4 Dicembre 2020

La Cassazione condanna l’uomo a restituire all’Inail i ratei erogati dal 2004 a oggi. L’anziano dovrà anche pagare le spese legali per un cavillo: sul modulo di esenzione manca la sua firma

 Non è un Paese per vecchi. Un pensionato centenario calabrese è stato infatti condannato dalla Cassazione a restituire tutti i ratei della pensione di invalidità ricevuti dall’Inail, come stabilito dal Tribunale di Locri che nel 1989 aveva finalmente accolto la richiesta dell’uomo di ricevere un indennizzo mensile per i postumi invalidanti di un incidente sul lavoro avvenuto nel 1980. In seguito, la Corte di Appello di Reggio Calabria, nel 1996, aveva revocato il diritto alla rendita di invalidità che l’uomo aveva continuato a ricevere, negli anni seguenti, in forza di accertamenti medici amministrativi che attestavano il perdurare dei danni subiti anche nel periodo dal 1996 al 2004, anno in cui l’Inail chiese la restituzione delle somme versate.
Senza successo, Francesco L. classe 1918, ha sostenuto che quanto certificato dalle visite mediche amministrative bastava a esonerarlo dalla condanna a restituire tutti i ratei della pensione e che ormai questa pretesa dell’Inail – avanzata solo nel 2004 dopo l’appello del 1996 – doveva considerarsi prescritta. Gli “ermellini” hanno bocciato questa tesi applicando la prescrizione decennale e non quinquennale, e pur dicendo che «non vi è dubbio che con la sentenza d’appello avrebbe dovuto sospendersi l’erogazione della rendita», e che dunque ci deve essere stato un qualche “disguido” da parte dell’Inail, hanno lo stesso ingiunto a Francesco L. di restituire le «indebite percezioni». Nonostante il basso reddito del centenario, rientrante nelle fasce di povertà, la Cassazione – con la sentenza 21962 depositata oggi dalla Sezione lavoro – lo ha condannato anche a pagare 3500 euro di spese legali perché il modulo di esenzione per «condizioni reddituali» era stato sottoscritto solo dal suo difensore e non anche dallo stesso pensionato.

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