RIACE PROVA A RESISTERE (FUORI DALLO SPRAR)

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La circolare del Viminale ha trasformato il paese in un borgo fantasma. Nessuno ha voglia di parlare. Ma Lucano ci crede ancora: «Facciamo ripartire tutto rinunciando ai finanziamenti»

A poco meno di 24 ore dall’arrivo della circolare con cui il Viminale ha ordinato il trasferimento di tutti i migranti, Riace sembra tornato un borgo fantasma. Il sindaco Mimmo Lucano lo guarda dall’alto, sta pensando a una soluzione, e forse, almeno in teoria, l’ha anche trovata. Ma il paese rimane con il fiato sospeso.

 

PAESE FANTASMA Sotto un cielo cupo, che si rompe di tanto in tanto in piogge torrenziali, il paese sembra svuotato di tutti gli abitanti e congelato in una muta rassegnazione. Strade deserte, scuri accostati, bar e negozi chiusi, piazze vuote. Dietro le finestre si sente rumore di stoviglie, le urla di un bambino e quelle della madre che lo sgrida, ma nessuno si affaccia. Nel paese dell’accoglienza oggi le porte sono tutte chiuse.

Non riusciranno a massacrare i nostri ideali, Proveremo a continuare senza contributi esterni. Perché non mandavamo via le persone al termine dei sei mesi? Perché è una regola inumana

CON IL FIATO SOSPESO Sguardo basso, passo veloce, chi cammina per Riace evita di incrociare lo sguardo di chi incontra, sfugge alle domande, si nega. Solo qualcuno si lascia scappare un commento. «Abbiamo paura e siamo confusi. Non sappiamo cosa sarà di noi» dice una donna. Ieri un gruppo di rifugiati è andato sotto casa del sindaco per gridare: «Non vogliamo andare via da Riace. Qui c’è la nostra nuova vita».

La notizia dello sgombero dei migranti da Riace è stata ripresa anche dal Guardian

I TEMPI DEL TRASFERIMENTO Se dovesse diventare esecutivo, il provvedimento che ordina il trasferimento coatto dei rifugiati ospiti del sistema Riace di fatto potrebbe dimezzare la popolazione che abita nel borgo. I richiedenti asilo sarebbero messi di fronte a una scelta difficilissima: uscire dal sistema Sprar o rimanere nel borgo. Non si tratta di una minaccia imminente. La procedura è stata attivata dalla direzione centrale del sistema Sprar ma implica una serie di passaggi: il Comune deve inviare la lista dei richiedenti asili ospitati in paese, le singole posizioni devono essere valutate anche in relazione al progetto in cui sono inserite e al tempo necessario perché termini, devono essere individuati i posti in cui trasferirli. In sintesi, ci vorrà del tempo.

(foto Ansa)

LA PAURA DELLO SPOPOLAMENTO Nonostante questo oggi a Riace c’è apprensione e italiani e migranti sono uniti nella medesima paura. Cancellare i progetti Sprar significa cancellare i posti di lavoro che hanno permesso a tanti riacesi di non lasciare il paese, dimezzare la clientela di botteghe, negozi e bar, spazzare via la ragione che ha portato gente di tutto il mondo a visitare Riace, dunque a dormire, mangiare, consumare a Riace, dando a tanti esercizi commerciali ragione di esistere. Mimmo Lucano dalle finestre di casa sua guarda la pioggia che lava il paese.

LUCANO: «PER SALVARE RIACE USCIAMO DAL SISTEMA SPRAR» «Adesso dobbiamo recuperare l’entusiasmo, ma il modello Riace deve continuare. Non mi pento di quello che ho fatto. Tutto quello che è stato realizzato qui è espressione di un’idea politica, il sogno degli ultimi. Anche io sono ultimo, insieme ad altri costruiamo la nostra emancipazione». L’idea, spiega il sindaco «è di utilizzare tutte le strutture che abbiamo costruito – il frantoio, la fattoria didattica, l’albergo solidale – per far ripartire tutto il sistema, a prescindere dai finanziamenti Sprar». Traduzione, Riace potrebbe sopravvivere a prescindere dal ministero che vuole cancellarla. Quasi un modo per tornare alle origini: «Qui – dice Lucano – in fondo è stata tutta colpa del vento».

Alessia Candito

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