Lun. Gen 25th, 2021

Il governatore rivendica il lavoro della Protezione civile. Ma Guccione attacca: «Regione negligente, tragedia poteva essere evitata». Russo: «Per la sicurezza serve un miliardo». Rilanciata l’idea di un tavolo tecnico con il ministero

La tragedia del Raganello irrompe in consiglio regionale, ma ormai fuori tempo massimo. È passato quasi un mese dalla bomba d’acqua che il 20 agosto scorso ha causato la morte di 10 escursionisti. Solo oggi la politica calabrese “istituzionalizza” quel dramma. Un confronto lungo, quello avvenuto nell’assemblea calabrese, nel corso del quale è stato fatto un punto sulle tante e gravi emergenze ambientali della regione. Non è mancato nemmeno il contrasto politico, con le opposizioni che hanno messo nel mirino il capo della Protezione civile, Carlo Tansi, la cui azione è stata difesa in toto dalla giunta e dal governatore Mario Oliverio.

 

CORSA AL CONSENSO «In Calabria – spiega il presidente della Regione – la rincorsa al consenso ha creato guasti e ferite profonde. C’è un evidente limite culturale ed è da qui che dobbiamo partire per far capire ai cittadini che non si può costruire nei fiumi, che non tutto è possibile». Secondo il governatore, è necessario «assumere con più convinzione il percorso intrapreso con “Calabria sicura”, che è la premessa per costruire ogni ipotesi di sviluppo».
Oliverio chiede «oggettività» su quanto avvenuto nelle gole del Pollino: «Serve responsabilità nel valutare le situazioni, non si può scaricare sui sindaci né essere profeti postumi solo dopo che succedono i fatti». Per il governatore è necessario «un progetto di sicurezza per l’escursionismo, che deve avere un intervento nazionale, visto che il Pollino è il più grande parco nazionale d’Europa. Ho fatto questa proposta al ministro per aprire un tavolo e fare una discussione di merito».

TUTTI CONTRO TANSI Il dibattito si infiamma quando Carlo Guccione tira in ballo le presunte responsabilità della Regione e di Tansi: «La tragedia del Raganello poteva essere evitata, se solo non ci fosse stata l’incuria e la negligenza della Regione, che oggi rischia anche di perdere 11 milioni di euro di fondi comunitari». Il consigliere “autosospeso” del Pd ricorda la mancata attivazione dei pluviometri nella zona interessata dalla piena e torna ad accusare il governatore: «Manca autorevolezza nel rapporto con Roma, come dimostra il commissariamento della sanità e le grandi infrastrutture come la Salerno-Reggio, dove ancora non sono in sicurezza i 58 chilometri più pericolosi». Per questo, serve una «vertenza istituzionale col governo, non si può essere supini su queste cose. La questione della Protezione civile è centrale. E siccome ci sono state denunce firmate, chi governa la Regione non può non rispondere e dire se sono false o vere».
La difesa tocca a Oliverio: «Quello del Raganello è stato un evento straordinario e imprevedibile. Stranamente solo ora che è in corsa la gara per adeguarli ci si accorge dei pluviometri, un problema che per decenni non è stato affrontato». Il presidente si schiera dalla parte di Tansi: «La Protezione civile non è un problema ma un pilastro. Nessuno può negare il salto di qualità fatto in questi tre anni, e questo è anche per merito di Tansi, che ha introdotto grande trasparenza nell’utilizzo degli strumenti. Non sto facendo idolatria, Tansi ha anche i suoi difetti. Uno di questi è che fa troppo uso della vetrina mediatica e io gli ho consigliato di essere più parsimonioso».
Proprio su questo aspetto si concentra la bordata di Mimmo Tallini (Fi), che attacca il capo Prociv: «Ogni giorno pubblica sui social proclami contro la classe politica e burocratica della Regione». Stesso appunto da parte di Fausto Orsomarso (Fdi), che a Tansi chiede «comportamenti più composti». “Inviti” evidentemente non accolti, dal momento che negli stessi minuti in cui Oliverio lo difendeva, Tansi è tornato all’attacco con un post (poi rimosso) su Facebook: «In vista del mio rinnovo un certo Tallini mi attacca. Il vecchio vuole ripristinare il vecchio andazzo nella Protezione civile?».
Anche Giuseppe Giudiceandrea (Dp) è dalla parte della Prociv, gestita «magistralmente» da Tansi: «Si cercano responsabilità che non esistono, nemmeno un pluviometro ogni dieci metri sarebbe stato sufficiente, non ci sarebbe stato il tempo di dare l’allarme a chi era nel Raganello». Nell’affrontare la tragedia, concorda Orlandino Greco (Oliverio presidente), «non servono capri espiatori», quanto «un’analisi rigorosa per dare certezza su quanto avvenuto e sul tema della sicurezza in Calabria».

