ASSEMBLEA ANTIRAZZISTA (E PRO LUCANO) A REGGIO

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I manifestanti hanno mostrato solidarietà al sindaco di Riace e programmato un incontro a Roma per il 15 dicembre. Aboubakhar: «Dobbiamo unire quel che stanno cercando di dividere»

Una manifestazione nazionale il 15 dicembre a Roma per rivendicare «diritti per tutti, a prescindere da nazionalità e provenienza», un percorso di assemblee per costruirla, una campagna di sottoscrizioni per permettere a tutti di parteciparvi. Si è chiusa con un obiettivo chiaro e un programma di lavoro sui territori serrato l’assemblea nazionale antirazzista, convocata oggi a Reggio Calabria per mostrare vicinanza e solidarietà a Riace e a Mimmo Lucano, che per tutti rimane il sindaco del paese dell’accoglienza, nonostante la sospensione disposta dalla prefettura. «Abbiamo deciso di spostare l’assemblea qui perché laddove le contraddizioni ci sono, bisogna starci», spiega Aboubakhar Soumahoro, dirigente dell’Usb.

 

L’ORGOGLIO DELLA PRIMA LINEA Trattenuto a Catanzaro, Lucano non ha potuto essere fisicamente presente, ma – ha detto intervenendo telefonicamente – «con il cuore, con l’anima sono con voi perché condividiamo gli stessi ideali, che non moriranno mai». E promette «saremo sempre in prima linea. Possiamo essere minoranza, possiamo non avere grandi prospettive elettorali, ma siamo e saremo sempre in prima linea contro il fascismo, contro l’odio, contro la violazione dei diritti umani, contro questa deriva di destra che sta vivendo l’Italia».

RETE AMPIA E INTERNAZIONALE E la prima linea che si sta costruendo è estremamente variegata, diffusa su tutto il territorio nazionale e con fortissimi legami con gli altri movimenti in Europa. Più si moltiplicano  gli attacchi e le manifestazioni di razzismo, intolleranza, odio nelle piazze e nei palazzi della politica, più la rete che è pronta a schierarsi in prima linea si espande. Dall’Usb ai sans papier francesi, dai centri sociali milanesi alle realtà che da decenni lavorano a Rosarno, passando per femministe, comitati territoriali, gli “avvocati militanti” della Mga. Queste non sono che alcune delle realtà che animano la rete e oggi, nonostante le difficoltà logistiche che un’assemblea a Reggio Calabria comporta, hanno inviato i propri rappresentanti all’assemblea.

L’IMPORTANZA DEL NO Alla base, una piattaforma chiara e un sentire comune. «Noi – dice in chiusura Aboubakhar Soumahoro – dobbiamo unire quello che loro stanno cercando di dividere. In Italia non si usa il termine “apartheid” ma oggi assistiamo sempre più ad una progressiva segregazione sociale e razziale. E noi diciamo “No”. Bisogna partire da questo “No” che significa ricordare che abbiamo una Costituzione antifascista e che la vogliamo difendere. E a chi dice “prima gli italiani” rispondiamo “prima gli sfruttati” qualunque sia il colore o la provenienza”.

LA DISTRUZIONE DEI DIRITTI È una sintesi di una mattinata di interventi serrati, arrivati da realtà differenti ma unite nella medesima lettura del periodo storico. Creare divisioni, demonizzare lo straniero – affermano tutti – serve solo per attaccare i diritti di tutti. Negare diritti a chi viene da altri Paesi, significa preparare il terreno per distruggere i diritti di tutti gli ultimi. È questo il momento politico che – spiegano – l’Italia sta vivendo. E viene guardato con preoccupazione anche dall’estero.

