Ven. Gen 22nd, 2021

Le parole di Maria Grazia Laganà alla commemorazione per l’uccisione del marito, Francesco Fortugno. Irto: «Fu un attentato al cuore della democrazia nella nostra regione»

Nel segno dello sport e della legalità si è svolta a Locri la manifestazione commemorativa in ricordo di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria assassinato dalla ‘ndrangheta il 16 ottobre del 2005.
L’evento, come di consueto, ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni, forze dell’ordine e naturalmente tantissimi giovani, veri protagonisti di di un appuntamento che da 13 anni coniuga legalità, cultura e impegno civile.
Ospiti d’eccezione della giornata due testimonial sportivi di primissimo piano, appartenenti di un prestigioso gruppo sportivo, quello delle Fiamme Oro della Polizia di Stato: Valentina Vezzali, da molti considerata la più grande schermitrice di sempre, vincitrice tra l’altro di 6 medaglie d’oro alle Olimpiadi, 16 ori mondiali, 13 ori europei, 5 ori alle Universiadi e 2 ori ai Giochi del Mediterraneo e Francesco D’Aniello, tiratore al volo della specialità double trap, che vanta nel suo palmares un argento olimpico, tre ori e un argento ai Mondiali e un oro agli Europei.
Dopo la santa messa officiata dal vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, nella cappella dell’ospedale di Locri, si è svolta la deposizione della corona da parte delle Istituzioni dello Stato a Palazzo Nieddu alla presenza, fra gli altri, del Comandante in seconda della Guardia di Finanza, Filippo Ritondale.
La manifestazione è poi entrata nel vivo con la tavola rotonda ospitata dal liceo Scienze umane e Linguistiche di Locri “Giuseppe Mazzini”, dal titolo “Sport e Legalità. Avversari sempre, nemici mai” alla presenza di Maria Grazia Laganà Fortugno, vedova del vicepresidente del Consiglio regionale calabrese, Valentina Vezzali, Francesco D’Aniello, del presidente del Coni Calabria, Maurizio Condipodero e del Generale di brigata della Guardia di finanza, Raffaele Romano.
Il dibattito, coordinato dal giornalista Rai Antonio Lopez, ha preso il via dopo i saluti istituzionali di Francesco Sacco, dirigente scolastico istituto “Mazzini” di Locri, Nicola Irto, presidente del Consiglio regionale della Calabria, Anna Rosa Sofia, assessore all’Istruzione del Comune di Locri e Francesco Russo, vicepresidente della Regione Calabria.
D’Aniello: «Lo sport regala sempre emozioni fortissime e così è stato anche per me, ovvero il coronamento di un percorso fatto di impegno e sacrificio. Ogni disciplina sportiva insegna prima di tutto il rispetto delle regole, lo sport è educazione e formazione e aiuta in modo straordinariamente efficace ad apprendere i valori essenziali del vivere civile. E’ una continua sfida con se stessi, l’invito a mettersi in gioco, ad affrontare la vita con coraggio e determinazione».
Vezzali: «Essere a Locri è molto importante, perché la partecipazione è il modo migliore per promuovere legalità e impegno civile. Nella mia vita ho avuto la fortuna di incontrare educatori e maestri eccezionali e credo che si debba sottolineare, prima ancora delle gesta dei campioni, il valore e la centralità della formazione. Da soli non si va da nessuna parte, insegnanti, formatori, educatori sono figure irrinunciabili. La scherma per me è stata una scuola di vita e molti ragazzi che hanno condiviso con me il percorso sportivo, sono diventati atleti di grandissimo livello ma soprattutto persone dotate di coraggio e con degli obiettivi di vita chiari. Ogni ragazzo ha un sogno e su questo occorre lavorare, con impegno e rispetto nei confronti degli altri. Nella scherma iniziamo con il saluto e terminiamo con una stretta di mano perché l’avversario è fondamentale per poter lavorare su noi stessi e confrontarci con i nostri limiti. Lo sport insegna a progettare la vita obiettivo su obiettivo. Dopo la seconda Olimpiade vinta ho deciso di diventare mamma ma ho sempre voluto fare anche l’atleta. Anche questa è stata una piccola, grande sfida che sono riuscita a vincere. Essere portabandiera è stato un grandissimo orgoglio, un momento altissimo che mi ha fatto riflettere sull’importanza di essere un esempio. Il nostro Paese è in un momento difficile, specie per i giovani, ma come comunità possediamo le risorse per uscire da questa fase negativa».
Condipodero: «Vezzali e D’Aniello hanno lanciato messaggi importanti, focalizzando un concetto fondamentale che è il rispetto. L’esempio è un altro fattore imprescindibile di cui oggi la società ha bisogno, in ogni contesto. Per questo è necessario rilanciare l’impegno, in primis delle istituzioni, per la crescita dello sport. Abbiamo intrapreso un percorso nuovo nella nostra regione, con l’obiettivo di far tornare i giovani alla pratica sportiva e alle discipline di base».
Romano: «Ripartire dai giovani è la priorità, il nostro corpo non a caso crede moltissimo nella formazione sportiva giovanile. Formazione che pone le sue basi sui valori della legalità, della lealtà, dell’uguaglianza e del rispetto delle regole. Sport dunque come scuola di vita e straordinario strumento educativo anche nell’ottica del miglioramento degli standard qualitativi di vita».
La giornata si è conclusa con la deposizione della corona al cimitero di Locri da parte del Presidente del Consiglio regionale.

