RIACE: DISPERAZIONE MA ANCHE RABBIA NEL PAESE DI LUCANO. I RIFUGIATI INCERTI SUL LORO FUTURO, QUALCUNO PENSA DI ANDARSENE

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 Riace al primo impatto sembra un paese fantasma il giorno dopo la decisione del Tribunale del riesame che ha revocato i domiciliari al sindaco Domenico Lucano imponendogli però il divieto di dimora. Tra i rifugiati, ma anche tra tanti riacesi, i sentimenti dominanti sono lo sconcerto, l’incredulità ma anche la rabbia. Per molti la vicenda giudiziaria di “papà Mimmo”, come viene chiamato qua Lucano, è destinata a segnare in negativo il futuro dell’esperienza Riace. Un sentimento provato non solo dai migranti, che vedono a rischio la loro permanenza, ma anche dagli stessi riacesi, molti dei quali sono impiegati nelle botteghe artigiane aperte per favorire l’integrazione. Botteghe che sono chiuse dall’agosto scorso per il mancato invio dei fondi ministeriali, il cui inizio risale a due anni fa. Oggi alcune botteghe sono aperte, ma solo per far vedere ai giornalisti cosa vuol dire l’integrazione a Riace. Botteghe in cui lavorano fianco a fianco riacesi, tanti dei rifugiati che
sono passati da qua e quelli che vi si sono stabiliti.

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