Ven. Mag 14th, 2021

«Davanti a quel muro d’acqua che in un attimo mi ha quasi sovrastato, ho avuto una sola reazione: aggrapparmi alle rocce con tutta la disperazione possibile. È stata la mia salvezza».

 

Trent’anni, libero professionista, alla prima escursione nelle gole del Raganello, Giorgio ha ancora i segni, graffi e contusioni su tutto il corpo, della disavventura patita ieri pomeriggio nella zona sottostante il ponte del Diavolo, proprio là dove in un attimo si è scatenato l’inferno.

«Quell’onda – dice Giorgio – che è montata in pochi istanti fino a raggiungere il metro e mezzo di altezza, non la potrò dimenticare mai più. In quel momento, ed è stata forse la mia fortuna, non ho pensato ad altro che aggrapparmi con tutte le mie forze alle rocce degli scogli. Sarà stato quello che si chiama istinto di sopravvivenza».

Tutt’intorno scene di disperazione e di angoscia con bambini in cerca dei genitori, giovani e anziani a caccia di notizie di un qualche loro caro. «Sono stati – prosegue, scandendo le parole quasi a voler dare loro il peso di una tragedia che ha spazzato via affetti e legami – attimi terribili che sono sembrati interminabili. Mi ritengo un privilegiato. Questa storia io la posso raccontare, per alcune delle persone che erano con me e che sono state travolte dalla furia delle acque non è la stessa cosa».

 

Poco distante, davanti al palazzo comunale che brulica di persone, c’è Angela, una signora di mezza età, cosentina, arrivata a Civita, con il marito, il figlio e un cane, nella mattinata di ieri. E dopo avere preso alloggio in uno dei tanti b&b che si trovano in paese aveva deciso di fare una puntatina proprio lì, nelle gole del Raganello.

Lei, nella zona del disastro, c’era stata appena un’ora prima della piena assassina. «Non pioveva e non c’era alcuna avvisaglia, anche a sentire le persone che ho incontrato sulla strada del ritorno, su un qualche possibile pericolo. E invece dopo qualche ora ho appreso di quanto accaduto – spiega Angela accanto ad una tazza di caffè fumante – solo quando sono tornata nel b&b dove sto soggiornando. E quando mi hanno riferito delle tante vittime mi si è gelato il sangue nelle vene. Potevo esserci anch’io, con la mia famiglia, tra quei dieci che hanno perso la vita in questo modo tanto ingiusto e, per molti versi, anche incomprensibile. Una vera tragedia».

 Il presidente dell’Ordine dei Geologi: “La tragedia si poteva evitare”

«Una tragedia evitabile quella del torrente del Raganello, dove 10 persone hanno perso la vita. Si poteva evitare il dramma «facendo monitoraggio e informazione» e tenendo presente che «quello non è un sito per scampagnate ma una zona che presenta notoriamente diversi pericoli». Così all’AdnKronos il presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria Alfonso Aliperta che esclude, dal punto di vista idrogeologico, l’evento eccezionale.

 

«Quella che impropriamente viene chiamata bomba d’acqua, e che noi tecnicamente chiamiamo flash flood, è un fenomeno frequente in Calabria e nelle regioni meridionali – spiega – non è altro che un acquazzone tardo estivo che riversa grandi quantità di acqua in aree molto localizzate, ma è un fenomeno che in estate ci aspettiamo e, quando succede, i tempi di corrivazione (cioè il tempo che impiega una particella d’acqua ad arrivare da monte a valle) sono molto rapidi. Se a questo si aggiunge la sorta di imbuto in corrispondenza del ponte del diavolo, la situazione degenera con le conseguenze che purtroppo conosciamo».

 

“In questi giorni – ricorda il geologo – c’era allerta gialla, la giornata insomma non era indicata per questo tipo di escursioni ma c’erano comunque persone nelle gole del Raganello che sono valli profonde con tratti molto stretti e fianchi di roccia calcarea”.

 

Per il presidente dei geologi calabresi, per evitare la tragedia “sarebbe bastato avere un sistema di monitoraggio a monte che funzionasse da ‘semaforo rosso’ per i turisti, impedendo loro di accedere”. Sistema di monitoraggio che, però, è assente in un’area “che negli anni è diventata un’attrazione turistica perché è meravigliosa, ma che è anche una zona piena di pericoli“.

Il problema è che quello non è un sito facile, non è un’area per dilettanti, andare in questi posti non è come andare all’acquapark. E una zona di questo tipo non può essere lasciata alla fruizione senza controllo di chi pensa di andare a fare una scampagnata”, conclude il geologo.

Il prefetto Galeone: “Domani il dissequestro delle salme”

“Si è chiuso il capitolo tragedia e poteva andare peggio. Immaginate se la macchina dei soccorsi non fosse stata così solerte. Ventitrè persone messe in salvo e 11 feriti. Ora chiudiamo questa parte e poi ci dedichiamo al resto”. Così il prefetto di Cosenza Paola Galeone, incontrando i giornalisti, ha chiuso la fase di emergenza e soccorso dopo la tragedia delle Gole del Raganello ed ufficializzato la lista delle vittime.

 

“Domattina il procuratore firmerà il dissequestro delle salme. Adesso è il momento del silenzio e del rispetto per le vittime. Lavoreremo affinché non ci sia una ricaduta negativa sul turismo e per comprendere come gestire in futuro le escursioni”.

 

“La natura, come disse Leopardi – ha aggiunto – in alcuni casi diventa matrigna, vedremo se poi la natura è coadiuvata dall’uomo”. “La moglie di Gianfranco Fumarola, una delle vittime – ha poi riferito il Prefetto – oggi ha detto al ministro Costa, e a noi istituzioni, ‘mio marito è morto durante una gita a quarant’anni, adesso cosa sarà di noi?’ Noi cercheremo di esserle vicini anche dopo, perché la presenza del Governo qui oggi non era solo per un saluto ma per prendersi cura anche dopo”.

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