Riace resiste: «No alla condanna a morte del modello Lucano»

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Conferenza stampa di Oliverio con il sindaco: il governatore sollecita Salvini a scendere nella Locride. Mobilitazione per sbloccare la fiction Rai. E Padre Zanotelli si rivolge alla Chiesa

C’è la “resistenza”, a Riace. Una resistenza dai mille colori, dai mille suoni e dalle mille voci che si uniscono in un grido di dolore: «Il modello Riace non può e non deve morire». È questo il “mantra” che sta caratterizzando queste giornate di sciopero della fame di Mimmo Lucano, che protesta contro ministero dell’Interno e Prefettura di Reggio Calabria accusandoli di aver chiuso i rubinetti dei fondi per l’integrazione dei migranti, cioè della “salvezza” di questo borgo nel cuore della tormentata Locride.

 

«NO ALLA CONDANNA A MORTE DI RIACE» È anche il “mantra” del governatore Mario Oliverio, che ha convocato a Riace una conferenza stampa ad hoc per irrobustire la “trincea” di questo avamposto dell’accoglienza degli ultimi, famoso su scala planetaria ma chiaramente poco gradito a livello nazionale nel nuovo corso turbo-leghista avviato dal ministro Salvini, che qui visto è come il “nemico pubblico” numero 1. I toni di Oliverio, e poi quelli di Lucano, sono piuttosto alti, perché effettivamente bisogna far rumore, e non mancano i momenti di grande tenerezza e commozione, come il bambino – uno dei 10 neonati dall’inizio dell’anno – in braccio alla madre camerunense che piange perché oggi vede a fortissimo rischio la sua nuova casa e la sua nuova vita a Riace. «Siamo qui per solidarietà ma anche per dire con fermezza che questa esperienza non può e non deve morire», esordisce Oliverio, che a un certo punto parlerà con il bimbo in braccio, ripetendo un gesto già fatto altre volte qui a Riace. «Ho contattato il ministero dell’Interno – rivela Oliverio – per protesta e manifestare incredulità per il modo in cui si sta trattando questa problematica: un modo burocratico e totalmente avulso rispetto al significato di un’esperienza positiva alla quale guarda tutto il mondo. Mi è stato comunicato che sarebbero state assunte misure di definanziamento: è una decisione gravissima da parte del ministero perché non tiene conto della realtà di questa esperienza e ne rappresenta l’anticamera della condanna a morte. E’ una decisione che – rimarca il presidente – va riconsiderata con lo sblocco dei finanziamenti».

«SALVINI VENGA A RIACE A VEDERE DI PERSONA» E poi: «Lo Stato – rimarca Oliverio – non può tirarsi indietro rispetto a un’esperienza quale quella di Riace che ha messo in campo un’utilizzazione dello Sprar molto più feconda e avanzata di tante altre realtà nelle quali pure questo progetto si pratica quotidianamente. Salvini deve venire a Riace, deve visitare Riace prima di metterla in liquidazione, perché è chiaro che sorge, legittimamente, il sospetto che dietro la decisione di definanziamento ci sia un’operazione e una volontà politica di affossare questo modello». E’, questo, un altro “mantra” che ricorre spesso nell’intervento di Oliverio, che poi risponde alle domande dei giornalisti sulle risultanze di alcune ispezioni che avrebbero evidenziato criticità sulla gestione dei progetti di accoglienza da parte del Comune reggino: «Chiederemo un arbitrato con organi terzi, quindi al di sopra di ogni sospetto, per verificare se qui gli immigrati sono vessati o vivono in condizioni dignitose. Ribadisco – afferma Oliverio – che intravvedo un tentativo per far condannare il modello Riace. Ma noi non molliamo, perché qui c’è in gioco una concezione e una visione rispetto a un fenomeno che non è circoscritto a una stagione limitata ma a una fase storica. Ed è una questione – sostiene il governatore- che va ben al di là della stessa Riace».

