DELITTO PAGLIUSO, DUE AVVOCATI INDAGATI PER FAVOREGGIAMENTO E MINACCE

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I legali di Lamezia Terme hanno ricevuto un avviso di conclusione indagini dalla Dda di Catanzaro. I fatti non hanno attinenza con l’omicidio. Uno dei due professionisti avrebbe “aiutato” la latitanza di Daniele Scalise, ucciso a Soveria nel 2014

 Due avvocati di Lamezia Terme hanno ricevuto un avviso di conclusione indagini da parte della Direzione distrettuale antimafia per favoreggiamento e minacce nell’ambito delle indagini sull’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso, ucciso il 9 agosto del 2016 a Lamezia. I fatti per i quali i due professionisti sono indagati non hanno attinenza col delitto Pagliuso. Per l’omicidio di quest’ultimo è stato arrestato Marco Gallo, un insospettabile 32enne lametino titolare di una società di consulenze che, per l’accusa, sarebbe un sicario a pagamento. Uno dei due avvocati indagati, è accusato di avere favorito la latitanza di Daniele Scalise, un imprenditore ucciso all’età di 30 anni, il 21 dicembre 2014 a Soveria Mannelli, centro nelle vicinanze di Lamezia.
Lo stesso avvocato è indagato, inoltre, per minacce nei confronti di Francesco Pagliuso per una vicenda datata nel tempo e che non ha attinenza all’omicidio di quest’ultimo. L’altro avvocato è invece indagato per favoreggiamento nei confronti del primo legale, sempre in relazione alla vicenda Scalise.
Secondo l’accusa, l’avvocato Pagliuso sarebbe stato ucciso da Gallo per una vendetta trasversale. In particolare per la vicinanza del penalista a Domenico Mezzatesta, l’ex vigile urbano responsabile, insieme al figlio Giovanni, del duplice omicidio, avvenuto nel 2013 in un bar di Decollatura, di Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo, ritenuti vicini alla famiglia Scalise. Da qui si sarebbe innescata una spirale di sangue che avrebbe portato anche all’uccisione dell’avvocato Pagliuso, non solo legale di fiducia ma amico della famiglia Mezzatesta.

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