INDULGENZA PLENARIA AL SANTUARIO NOSTRA SIGNORA DELLO SCOGLIO. AL MEETING GIOVANILE L’INVITO DI FRATEL COSIMO A RISPONDERE ALLA CHIAMATA VOCAZIONALE

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Sempre più intensa l’attività liturgica presso il Santuario Diocesano Nostra Signora dello Scoglio, in Santa Domenica di Placanica, fondato dal mistico, Fratel Cosimo Fragomeni.

La straordinaria grazia concessa dalla Penitenzeria Apostolica del Vaticano, ovvero dell’indulgenza plenaria, alle condizioni previste, per tutti coloro che visiteranno il noto santuario mariano, sabato sei ottobre e la domenica seguente, va ad arricchire, ancor di più, la spiritualità di “Un luogo privilegiato, per la riconciliazione con il Signore”, come è stato definito dal Vescovo della Diocesi di Locri – Gerace, monsignor Francesco Oliva, che si è fatto promotore della richiesta.

Dopo il grande riscontro del meeting giovanile, dunque, un altro appuntamento importante attende l’opera mariana fondata da Fratel Cosimo da oltre mezzo secolo. Anche il seguitissimo settimanale delle edizioni San Paolo, “Maria con Te”, diretto dal condirettore di “Famiglia Cristiana”, l’illustre giornalista calabrese Luciano Regolo, ha dedicato, proprio nell’edizione settimanale che si trova in edicola da oggi, un ampio servizio all’evento del sei ottobre, giornata per la conversione dei mafiosi e la riconciliazione con la casa comune.

