Mer. Mag 19th, 2021

ANTIGONE
di Sofocle
Produzione: Centro Teatrale Meridionale Domenico Pantano
Adattamento e Regia Giuseppe Argiro’
conJun Ichikawa, Maurizio Palladino, Renato Campese, Maria Cristina Fioretti,
Alberto Caramel, Silvia Falabella, Filippo Velardi.
Disegno Luci Giovanna VenzI
Progetto scenico e costumi Giuseppe Argirò
ANTIGONE è uno dei testi classici che più rappresenta l’essenza stessa del tragico. La
giovane protagonista della tragedia sofoclea, si ostina a voler seppellire il corpo del fratello
Polinice, contro la volontà dello zio Creonte, che ne vuole punire il tradimento. Polinice si è
schierato infatti contro la sua stessa città e ha trovato la morte in un duello fratricida con
Eteocle. Antigone, che difende i vincoli di sangue e le ragioni della pietà familiare, si
scontra con l’ottusità della ragione di Stato, incarnando il diritto “naturale” contro quello
“positivo”, rappresentando l’ideale dell’eroina tragica, capace di andare incontro al suo
destino con consapevolezza e lucidità.
Ancora una volta i Greci ci parlano da lontano e tracciano la via che unisce passato e
presente. . Da questa convinzione parte il progetto scenico di Giuseppe Argirò che
afferma il valore della riscrittura del tragico nel novecento. La drammaturgia infatti risulta
composita: partendo da Sofocle, arriva ai luoghi contemporanei segnati dalla guerra.
Antigone combatte la sopraffazione, l’abuso; e rappresenta l’elogio della disobbedienza,
come nella riproposizione di Anouilh; o diviene l’emblema della scelta come in “Fuochi”
della Yourcenar. In ogni caso, la principessa tebana è una paladina dei diritti civili e ne
combatte ogni violazione. Con l’eroina sofoclea assistiamo alla storicizzazione
dell’individuo e delle sue decisioni: Antigone è sostanza etica pura come sosterrà Hegel e
come verrà ribadito nello studio di George Steiner “Le Antigoni”.
Lo spettacolo, quindi, affronta il tema dei diritti umani, della pena di morte e del coraggio
di lottare per sovvertire le regole ingiuste con la disobbedienza civile, come faranno i
grandi personaggi della Storia che sono stati in grado di cambiare il destino di interi paesi
Eschilo, con l’Orestea, aveva affermato la necessità della democrazia, sancendo il
passaggio dallo stato di natura allo stato di diritto; Sofocle mette in discussione tale diritto
e opera una distinzione tra le leggi “giuste” e le leggi inique, frutto di un interesse dello
Stato, spesso in disaccordo con le esigenze dei cittadini. Antigone non discute la norma in
sé, ma la sua presunta oggettività: Nella disobbedienza di Antigone, inoltre, è rintracciabile
l’afflato di un amore universale, un amore oblativo, incondizionato che va oltre i legami di
sangue ben al di là di ogni possibile comprensione umana, come metterà in luce Elsa
Morante in “Serata a Colono”, che presenta un’Antigone non più eroica ma dimessa e
ossessionata dal bene, unico valore positivo della sua vita.
Nello spettacolo in scena campeggia lo spettro di una detenzione ingiusta e di una
condanna iniqua, una condanna capitale. Lo scenario è quello di un conflitto, ma sfugge
volutamente a una connotazione precisa, per alludere metaforicamente a ogni esperienza
bellica che colpisce il singolo individuo, e l’intera collettività. . Gli spettatori assistono alla
fine di Antigone esattamente come i parenti delle vittime assistono alle esecuzioni.
“Antigone è interpretata dall’ attrice italo giapponese june ichikawa, protagonista del film
Cantando dietro i paraventi del compianto maestro Ermanno Olmi e di numerose serie
televisive,capace di fondere la verità cinematografica e la carica espressiva della
modulazione teatrale in una cornice fortemente rituale a testimoniare la trasversalità del
mito sofocleo. Creonte ci appare spietato ottuso, ossequioso del potere, evoca la stupidità
dei potenti della terra grazie alle risonanze ben calibrate di Maurizio Palladino. Euridice,
sua moglie è Maria Cristina Fioretti, attrice versatile, in grado di gestire registri lirici ed
epici come nel prologo, tratto dalle Fenicie e opportunamente collocato nel testo dalla
felice riduzione del regista che rende comprensibile il mito. Equilibrata è Carmen Di Marzo
nel vestire i panni della sentinella, personaggio grottesco che assume qui le sembianze
femminili di una delatrice con accenti popolari e misuratamente dialettali al servizio del
Tiranno. Delicata e partecipe La presenza di Ismene affidata a Silvia Falabella, commovente
il figlio suicida di Creonte: Emone di Filippo Velardi, infine carismatica appare la figura di
Renato Campese nei panni di TIresia. L’eroina tebana, murata viva va incontro ad una
morte senza redenzione, accompagnata dalla commozione degli spettatori presenti,
affermando il valore rituale del Teatro, ben evocato dalla regia immaginifica di Argirò e
dall’ elegante disegno luci di Giovanna Venzi quasi a ricongiungere la civiltà pagana con
quella cristiana, creando una ricomposizione del tempo del mito e del tempo della storia,
affermando cosi la mancata evoluzione del genere umano

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