MIGRANTI, CALABRIA A DUE FACCE TRA SPERANZA E SCHIAVISMO

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Presentati i dati regionali dell’annuale dossier: aumenta il numero degli stranieri, si riduce quello degli italiani. Il contrasto tra il positivo impatto nella scuola e nell’imprenditoria e l’inferno nelle tendopoli. A Lamezia una classe con 30 bambini cinesi e 4 italiani. Robbe: «L’emergenza è più costruita che reale»

Il “bianco” e il “nero” dell’immigrazione in Calabria. L’annuale Dossier 2018 curato da “Idos”, in partenariato con “Confronti” e con la collaborazione dell’Unar, consegna un quadro del fenomeno con luci e ombre a livello regionale: in sintesi, è grazie alla presenza di studenti stranieri che diverse scuole in Calabria ancora possono esistere, ma nel nostro territorio si registrano anche spie drammatiche come lo sfruttamento, ai limiti dello schiavismo, degli immigrati in agricoltura e l’”inferno” della tendopoli di San Ferdinando.

 

PIÙ STRANIERI, MENO CALABRESI In linea generale c’è un saldo negativo tra immigrazione ed emigrazione, nel senso che i calabresi che hanno abbandonato la nostra terra – 405mila secondo i dati Aire – sono più numerosi degli immigrati che arrivano qui. Dice il rapporto: «La popolazione straniera in Calabria al 31 dicembre 2017 conta 108.494 residenti, pari al 5,5% della popolazione complessiva, rispetto a un valore che cinque anni prima era attestato al 4,4%. Da un lato gli stranieri residenti risultano in forte crescita (5.670 in più rispetto al 2016, con un guadagno nell’ultimo quinquennio di circa 22mila unità), dall’altro la popolazione autoctona fa registrare un costante decremento (pari a poco meno di 45.900 persone rispetto al 2013), verosimilmente imputabile ai bassi livelli di fecondità e alla ripresa dei flussi migratori dei giovani calabresi verso il Centro-Nord Italia e verso l’estero». Il dossier censisce anche i titolari di protezione, rilevando che «quelli presenti nelle strutture di accoglienza all’1 dicembre 2017 erano circa 7.600, con un incremento rispetto all’anno precedente di 384 unità (di questi 2.619 accolti negli Sprar e 4.179 nei Cas). Nello stesso anno i posti attivi nella rete Sprar regionale erano complessivamente 3.507, il 17,4% in più rispetto all’anno precedente, per un numero di progetti attivi pari a 115, di cui 15 per minori non accompagnati». Prendendo a esame l’anno 2017, il rapporto ovviamente non fa cenno al caso Riace e alle ultime vicende che hanno coinvolto il sindaco Mimmo Lucano e messo a grave rischio il suo modello d’accoglienza, comunque non affrontato nel dossier se non in via indiretta.

MIGRANTI: CONFERENZA STAMPA CON OLIVERIO, ROSSI E LUCANO

I presidenti delle regioni Toscana e Calabria, Enrico Rossi e Mario Oliverio, insieme al sindaco sospeso di Riace Domenico Lucano ed al parroco di Vicofaro (Pistoia) don Massimo Biancalani, terranno una conferenza stampa sabato prossimo alle 11.30 nella Sala Oro della Cittadella a Germaneto di Catanzaro. Al centro dell’incontro il tema dell’accoglienza.

 

SCUOLE APERTE GRAZIE AGLI IMMIGRATI Ma lo studio “Idos” non manca di evidenziare anche aspetti positivi legati all’immigrazione per la Calabria. Il dossier infatti rimarca come «i minorenni stranieri hanno acquisito nel corso degli anni un peso sempre più importante nella crescita demografica della popolazione calabrese», se è vero che «i minorenni nell’ultimo anno, a fronte di un calo generalizzato dei titolari di permesso di soggiorno, sono aumentati in termini assoluti di 312 unità (+3,2%). Questo incremento è dovuto, verosimilmente, ai ricongiungimenti familiari e in parte alle nuove nascite, ma a incidere è anche la presenza in Calabria di molti minori stranieri non accompagnati (la Calabria è al secondo posto in Italia dopo la Sicilia), passati da 1.126 del 2015 a 1.443 del 2017». Ma «oltre ai benefici demografici» secondo il report «i giovanissimi stranieri hanno consentito e consentono tuttora di mantenere aperte diverse scuole in Calabria; si pensi che nell’anno scolastico 2017/18 presso la scuola primaria di Sant’Eufemia Lamezia Terme è presente una classe con 34 bambini di cui 30 sono di nazionalità cinese e 4 italiana. La scuola rappresenta un primo e importantissimo luogo di integrazione, in quanto sempre più caratterizzata da classi multietniche e da un numero considerevole di studenti stranieri portatori di culture e confessioni religiose diverse. I dati Miur riferiti all’anno scolastico 2016/17 mostrano che – annota il report – sono più di 12.400 gli studenti stranieri iscritti nelle scuole della regione».