L’assessore regionale Francesco Russo

RUSSO: SERVE UN MILIARDO «Per mettere in sicurezza le opere calabresi serve un miliardo». Il vicepresidente della giunta, Francesco Russo, apre così la sua relazione sulle emergenze ambientali e ripropone la necessità di aprire «un tavolo di confronto con il ministro Toninelli» al fine di avviare «un piano straordinario per le infrastrutture». La Regione deve però «fare uno sforzo» sulle risorse da investire, perché «non possiamo aspettare che qualcuno ci aiuti». I costi, elencati da Russo, sono ingenti: 50mila euro a chilometro per la rete stradale, più di un miliardo per ponti e viadotti. L’obiettivo della messa in sicurezza, secondo il vicepresidente, deve però essere portato avanti anche con una «interlocuzione con l’Unione europea, perché non possiamo non intervenire su opere che hanno più di 50 anni».
«Noi – spiega Russo – abbiamo il dovere di innescare il processo: realizzeremo tutti i progetti di fattibilità per essere pronti» a ricevere gli eventuali finanziamenti.

ONDA EMOZIONALE Per realizzare tutti questi obiettivi e mettere a punto le «scelte strategiche», dice Russo, non si può agire «sull’onda emozionale», così come «la definizione del rischio» non può avvenire sulla scorta delle opinioni «degli influencer». A parere del vicegovernatore, bisogna invece «avere davanti la tragedia del terremoto del 1908 e avere la capacità di realizzare una sinergia tra le migliori competenze tecniche che abbiamo. Questa è la strada da perseguire, quella che i cittadini vogliono e ci chiedono. E noi non possiamo che ascoltare le persone che stanno accanto a noi. Sul rischio non si scommette. E dunque dobbiamo essere pronti, se sarà il caso, a condizionare qualunque scelta sulla prossima programmazione».
Tra le priorità elencate da Russo ci sono i piani di monitoraggio da realizzare sui flussi di traffico e sulle opere e dunque «una fase di ispezione per avere una idea delle condizioni di rischio delle opere».

PRIORITÀ «L’attenzione posta dalla Regione sul rischio infrastrutturale – aggiunge Russo – è stata molto forte, a prescindere dall’impatto mediatico sulle comunità che, necessariamente, ha messo al primo posto la questione della sicurezza». Il vicepresidente rimarca «la politica decisa, forte» messa in atto dalla Cittadella, che ha permesso alla Calabria di essere «la prima regione d’Italia per l’edilizia scolastica, con interventi già effettuati su oltre 500 scuole». Per il vice di Oliverio, dunque, «si può parlare di un “Modello Calabria” frutto di scelte precise».

GLI INTERVENTI Giuseppe Aieta (Pd) elogia il «lavoro strategico della giunta», ma sottolinea la necessità «di ascoltare di più i territori che oggi ci chiedono di mettere il turbo». L’invito al confronto rivolto a Oliverio da circa 200 sindaci rappresenta perciò «la voglia di avere una interlocuzione più fitta con il governatore, un segnale positivo e di civiltà politica». Franco Sergio (Moderati) chiede al Consiglio di prendere un «impegno con i calabresi», quello di «investire e abbattere, con gli strumenti finanziari a disposizione, tutte le problematiche relative al dissesto idrogeologico calabrese».
Per Orsomarso, è «necessario definire le priorità di intervento, attraverso l’approvazione di un piano che dovrà valere per gli amministratori regionale presenti e futuri e che preveda il coinvolgimento degli organi professionali e un confronto serrato con il governo». «La prevenzione è determinante per non dovere più assistere ai drammi di cui discutiamo oggi e per avere una Calabria che sa prendersi le sue responsabilità e una politica che sa scegliere», osserva Mimmo Bevacqua (Pd), che in un passaggio ricorda la guida Antonio De Rasis, morto nella tragedia del Pollino.
Tallini, invece, critica la tempistica scelta dai vertici dell’Astronave: «Con una convocazione immediata, avremmo potuto dare l’immagine di un Consiglio pronto a riunirsi anche in pieno agosto per mandare un sos sulla realtà della nostra regione. Il dibattito di oggi arriva tardi, quando i riflettori sulla tragedia del Raganello si sono già spenti». «La Calabria – puntualizza Alessandro Nicolò (FdI) – ha bisogno di interventi speciali per evitare eventi catastrofici come quello di Genova». Quanto agli interventi sismici nelle scuole, Giuseppe Pedà (Cdl) auspica un «monitoraggio costante per supportare gli enti locali, perché questo è il tema fondamentale dell’intera edilizia pubblica».

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