il nostro Dio è anche il Dio dei silenzi e ci sono silenzi di Dio che non si possono spiegare» e poi ha paragonato Lorenzo a San Massimiliano Kolbe, sacerdote polacco internato a Auschwitz, che offrì la sua vita per salvare un padre di famiglia condannato a morte. «La logica è la stessa: sacrificarsi per amore» ha sottolineato don Paolo in un passaggio dell’omelia riportato dall’edizione milanese del quotidiano.

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