LA CORAZZATA ROMA : “L’ OBBEDIENZA AGLI ORDINI CHE HANNO PORTATO AL SUO AFFONDAMENTO ED ALLA PERDITA DI 1393 MARINAI”.

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Sono  passati 75 anni da quando l’Italia firmò la resa incondizionata agli anglo-americani a Cassibile, da quel momento la nazione, dopo l’annuncio di Badoglio il giorno 8 alle ore 19 circa, precipitò in un caos generale nel quale i vertici istituzionali non avendo precise direttive non sapevano cosa fare. L’Esercito forte di oltre 2milioni di uomini si sfaldò completamente al pari dell’Aviazione non avendo avuto ordini sul da farsi; solo la marina rimase unita, ma anche qui le contraddizioni non mancavano, anche se sembrava che gli alti vertici sapessero cosa fare, ma era solo pura apparenza.

 

       La flotta da battaglia sul mare, era diretta dell’Ammiraglio Carlo Bergamini che aveva l’insegna del Comando a bordo della corazzata Roma, la più moderna e la più grande nave che la Regia Marina avesse mai avuto. Nel porto di La Spezia il giorno 8 settembre, erano in rada le tre moderne corazzate, Roma, Italia e Vittorio Veneto, diversi incrociatori ed una ventina fra caccia e torpediniere oltre ad altro naviglio leggero, praticamente ancora tutta intatta la flotta da battaglia. L’ammiraglia della flotta italiana, era al comando deltorrelaghese Capitano di Vascello Adone Del Cima, considerato negli alti comandi della marina il migliore fra tutti.

       Il giorno 7 l’Ammiraglio Bergamini viene convocato a Roma dal capo di stato maggiore e Ministro De Courten, al quale viene chiesto: che umore che regnava fra i vari equipaggi e se la flotta era pronta anche ad un’ultima azione verso i nemici. Ma fra gli alti comandi, si sapeva che la guerra per noi non andava bene, a Bergamini venne anche prospettato l’autoaffondamento o l’ultima battaglia; in effetti i comandi della marina vennero a conoscenza dell’armistizio solo il giorno 8 quando il Re convocò il consiglio della corona, solo allora il capo di stato maggiore della Marina venne a conoscenza della resa e ciò che doveva fare la marina: consegnarsi senza combattere.

       Bergamini intanto la mattina del giorno 8 giunge a La Spezia e si imbarca sulla Roma in attesa di ordini (non era ancora a conoscenza che l’armistizio era stato firmato 8 giorni prima) informa il suo vice sugli ordini ricevuti. Nello stesso giorno erano attesi ordini che tardavano ad arrivare, finchè alle 19 l’annuncio in radio di Badoglio che annunciava la resa degli italiani. Le riunioni fra i comandanti delle unità e l’ammiraglio furono molto concitati, nessuno aveva detto cosa fare e Bergamini riuscì a parlare con i capo di stato Maggiore DeCourten, l’ammiraglio scontento perché nessuno gli aveva detto qualcosa, e chiese di essere sollevato dall’incarico.

       De Courten dovette sudare le proverbiali sette camice per far ragionare il Comandante in capo della flotta da battaglia per rimanere al suo posto, e Bergamini seppur riluttante decise di eseguire gli ordini, anche se il giorno prima doveva combattere l’ultima battaglia contro gliangloamericani e poi ricevere gli ordini di consegnare la flotta agli inglesi a Malta. Il malumore fra i vari comandanti era evidente fra: restare con gli ex alleati tedeschi ed i nuovialleati ex nemici americani.

       Alla fine il buon senso prevalse e la flotta si preparò a salpare da La Spezia , la destinazione però non fu Malta ma l’isola della Maddalena, la partenza della flotta avvenne intorno alle ore 3 della mattina del giorno 9 con molte ore di ritardo da come preventivato. Alle 6 del mattina la flotta di Spezia si riunì con altre navi provenienti da Genova e una squadra di 22 navi, le migliori della regia marina, si unirono per dirigersi verso il punto indicato dal Bergamini. Dal comando flotta venne raccomandato di essere vigili al mattino sugli attacchi aerei, alle 9,41 un ricognitore tedesco Junkers Ju 88 avvistò la Forza navale da battaglia al largo della costa occidentale della Corsica. Tra le 9,45 e le 10,56 si verificaronoquattro allarmi tre britannici ed uno tedesco, che si mantennero fuori tiro. In seguito a ciò la corazzata Roma chiese a Supermarina la protezione aerea della caccia, richiesta che l’ammiraglio Sansonetti, informato sui movimenti dei velivoli tedeschi tenuti sotto controllo dall’intercettazione delle loro trasmissioni radio, alla 10,50 passò la richiesta a Superaereo, il quale dispose che vi provvedessero gli aerei della Sardegna senza però dargli le giuste informazioni: ossia specificare che le navi italiane non percorrevano il Mar Tirreno, ma che transitavano a ponente della Corsica. Ne conseguì che quando alle 12,13 decollarono al comando del capitano Remo Mezzani, quattro caccia Macchi M.C. 202 dell’83° squadriglia del 13° gruppo caccia, essi ricercarono la flotta italiana al largo della costa occidentale della Corsica per poi rientrale alla 14,10, dopo aver sorvolato l’ancoraggio della Maddalena, senza aver incontrato le navi che erano in ritardo di navigazione.

