Mer. Mag 12th, 2021

Il Tribunale annulla la sentenza del Tar che autorizzava la costruzione del mega insediamento abitativo a Caraffa, nel Catanzarese. Discussione di merito fissata per il 29 novembre

Nuovo stop a Grassettopoli. Il Consiglio di Stato, con un decreto pubblicato oggi, ha sospeso la sentenza del Tar che, in sostanza, dava il via libera alla costruzione di un mega insediamento abitativo tra le colline di Caraffa, nel Catanzarese.
Il presidente del Consiglio di Stato, Luigi Maruotti, ha congelato l’ultimo pronunciamento del tribunale amministrativo e fissato la discussione di merito per il prossimo 29 novembre, perché «l’urgenza del caso ben può essere posta a base della determinazione della data dell’esame della domanda cautelare nella ordinaria sede collegiale».
Il nuovo giudizio rappresenta un buon risultato per la Regione e per l’Avvocatura (guidata da Gianclaudio Festa e rappresentata nel procedimento dal legale Giuseppe Naimo) e determina un parziale ridimensionamento del progetto della Grassetto, impresa del gruppo Ligresti, e del Comune di Caraffa.

 

GLI STOP La Regione aveva imposto il suo primo “no” a “Grassettopoli” lo scorso maggio, con un decreto che esprimeva parere negativo di Valutazione ambientale strategica, per via del forte impatto del progetto sul territorio, e con cui veniva suggerita la «rilocalizzazione» dell’insediamento. Malgrado la Vas, tuttavia, la Cittadella aveva ribadito che non c’erano più i tempi per bloccare una procedura già ben avviata a causa di alcune inerzie della Regione stessa.
Il penultimo capitolo della vicenda risale al 9 novembre scorso, con il Tar che annulla lo stop firmato dalla Regione e quello successivo del ministero delle Infrastrutture. Secondo la tesi, suffragata dal Tar, del Comune di Caraffa, «all’amministrazione regionale non era consentito, sulla base dei medesimi elementi fattuali presi in considerazione nel parere motivato e in ragione delle criticità già messe in evidenza, intervenire nuovamente sulla procedura» nel senso «dell’incompatibilità ambientale del progetto». Con questo modo di procedere, la Regione avrebbe insomma «ecceduto rispetto alle funzioni attribuitele dalla legge» ed «esercitato poteri di surroga dell’amministrazione comunale». Spettava cioè al solo Comune di Caraffa «la responsabilità di bilanciare i vari interessi in gioco, fermo restando che l’esecuzione delle opere a valle dell’approvazione del Piano integrato è assoggettata alla disciplina posta a tutela dell’ambiente».
Malgrado le censure alla Regione, tuttavia, le prescrizioni che riguardano l’impatto ambientale restano valide e confermate, peraltro, da Legambiente, che ha promesso una «dura battaglia» contro la «colata di cemento» che «non serve alla Calabria e a Caraffa ma solo agli interessi delle lobby e del mattone selvaggio».
Il futuro del progetto è, insomma, una vera incognita. L’unica certezza, per ora, è il nuovo stop deciso dal Consiglio di Stato.

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