3 Dicembre 2020

Allo storico clan di Sinopoli si è rivolto anche un candidato che alle ultime Regionali ha mancato di un soffio l’elezione. Bombardieri: «Sono i politici a rivolgersi alla cosca per ottenere benefici»

 Il vero cuore della politica a Delianuova non batteva in consiglio comunale, ma nella “casetta” degli Alvaro in contrada Scifà. È lì che il sindaco e consigliere metropolitano Francesco Rossi, fermato oggi dagli inquirenti perché ritenuto affiliato allo storico clan di Sinopoli, discuteva la linea con i maggiorenti del clan e chiedeva loro sostegno quando l’opposizione minacciava di far cadere la Giunta. «Emerge uno spaccato molto grave e desolante – commenta il procuratore capo Giovanni Bombardieri –. Rossi è un sindaco prono ai voleri della cosca, che chiede supporto alla cosca contro avversari politici che a suo dire miravano allo scioglimento del Comune».

 

IL NODO DEL CONTENDERE In ballo c’erano al momento non meglio specificati «patti pre-elettorali» relativi alla definizione del piano regolatore comunale e della lottizzazione della zona di Carmelia. «Questo significa – fanno notare gli investigatori – che c’era stato un accordo prima delle elezioni, che le votazioni avevano avuto l’esito sperato e poi qualcuno stava mettendo in difficoltà Rossi con azioni di disturbo». E questo il politico non aveva intenzione di consentirlo.

«ANDATE A CHIARIRE» Durante un vero e proprio summit, Rossi, all’epoca vicesindaco e assessore ai lavori pubblici, chiede ai maggiorenti degli Alvaro di incontrare i suoi oppositori per «un chiarimento» e mette in guardia il clan. Una sua delegittimazione o una sua estromissione dal consesso politico – spiega nel corso di quell’incontro – avrebbe significato anche la fine degli affari degli Alvaro. E non esita a ricordare come grazie a lui e alle sue capacità di «fare le cose per bene», anche un suo “grande elettore” sia riuscito ad ottenere un appalto nonostante le condanne accumulate.

LE REGOLE DELLA ZONA GRIGIA «Questa indagine offre uno spaccato desolante delle capacità di infiltrazione in un’amministrazione – sottolinea Bombardieri – ma è anche significativa di come si muova la zona grigia. Formalmente agisce nella piena legalità, ma usa le regole per favorire la ‘ndrangheta». Un regime di cui i clan hanno beneficiato e che hanno usato per ottenere benefici, finanziamenti e sussidi, come il credito sociale o gli incentivi per il lavoro agricolo.

PORTE APERTE IN COMUNE Di fatto, in Comune, gli Alvaro non trovavano alcun tipo di ostacolo. E non solo a Delianuova. Anche a Sinopoli, gli uomini del clan controllavano pienamente le stanze del governo locale. Per questo Rocco Rugnetta, amministratore di fatto della RR Appalti & Costruzioni srl – una delle ditte dei clan cui la bresciana Roda, incaricata di realizzare l’elettrodotto, aveva dovuto concedere subappalti e forniture – non ha mai incontrato difficoltà alcuna, nell’appianare ogni singolo ostacolo burocratico. Quando venivano riscontrate violazioni amministrative, Rugnetta riusciva persino a far distruggere i verbali di accertamento e contestazione di alcune infrazioni.

ALLA CORTE DEGLI ALVARO Ma l’influenza degli Alvaro non si limitava alle amministrazioni locali e Rossi non era l’unico politico orbitante nella loro galassia. A rivolgersi allo storico clan di Sinopoli sarebbe stato anche un misterioso aspirante consigliere regionale che all’ultima tornata ha mancato di un soffio l’elezione. Al momento gli inquirenti non hanno inteso rivelarne l’identità, ma si sa che «i carabinieri – afferma sibillino Bombardieri – hanno ricostruito un incontro di un candidato al consiglio regionale con i maggiorenti della cosca Alvaro. Questo dimostra come spesso siano i politici a rivolgersi alla cosca per ottenere benefici».

CLAN TUTTOFARE Ma agli Alvaro, imprese, politici e persino altri clan si rivolgevano per le questioni più diverse. È alla loro porta che bussano i clan di Sant’Ilario quando uno dei loro, studente dell’Università di Messina, rischia di vedere compromesso il proprio percorso accademico per una lite furibonda con un docente. E quando gli Alvaro schioccavano le dita, tutti si mettevano a disposizione.

BUROCRAZIA RECORD PER IL CLAN È quello che succede quando uno degli uomini del clan viene colpito da malattia invalidante. A differenza di molti, costretti a vagare per mesi se non per anni di ufficio in ufficio per vedersi riconosce un’indennità, per lui l’istruttoria si è conclusa in tempi record. Ad occuparsene è Tommaso Labate, anche lui fermato oggi. Da dipendente Inps ha gestito in prima persona l’intera pratica, ma il suo interessamento è andato ben oltre le sue facoltà e funzioni. È stato lui ad occuparsi del ricovero, a individuare i medici compiacenti e ovviamente a curare che l’iter burocratico andasse a buon fine in meno di due mesi. Una vicenda non centrale, ma che rende evidente – commentano gli inquirenti – il potere esercitato dagli Alvaro.

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