GUERRA DI MAFIA IN EMILIA, 30 ANNI AL BOSS SARCONE

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Due condanne in rito abbreviato a 26 anni dai delitti Vasapollo e Ruggiero. Otto anni al pentito Antonio Valerio. Omicidi maturati nello scontro dei clan storici con gli scissionisti. Per la Dda il mandante è Nicolino Grande Aracri

Dopo 26 anni sono arrivate ieri dal gup del Tribunale di Bologna due condanne per le morti di Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero, uccisi nel 1992 a Reggio Emilia e a Brescello. Nel giudizio con rito abbreviato, il boss della ‘ndrangheta Nicolino Sarcone, considerato l’uomo al vertice dell’organizzazione scoperta dall’inchiesta “Aemilia”, è stato condannato a 30 anni, mentre al pentito Antonio Valerio ne sono stati comminati otto, grazie al riconoscimento della collaborazione con la giustizia. La notizia è stata riportata da alcuni quotidiani locali.
Il gup Gianluca Petragnani Gelosi ha sostanzialmente accolto le richieste dell’accusa, la pm della Dda Beatrice Ronchi, che aveva chiesto 30 anni per Sarcone e 12 per Valerio. Altri quattro imputati, invece, hanno scelto il rito ordinario e sono stati rinviati a giudizio: sono il boss Nicolino Grande Aracri, Angelo Greco, Antonio Ciampà e Antonio Lerose. Il processo comincerà il 12 febbraio, davanti alla Corte D’Assise di Reggio Emilia.
Per gli inquirenti i due delitti devono essere collocati in una guerra di mafia: da una parte le famiglie Dragone, Grande Aracri, Ciampà e Arena, dall’altra gli “scissionisti” Vasapollo e Ruggiero. Secondo la Dda Nicolino Grande Aracri sarebbe il mandante dei due omicidi insieme ad Antonio Ciampà, altro capo cosca di Cutro. Nicolino Sarcone è considerato invece l’esecutore materiale dell’omicidio di Vasapollo, mentre il pentito Valerio si è autoaccusato di aver partecipato all’assassinio di Ruggiero.

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