“ORAGATE”, ASSOLTO LO STAMPATORE UMBERTO DE ROSE

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Era accusato di tentata violenza privata per la mancata pubblicazione di un numero de L’Ora della Calabria. Il legale di Luciano Regolo ha revocato la costituzione di parte civile. L’ex direttore: «Non ne sapevo nulla, mi dissocio da questa scelta»

Si chiude con l’assoluzione per Umberto De Rose il processo “Oragate”. De Rose, stampatore del quotidiano “L’ora della Calabria”, era accusato di tentata violenza privata nell’ambito dell’inchiesta sulla mancata uscita di un numero del quotidiano per evitare la pubblicazione della notizia di un’indagine a carico di Andrea Gentile, figlio dell’ex senatore Antonio. Il giudice Manuela Gallo, nel pronunciare la sentenza di assoluzione, ha accolto la richiesta avanzata dal pubblico ministero Domenico Frascino. Conclusa la requisitoria del pm, l’ex direttore del giornale Luciano Regolo (oggi condirettore di Famiglia Cristana) ha ritirato per tramite del suo legale la costituzione di parte civile.

 

TELEFONATE E NOTIZIE La vicenda giudiziaria da subito si mescolò con le sorti del quotidiano calabrese. La telefonata tra Umberto De Rose e Alfredo Citrigno sull’opportunità di pubblicare la notizia ha costituito il fulcro dell’indagine e ha monopolizzato le cronache dei giorni successivi. Nel corso delle udienze, al banco dei testimoni si sono avvicendati giornalisti e tecnici. I primi intenti a raccontare le ore frenetiche che andarono dalla chiamata alla mancata stampa del giornale, i secondi ammessi al processo per spiegare se il guasto fosse frutto della volontà dello stampatore o meno. Umberto De Rose era difeso dagli avvocati Franco Sammarco e Marco Amantea, assistiti dai colleghi Anna Spada e Paolo Sammarco.

LA SCELTA DI REGOLO Nell’“Oragate” c’è sì la chiamata dello stampatore De Rose ad Alfredo Citrigno, la cui posizione è stata archiviata tempo fa, ma anche la registrazione fatta dall’allora direttore Luciano Regolo. Era stato lui a sostituire Piero Sansonetti e, poco dopo il suo arrivo, l’intera vicenda deflagrò. Al termine del processo, il condirettore di Famiglia Cristiana ha ritirato la costituzione di parte civile; due anni fa nel corso delle udienze celebrate dinnanzi al giudice Gallo, era stato proprio lui a raccontare la notte dell’“Oragate”, riepilogando i contenuti della telefonata tra De Rose e Citrigno che fu lui stesso a registrare e spiegando di essersi rifiutato di togliere la notizia da quell’edizione del quotidiano.

REGOLO SI DISSOCIA DAL PROPRIO LEGALE «Intendo precisare che alcun passo indietro ho fatto e farò nella difesa della libertà di stampa». Così Luciano Regolo dopo aver «appreso a mezzo stampa che il legale che mi rappresenta a mia totale insaputa si è associato alla richiesta di assoluzione di De Rose. Una linea che ovviamente non condivido», scrive il condirettore di Famiglia Cristiana. «Le spiegazioni che lui mi ha fornito – continua – attengono al piano della dottrina giurisprudenziale e alla formulazione del capo di imputazione che sarebbe stata errata, ma tengono francamente in ben poco conto quanto i miei colleghi dell’Ora e io subimmo la notte tra il 18 e il 19 febbraio con la simulazione di un guasto alla rotativa che impedì al giornale di andare in stampa e a noi tutti di veder realizzato il frutto del nostro lavoro».
«Trovo questo epilogo grottesco – chiosa Regolo – dopo 4 anni di lungaggini e strani rinvii, trovo grottesco che si assolva per motivi formali chi soffoca la libertà di stampa perché in 4 anni si sarebbe potuto facilmente procedere in maniera diversa. Attendo solo le motivazioni della sentenza per fare appello e poter fare luce sull’ennesima pagina dubbia in questo processo e nelle tante cose insolite che ho notato nel Tribunale di Cosenza durante questa vicenda per me molto dolorosa».

Michele Presta

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