Luciano Regolo

E mentre le file presso i confessionali del santuario sono sempre interminabili, molti giovani e meno giovani, hanno manifestato grande apprezzamento per l’evangelizzazione di Fratel Cosimo, tenuta al meeting dei giovani e che, qui di seguito, riportiamo  quasi integralmente: “Cari fratelli e amici, cari giovani convenuti da diversi paesi per trascorrere questa giornata sotto lo sguardo tenero e materno della Vergine Santissima, Madre di Dio e Madre nostra. La Madonna nel suo sconfinato amore di Madre è venuta a trovarci in questa incolta valle, per accogliere ciascuno di noi sotto la sua materna protezione, e allo stesso tempo per guidarci alla piena conoscenza di Gesù Cristo, via verità e vita, nostra pace e nostra salvezza. Sono veramente lieto di incontrare tutti voi, e in particolare i giovani giunti in questo Santuario mariano per condividere un momento di ascolto, di comunione e di spiritualità alla luce della Parola del Signore. Ora, siamo chiamati a rivolgere la nostra attenzione al Vangelo di Marco c. 7 a partire dal v. 31 fino al v. 35. I versetti ci dicono: “Gesù di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli. E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: Effatà, cioè Apriti. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente”. Cari fratelli e sorelle, cari giovani, come abbiamo appena ascoltato dal Vangelo di Marco, Gesù partì da Tiro, passando per Sidone e poi andò verso il mare della Galilea, portandosi all’interno del territorio così detto della Decapoli. Una volta giunto sul posto, alcune persone pregarono Gesù che imponesse la sua mano ad un povero sordomuto che riusciva appena a pronunciare qualche parola. Gesù, prima di compiere il miracolo della guarigione di quest’uomo sordomuto, sentite cosa fece: lo prese e lo condusse in disparte. Ci domandiamo, per quale motivo Gesù fece questo? Andiamo al dunque: lo fece per poter tranquillamente dialogare con lui, a tu per tu, lontano dalla folla. A questo punto facciamo bene attenzione come si comportò Gesù: gli mise le sue dita nelle orecchie, e con la saliva gli toccò la lingua. Il Vangelo ci dice anche che Gesù guardò verso il cielo, cioè, verso Dio, emise un sospiro e disse al sordomuto: Effatà. Il profondo sospiro di Gesù, molto probabilmente, mi viene da dire, voleva esprimere la sua compassione verso quest’uomo, ma contemporaneamente anche la sua profonda emozione nel combattere contro il male, di cui era affetto l’uomo infermo. Quindi, non appena Gesù pronunciò con autorità la parola Effatà, che vuol dire apriti, immediatamente al sordomuto gli si aprirono le orecchie, e si sciolse il nodo della sua lingua, e così poteva parlare correttamente. Questo miracolo dunque, operato da Gesù nel territorio della Decapoli, proprio dove Egli svolgeva il suo ministero, lasciò tutti quelli che erano presenti letteralmente sopraffatti, e allo stesso tempo pieni di stupore. Miei cari fratelli e sorelle, cari giovani che mi ascoltate, l’uomo sordomuto del Vangelo, di cui stiamo parlando, al tocco di Gesù subito gli si sciolse il nodo della sua lingua, e incominciò a parlare correttamente e liberamente. Vogliamo dunque riconoscere che anche noi abbiamo particolarmente bisogno, come il sordomuto del Vangelo, di essere toccati da Gesù Cristo, affinché si sciolgano i vincoli, cioè i nodi della nostra lingua, che non ci permettono di pronunciare parole di testimonianza e di carità cristiana verso il nostro prossimo. A tal proposito ricordo bene ciò che disse il nostro vescovo qui presente, nella sua omelia durante la S. Messa del primo sabato del mese di luglio scorso. Le parole sono queste: “oggi, noi siamo dei cristiani senza parole, dei cristiani muti”. Se ci riflettiamo un po’ ci rendiamo subito conto che è proprio vero, anche se diciamo di essere credenti, di essere cristiani, lasciatemelo dire, non abbiamo poi purtroppo il coraggio di testimoniare nella società odierna quel Cristo in cui diciamo di credere. Cari giovani, ricordatevi che voi siete il futuro del mondo, la speranza che può cambiare il mondo, nel senso che voi potreste rendere il mondo migliore rispetto al giorno d’oggi.Il mondo, sappiate, ha bisogno di voi, della vostra testimonianza cristiana, perché viviamo in un’epoca particolare, piena di incertezze, di paure e di poco coraggio, epoca in cuisi sono anche affievoliti i valori spirituali, poiché l’uomo oggi non pensa ad altro, se non a soddisfare i desideri che riguardano questa vita passeggera, dimenticando purtroppoche Dio non ha creato l’uomo e la donna solo per questa vita, ma anche e soprattutto per la vita futura, cioè per la vita eterna. Vogliate dunque accogliere benevolmente, con sincerità di cuore, questa mia esortazione: non abbiate mai a provare vergogna nella vostra vita nel testimoniare Gesù Cristo e il suo Vangelo. Secondo voigiovani,rispondete a questa mia domanda: cosa vi potrebbe dare il mondo senza Gesù Cristo? Io vi assicuro, con assoluta certezza, che se voi vivete veramente in pienezza la vostra vita in Lui, non c’è per voi un’altra vita più piena, più bella e più gioiosa della vita in Gesù Cristo. Cari giovani, in questo tempo in cui il mondo sembra cambiare velocemente, la chiesa rivolge la sua attenzione a tutto il popolo di Dio, e in modo particolare si prende cura dei giovani. Infatti come sapete nel prossimo mese di ottobre ci sarà il Sinodo dei Vescovi sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Un tema molto importante questo. Partiamo dalla fede: la fede se vogliamo, è da ritenersi l’elemento essenziale e fondamentale nella vita del cristiano. Dice la Parola di Dio nella Lettera agli Ebrei c. 11 v. 1: “Senza la fede è impossibile essere graditi al Signore”. Dico a voi giovani, voiche siete già in possesso della fede, cercate di non tenerla nascosta, ma di professarla, cioè di trasmetterla a coloro che ancora non ce l’hanno, edovreste saper anche individuare, discernere qual è la vostra chiamata, la vostra vocazione, e riscoprire la bellezza della vita e il meraviglioso progetto che Dio ha per ciascuno di voi. Se dunque il Signore vi chiama, bussa alla porta del vostro cuore non opponetevi, non fate resistenza, non dite di no, ma rispondete allegramente come rispose il giovane Samuele: “Signore eccomi”. Rispondete con generosità nell’offrire la vostra vita, tutta spesa al servizio di Dio nella chiesa. Non c’è cosa più bella al mondo che dare, consacrare la propria vita al Signore. Voi pensateci, io ho già pensato: se qualcuno di voi oggi sarà toccato dal Signore, non esiti ma dica subito “si”. L’obbiettivo da parte di voi giovani, a partire da questa giornata, dovrebbe essere che in ciascuno di voi cresca e maturi una nuova sensibilità, una nuova attenzione alla cultura vocazionale, affinché la vostra vita diventi ricerca della volontà di Dio, e allo stesso tempo testimonianza nelle vostre comunità. E perconcludere questo incontro con voi, cari giovani, e con quelli meno giovani di cui faccio parte anche io, accogliete ancora questa mia ultima esortazione: se volete avere successo nella vostra vita, in ogni ambito del vostro operato, dovete vivere ancorati a Gesù Cristo, non dimenticando mai quello che Egli ha detto nel Vangelo di Giovanni al c. 15 v. 5: “Senza di me, non potete fare nulla”. Vi supplico giovani cari: siate particolarmente devoti della Vergine Santissima, andate a visitarla e a pregare nei Santuari a Lei dedicati. Il Santo Padre in occasione della veglia mariana internazionale dei giovani ha detto che è bello che i giovani preghino il Santo Rosario, manifestando così il loro affetto per la Vergine. La Madonna, qui invocata con il titolo di “Nostra Signora dello Scoglio”, sia per tutti voi, guida sicura nel vostro presente e futuro cammino, e fulgida stella di speranza per il vostro cuore bramoso, assetato e inquieto. Ora dite tutti un Amen deciso e forte. Dio vi benedica e sia lodato Gesù Cristo.

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