       Alle 12.10 Bergamini, dopo aver ricevuto dall’ammiraglio Brivonesi la segnalazione che la sosta della flotta alla Maddalena doveva essere breve, trasmise a tutte le unità i punti di ormeggio in rada, e successivamente comunico di segnalare, quale era per ogni nave, la rimanenza di acqua potabile. Brivonesi quando comprese che le navi di Bergamini, dovevano proseguire per Bona e potevano evitare la sosta alla Maddalena propose a Supermarina di autorizzarlo ad inviare al Roma le istruzioni e gli ordini con un mezzo veloce a sua disposizione; ma l’ammiraglio Carlo Giartoso (vice di Sansonetti) sottocapo di stato maggiore aggiunto, disse no forse perché non sapeva cosa volesse fare l’ammiraglioBergamini, non avendo avuto il ricevuto a quattro messaggi inviatigli, e confermò aBrivonesi di consegnare gli ordini all’arrivo della flotta. Alle 13,05 il Vittorio veneto fu informato da un messaggio della corvetta Danaide dell’occupazione della Maddalena (in realtà era stato occupato solo il centro radio ed il comando da un massimo di 200 soldati delle unità Brandeburg sbarcati da alcuni trasporti provenienti da Palau, nonostante la guarnigione italiana fosse forte di oltre 10.000 uomini, sufficientemente armati e protetti da alcune navi in rada) ma la sorpresa fu totale.

       Brivonesi, con il consenso del comandante tedesco mise al corrente Supermarina della sua posizione di prigioniero di guerra, pregando Sansonetti di riferire la stressa cosa aBergamini, con tutti i rischi che la nuova situazione comportava. Alle 13,16 Sansonetti fece trasmettere alla forze da battaglia l’ordine di dirigere direttamente su Bona, invece che la Maddalena. Questo ordine, tuttavia non potè essere decifrato dal Roma per mancanza di una tabella di decifrazione. Se il messaggio fosse giunto a Bergamnini trasmesso con altra tabella, egli avrebbe proseguito  direttamente per Bona, saltando la sosta all’isola della Maddalena. Si deve specificare però che quest’ordine poteva essere consegnato direttamente allo stessoBergamini dopo la riunione degli ammiragli a Roma la mattina del 7 settembre, ma così non, probabilmente perché a Supermarina si sapeva benissimo quale fosse il pensiero diBergamini riguardo alle proprie navi: che egli avrebbe voluto autoaffondare, invece di consegnarle agli alleati.

       I dettagli di navigazione e i segni distintivi di riconoscimento, da usare per raggiungereBona, arrivarono al Roma solo alle 14,24 quando la forza navale si trovava ad est dell’Asinara. Bergamini, quindi salpando da Spezia, non era ancora stato autorizzato ad innalzare sugli alberi delle navi il pannello nero e di disegnare  sui ponti gli altri segni distintivi ordinati dagli alleati nel promemoria Dick. I sospetti secondo cui le intenzioni dell’ammiraglio fossero quelle di non voler rispettare  gli ordini ricevuti di andare a Bona sono quindi infondati. Piuttosto si dice che: al momento di uscire dal porto di Spezia, il Roma issasse il gran pavese; forse l’ammiraglio pensava di ospitare a bordo la famiglia reale, come inizialmente prospettato.

       Allo stesso tempo arrivò la notizia che La Maddalena era occupata dai tedeschi, alle14,27 la corazzata Vittorio Veneto intercettò un messaggio diretto ai cacciatorpediniere Vivaldi e Da Noli, per conoscenza al comando forza navale da battaglia, in cui supermarina ordinava di uscire dalle bocche di Bonifacio e di attaccare tutto il naviglio tedesco fra Sardegna e Corsica. In seguito a questo messaggio alle 14,41 Bergamini ordinò alle proprie navi, che procedevano in linea di fila per la presenza dei campi minati navali un’accostata a un tempo di 180° a sinistra con rotta nord-ovest, (confermando così a Supermarina l’avvenuto cambiamento di rotta, e quindi la volontà di ubbidire agli ordini ricevuti di andare a Bona, smentendo che a Roma qualcuno dubitava sulle sue reali intenzioni). Il Roma così passo dalla testa alla coda della formazione la velocità delle tre corazzate si ridusse a 18 nodi e la flotta si allungo di molto, la meno indicata in caso di attacco aereo, ma resa necessaria per ridurre i rischi incappare in qualche mina.

       Alle 15,45 i primi attacchi aerei la difesa contraerea non fu molto efficace ed alle 15,52 la Roma fu colpita mortalmente dalla seconda bomba intelligente della storia, alle ore 16,12 tutto fini il Roma si inabissò portando con se nel profondo del mare 1391 marinai, solo in 68° riuscirono a salvarsi anche se ustionati in tutto il corpo. Da quel momento, si persero le tracce della corazzata alimentando la sua fama nei decenni, il 28 giugno del 2012 l’ingegnere Guido Gay, con una sua attrezzatura particolare a scoperto il relitto a circa 1.100 metri di profondità nel canyon di Castelsardo.

       Riepilogando, se gli ordini fossero stati più chiari, e se Bergamini avesse osato un tantino in più, forse la Roma non sarebbe stata affondata, risparmiando 1393 marinai lo stesso Bergamini, il suo stato maggiore, ed il comandante Adone Del Cima, ma  la leggenda e fama della corazzata Roma non ci sarebbe stata.

Romano Quadrati

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