LO SFRUTTAMENTO AI LIMITI DELLO SCHIAVISMO In chiaroscuro il capitolo sul lavoro. Nel dossier si fa presente che «nel corso del 2017 sono risultati occupati in Calabria 39.010 stranieri (oltre 9mila nel lavoro domestico), pari al 7% del totale degli occupati», anche se con una retribuzione media inferiore a quella di un italiano (742 euro contro 1.032 euro), mentre i disoccupati stranieri sono oltre 9.500 (6,5% del totale). Positivo il dato delle imprese condotte da immigrati, che continua a crescere (+2.7%) «confermando e rafforzando il ruolo strutturale che queste attività giocano nel tessuto imprenditoriale della regione». Tuttavia – rimarca il dossier – «in uno degli asset produttivi più significativi della Calabria, l’agricoltura, si gioca una delle distorsioni del fenomeno migratorio. L’effetto congiunto di fattori come il peso della grande distribuzione e della criminalità organizzata, l’elevata incidenza del fattore lavoro sui costi aziendali e il carattere prevalentemente stagionale della domanda, le procedure di collocamento e le politiche migratorie di ingresso hanno generato la necessità di una forza lavoro a basso costo che sembra avere trovato nella condizione di vulnerabilità dei migranti Il suo grado di soddisfazione». Su scala regionale, il report rileva che «in Calabria lo sfruttamento lavorativo ha assunto carattere strutturale nelle aree a maggiore vocazione agricola (le Piane di Gioia Tauro, Sibari e Lamezia Terme), con derive di lavoro para-schiavistico e di tratta come comprovato da numerose inchieste giudiziarie. Nella sola area tra San Ferdinando, Rosarno e Taurianova si stima risiedano, in diversi insediamenti informali più volte finiti tragicamente all’ordine delle cronache internazionali, circa 3.000 lavoratori, in buona parte – spiega il dossier – immigrati regolari che si offrono come braccianti stagionali in assenza di alternative di lavoro». Secondo gli estensori del report, tuttavia, «la nomina da parte del ministero dell’interno di un commissario straordinario per risolvere l’estremo stato di degrado e allarme sociale della tendopoli di San Ferdinando, l’entrata in vigore della legge 199 del 2016 sul caporalato e la condivisione della questione tra le cinque regioni meridionali possono innescare un processo di inversione della problematica. La priorità – conclude il dossier – è il superamento delle condizioni di precarietà igienico-sanitarie degli insediamenti».

LA PRESENTAZIONE IN CITTADELLA Il Dossier immigrazione 2018 per la parte relativa alla Calabria è stato presentato oggi nella sede della Regione, alla presenza tra gli altri della curatrice del rapporto, Roberta Saladino, referente regionale “Idos”, del dirigente regionale del Dipartimento Politiche sociali, Vito Samà. Ha concluso l’assessore regionale Angela Robbe, secondo la quale «il dato più importante da evidenziare in linea generale è che l’emergenza è più costruita che reale. Non c’è un aumento di flussi, non c’è una incapacità di gestione del fenomeno da parte dell’Italia e dei soggetti competenti in Calabria, anche perché il fenomeno ci ha aiutato a frenare lo spopolamento dei nostri piccoli centri producendo una ricchezza sociale e di contesto, producendo posti di lavoro. Il fenomeno ormai – ha proseguito l’assessore – non è più arginabile, di questo bisogna rendersi conto». La Robbe ha infine osservato: «È nostra intenzione è portare avanti tutto quello che possiamo portare avanti. C’è l’impegno della giunta a garantire la possibilità di proseguire i percorsi di inserimento avviati, e a garantire che questi percorsi siano sempre più capaci di generare integrazione e sempre meno elemento di propaganda e fonte di preoccupazione per la sicurezza dei cittadini».

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