«LA POLITICA HA DIMENTICATO LA LOTTA ALLA ‘NDRANGHETA» Il ringraziamento ai giovani che come ogni anno si sono resi protagonisti di un bel momento di partecipazione, ai rappresentanti delle forze dell’ordine in particolare ai campioni delle Fiamme Oro della Polizia di Stato, Valentina Vezzali e Francesco D’Aniello e un richiamo forte ai temi dell’attualità che interessano da vicino la legalità e la lotta alla ‘ndrangheta. Questi alcuni dei passaggi principali della relazione introduttiva con cui Maria Grazia Laganà ha aperto a Locri i lavori della manifestazione commemorativa in ricordo del marito.
«Nell’organizzare la commemorazione di Franco, – ha detto Laganà – ho sempre scelto di rivolgermi ai giovani. Una decisione dettata da due motivi di fondo. Il primo è un simbolico atto di gratitudine verso quegli studenti che, all’indomani dell’omicidio, scesero in piazza a migliaia, dietro uno striscione bianco, sfidando la ‘ndrangheta e le forze oscure che decisero l’uccisione di mio marito, e spezzando la cortina dell’omertà. Fu la più grande mobilitazione spontanea che si ricordi contro le mafie in Calabria. Il secondo motivo è la volontà di contribuire, generazione dopo generazione, alla creazione di una nuova classe dirigente, consapevole della pericolosità della criminalità organizzata e disposta a lottare contro di essa per eradicare il male più profondo della nostra terra».
Rivolgendosi ai due campioni che hanno voluto essere presenti a Locri, Valentina Vezzali e Francesco D’Aniello, Laganà li ha definiti due personaggi che «incarnano, ai massimi livelli, tanto i valori olimpici quanto quelli delle Istituzioni: infatti, hanno servito e servono l’Italia da sportivi e da poliziotti delle Fiamme Oro. Come servono l’Italia, da militari e da sportivi, gli atleti del gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, di cui oggi è presente il comandante, generale Raffaele Romano, che ringrazio di cuore».
Sui temi dell’attualità la vedova Fortugno ha poi evidenziato come «sia necessario concentrare l’attenzione sulle questioni che, a mio avviso, restano gravi e urgenti e di cui, purtroppo, mi sembra non si stia parlando più. A cominciare dalla lotta alla ‘ndrangheta su cui, negli ultimi mesi, abbiamo registrato una cortina di silenzio e immobilismo, se si eccettua il lodevole, generoso, commovente impegno di magistratura e forze dell’ordine che continuano nel loro lavoro, pur con una limitatissima disponibilità di uomini e mezzi».
«Credo, ed è questo il messaggio più importante che ritengo di dovere lanciare oggi, che si stia assistendo – ha aggiunto Laganà – a un pericoloso calo di attenzione sulla lotta alla ‘ndrangheta. E mi riferisco a tutte le parti politiche, nessuna esclusa. Sono molto preoccupata, perché questo tema sembra essere uscito dall’agenda di tutte le forze in campo, distratte da altre battaglie e da altri argomenti al centro dello scontro politico».
Parlando della Locride, «territorio sofferente e povero», l’ex parlamentare ha fatto riferimento alle tante e complesse questioni irrisolte. Dalla situazione dell’ospedale, che di fatto ormai da anni non riesce a garantire il diritto costituzionale alla salute dei cittadini e su cui «deve essere davvero tempo di resistenza civile», al sottosviluppo economico, passando per «l’isolamento e l’arretratezza delle infrastrutture: la vicenda del viadotto dell’Allaro ne è l’ennesima insopportabile conferma».
Infine un appello rivolto ai ragazzi: «La partita più importante, quella per per il bene comune e la legalità, la vinceremo insieme se saremo capaci di essere uniti come una squadra».