L’UNIONE DEGLI SFRUTTATI Durissima la condanna di «tutte le forme di violenza fatte ai sindaci, ai migranti, ai sindacalisti cui si assiste oggi in Italia» che arriva dai collettivi francesi dei sans papier. «Dobbiamo dimostrare che noi ultimi possiamo lottare insieme. La prima cosa è la giustizia sociale: l’Italia non è razzista, in Italia stanno creando il razzismo. Il signor Salvini sta mettendo il popolo italiano in pericolo, diffondendo odio. Il 15 dicembre facciamoci sentire con una sola voce, e insieme possiamo vincere» dice Yacouba del Cipsm (Coalition Internationale des Sans-Papiers, Migrant-e-s, Réfugié-e-s et Demandeurs d’asile).

LAVORATO: «DOBBIAMO COMBATTERE CONTROVENTO» Durante l’assemblea prende la parola anche Peppino Lavorato, ex deputato Pci e in passato sindaco comunista di Rosarno, vero monumento della sinistra calabrese. «Migliaia di ragazzi hanno riempito le piazze e le assemblee a Riace e in tutta Italia. C’è la speranza di un nuovo movimento di lotta, che sappia colmare il vuoto lasciato da quelle organizzazioni politiche e sociali che erano nate molto tempo fa per creare fratellanza tra i popoli, e adesso sembrano non esserci più sulla scena.
In questo vuoto si sono inseriti i movimenti fascisti e razzisti: nella disperazione che c’è oggi e nella preoccupazione per l’avvenire, in questa paura si riaffacciano nelle persone paure antiche, istinti primordiali di difesa. A questi si rivolge la propaganda fascista e razzista: vogliono riportarci all’uomo della caverna, quello che millenni di istruzione, cultura e confronto avevano limato e trasformato nell’uomo sociale. Dobbiamo combattere controvento per riconquistare quei principi di libertà per cui siamo nati. Loro vogliono dividere i disperati delle nostre terre da quelli che arrivano da fuori: noi dobbiamo lottare per unirli, per sconfiggere i poteri dominanti che sono, loro sì, la causa di tutte quelle sofferenze».

LEGALITÀ NON È SINONIMO DI GIUSTIZIA  Ed espressione dei poteri dominanti – spiega Cosimo Matteucci, avvocato della Mga – è anche la legalità che spesso viene sbandierata per giustificare qualsiasi attacco ai diritti dei più deboli. «La legalità è sempre un prodotto del potere, e non è sinonimo di giustizia. Cosa accade quando la legge non è più giusta? La disobbedienza è l’unico strumento che abbiamo: questo è ciò che esce anche dal mondo forense. Siamo tutti quanti poveri: questa è la chiave di lettura che ci permette di superare tutte le distinzioni, per fare un blocco sociale per difendere i diritti di tutti. Tutto quello che sta nascendo in Italia ha le radici piantate saldamente nel conflitto sociale, nelle classi sociali».

DISOBBEDIRE PER RESISTERE «Disobbedire alle leggi ingiuste è l’unica pratica che si può portare avanti oggi» concordano dal Cantiera, centro sociale milanese che parla tramite Sersm. «La dignità umana, i desideri, l’autodeterminazione sono le chiavi per cambiare l’ordine delle cose. Colpire Riace – sottolinea – è stato come colpire noi, che abbiamo provato a riaprire case vuote e ricostruire comunità meticce, mettendo da parte le differenze». La stessa voce che arriva da Napoli con Maurizio Coppola dell’Ex Opg, che dice «Riace è un esempio per rimettere insieme gli sfruttati: quando scendiamo in piazza e creiamo conflitto contro le politiche sui migranti, stiamo scendendo in piazza per tutti noi. Saremo in piazza il 15 dicembre, per creare questa connessione fondamentale».

APPUNTAMENTO IL 15 DICEMBRE Per questo la manifestazione del 15 dicembre a Roma ha un profilo chiaro. «Deve essere – conclude Aboubakhar Soumahoro – un appuntamento non solo dei migranti, ma anche degli studenti, dei precari, dei disoccupati, di chiunque voglia costruire la catena umana antirazzista, per la regolarizzazione dei migranti, per la giustizia sociale, contro uno Stato che vuole violare quelle convenzioni internazionali che aveva firmato. Per il lavoro, per il reddito, per la regolarizzazione, per salvaguardare quei principi che sono alla base della civiltà».

Alessia Candito

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