LUCANO CONTRO IL CLIMA DI ODIO Riace che continua a “resistere” come Mimmo Lucano continua il suo sciopero della fame «fino a quando – confida il sindaco – non verrà qui il presidente della Repubblica o fino a quando dal ministero dell’Interno non arriveranno i fondi che ci spettano per servizi già svolti». Secondo Lucano «l’erogazione di questi fondi è un atto dovuto nei confronti di una comunità di oltre 300 persone. Non comprendo come Prefettura e ministero dell’Interno abbiano potuto pensare come potesse andare avanti una comunità di oltre 300 persone senza questi fondi. In una terra come la Locride e in un periodo di grave crisi soprattutto per la mancanza di lavoro noi qui – afferma il sindaco – abbiamo fatto un piccolo miracolo, ma adesso siamo sulla strada di non ritorno. Non mi resta altro da fare, davanti a pretesti burocratici assurdi che ti fanno entrare in un tunnel da cui non si esce». A preoccupare Lucano però è un nemico ancora più grande: «C’è un clima di odio in Italia, un accumulo di tensione che sta durando da alcuni mesi, c’è una deriva disumana, questo governo – dice Lucano – si sta macchiando di crimini contro l’umanità. E questi atteggiamenti noi qui, li percepiamo in modo molto più diretto. Sulla nostra esperienza – conclude poi ilo sindaco – da due anni è stato apposto quasi un bavaglio, non si vuole che si sappia, non si vuole che Riace dimostri che è possibile e che, da una terra così depressa, sono possibili l’accoglienza e la soluzione ai problemi. Questo evidentemente dà fastidio, ma noi non ci fermiamo ».

NUOVO “PRESSING” SULLA RAI E forse non è un caso che la “resistenza” parta da qui, da questo fazzoletto di terra nella Calabria più profonda. E non è un caso se torna in primo piano, prepotentemente, la vicenda della fiction Rai su Riace finita in un cassetto di viale Mazzini. «Se non c’è un movimento di opinione larga che possa chiedere il conto su questo – afferma Oliverio – non si va da nessuna parte. Non ci si può fermare su un atto puramente istituzionale o amministrativo. Fin dal primo giorno ho detto che l’origine di tutta questa situazione è il fatto che hanno valutato che quella fiction avrebbe trasmesso, a livello internazionale, un’idea dell’accoglienza che è l’opposto del disegno agitato invece costantemente e quotidianamente per alimentare paure e dare le risposte che conosciamo. Anche questo- sostiene il presidente della Regione – alimenta il sospetto di un disegno di affossare il modello Riace».

«ANCHE LA CHIESA SI MOBILITI» Per questo da parte del governatore arriva anche una sorta di appello «a tutte le coscienze civili, perché qui c’è una battaglia nella quale le magliette e le appartenenze non contano». E per questo a Riace si è creata una vera e propria barriera fatta di persone comuni ma anche di volti conosciuti, come quelli degli attori Peppino Mazzotta e Corrado Fortuna, del consigliere regionale lombardo Giuseppe Usuelli della lista Bonino, e soprattutto di Padre Alex Zanotelli, il missionario che per le cause giuste e disperate ci mette sempre faccia e cuore. «Chiedo al governatore – dice Padre Zanotelli – se è possibile convocare una grande assemblea di cittadinanza attiva in provincia di Reggio Calabria. Ma anche a livello di Chiesa serve una mobilitazione, in Calabria infatti mi sembra che la Chiesa non entri abbastanza in questa problematica. Mi impegnerei a incontrare il vescovo di questa diocesi Oliva per chiedergli se può intervenire nella Cec affinché nelle parrocchie ci sia una mobilitazione. E’ necessario che ciascuno di noi si dia da fare. C’è bisogno di concretezza, c’è bisogno – conclude Padre Zanotelli – di capire cosa fare per mobilitare l’opinione pubblica».

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