L’INTERVENTO DI IRTO «Sono qui, perché è mio dovere esserci dove la barbarie della criminalità ha lasciato la cicatrice più profonda nel corpo della società e della democrazia calabresi; ma sono qui anche perché credo che ciascuno di noi, in prima persona, debba impegnarsi nella battaglia per la completa riaffermazione del principio di legalità sul nostro territorio». Lo ha affermato il presidente del consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, intervenendo a Locri alla cerimonia di commemorazione di Francesco Fortugno, vicepresidente dell’Assemblea regionale, assassinato il 16 ottobre 2005: «Un uomo mite, ucciso dalla criminalità organizzata in quello che è stato il più grave delitto politico-mafioso della storia calabrese e che si è configurato come un vero e proprio attentato al cuore della democrazia nella nostra regione».
Irto, parlando a una platea di studenti al liceo Mazzini della città jonica, ha affermato di apprezzare «il coinvolgimento del mondo studentesco, che all’indomani di una terribile domenica di 13 anni fa, si ritrovò spontaneamente e diede vita a quella che ormai è entrata nei libri di storia contemporanea come la “Primavera di Locri”. Assieme a quei ragazzi, quel giorno, c’ero anche io. Ma oggi non possono più bastare i ricordi perché è forte il rischio di rimanere stritolati tra l’oppressione mafiosa e la deriva di una democrazia illiberale e autoritaria. Per questo è indispensabile costruire una nuova classe dirigente. Dobbiamo passare dalla rievocazione della Primavera di Locri alla spinta verso una nuova Primavera calabrese».
«Una Primavera – ha aggiunto il presidente del consiglio regionale – nella quale chi è chiamato a governare deve porre in essere riforme e azioni mirate a trattenere in Calabria le energie migliori, dando loro il diritto di scegliere se partire o restare. In Consiglio regionale lo stiamo facendo, tagliando i costi della politica e mettendo le risorse risparmiate a disposizione della cultura e del diritto allo studio. Ma soprattutto, dobbiamo dar vita a una Primavera nella quale i giovani riscoprano il desiderio di impegnarsi per il bene comune, la volontà di essere protagonisti del cambiamento, il coraggio di esporsi e di fare politica».
Nel corso del dibattito sul tema “Sport e legalità” Nicola Irto ha definito l’attività sportiva «un formidabile strumento di condivisione di valori positivi e di socialità, la principale agenzia educativa assieme alla scuola. Essa tempra il carattere e forma a ciò che di più importante esiste: l’assunzione di responsabilità. Insegna a vincere e soprattutto a perdere, perché la lezione della sconfitta è di gran lunga più importante dell’ebbrezza del successo». Al contempo lo sport «educa alla convivenza con gli altri e alla cooperazione per il raggiungimento di un obiettivo condiviso. Che sia uno scudetto, o una coppa, o il progresso della nostra comunità, poco cambia: o si vince da squadra o si soccombe individualmente». «I risultati che il mondo dello sport ha regalato e continua a portare alla Calabria – ha concluso Irto – ci dimostrano come la nostra regione possa farcela ad essere attrattiva e competitiva. Adesso dobbiamo il dovere di fare lo stesso in ogni altro ambito della vita associata. Sarà questo il modo migliore per non disperdere la memoria di Fortugno».

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