Lun. Mag 17th, 2021

La vertenza nazionale proietta previsioni particolarmente preoccupanti per i dipendenti della società e delle tante aziende dell’indotto. Carchidi (Slc Cgil): «Serve chiarezza anche da parte del governo»

Il settore delle telecomunicazioni rischia di implodere anche in Calabria con il gravissimo rischio di un impatto negativo sul piano occupazione. Non solo il comparto del call center vive un momento molto delicato: anche le possibili ricadute territoriali della caotica gestione a livello nazionale del gruppo Tim potrebbero infliggere un colpo durissimo al nostro territorio, con circa 4mila lavoratori in bilico.

LA VERTENZA NAZIONALE La vertenza è anzitutto nazionale. Così la inquadrano le segreterie di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, che a Roma hanno tenuto una conferenza stampa nei giorni scorsi quando è saltato un incontro con il ministro Luigi Di Maio. «A distanza di 18 anni dalla privatizzazione di Telecom Italia, il risultato che viene consegnato al nostro Paese – scrivono unitariamente i sindacati – è un impietoso bilancio negativo. Da un’azienda tra i maggiori player mondiali del settore, presente in diversi continenti e con una avanzata capacità tecnologica, economicamente sana e adeguatamente capitalizzata, siamo passati ad un’azienda concentrata solo sull’Italia e sul Brasile, con un fatturato attuale (circa 19,8 miliardi) sensibilmente più basso di allora (circa 23 miliardi), fortemente indebitata (circa 25,3 miliardi), con minori investimenti e con decine di migliaia di dipendenti in meno. Slc Cgil , Fistel Cisl e Uilcom Uil, di fronte alla caotica situazione della gestione del Gruppo e il contestuale emergere di “voci” su presunti progetti di “spezzatino”, ribadiscono la loro totale contrarietà e la contestuale necessità di difendere il patrimonio industriale, occupazionale e professionale, dell’intero perimetro del Gruppo Tim in Italia, della sua rete, dei suoi assets anche a seguito di eventuali operazioni industriali e societarie che potrebbero determinarsi». Secondo le sigle sindacali «il gruppo Tim, che occupa oggi circa 58.000 addetti nel mondo, dei quali circa 49.300 in Italia cui si aggiunge l’indotto (circa 50.000 addetti), nonostante i colpi subiti in questi ultimi venti anni ha ancora oggi enormi potenzialità ed un altissimo valore strategico per l’Italia. La nuova Tim – proseguono Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil – dovrà garantire scelte di politica industriale coerenti con gli interessi generali del Paese in materia di innovazione, sviluppo digitale e sicurezza delle Reti, dovrà valorizzare, innovare, difendere e sviluppare l’infrastruttura di rete nazionale garantendone l’apertura con una nuova regolamentazione che garantisca le pari opportunità per tutti gli operatori del settore».

PESANTI RIFLESSI IN CALABRIA Gli effetti in Calabria sono potenzialmente devastanti, stando ai dati e alle previsioni dei sindacati, molto preoccupati: nella nostra regione, nel gruppo Tim si contano oltre 800 dipendenti Tim, ai quali vanno aggiunti altri 500 lavoratori di Telecontact (che fa parte del gruppo Tim), e quindi l’indotto dell’impiantistica di rete, cioè coloro che lavorano sulla rete (per la manutenzione, la cablatura, la riparazione di guasti, ecc.) e che sono anche qui oltre 500, e poi tutto il mondo del customer in appalto, i call center che lavorano commesse Tim e che occupano altri 2000 addetti circa.«Siamo a circa 4mila tra lavoratrici e lavoratori calabresi che operano direttamente in Tim o in regime di appalto diretto di Tim», dichiara Daniele Carchidi, segretario generale della Slc Cgil calabrese. «Siamo fortemente preoccupati per quanto apprendiamo dai “rumors” e dalla stampa, visto che né il nuovo Ad recentemente nominato ha avuto il tempo di esplicitare quale sia la sua idea di futuro per l’azienda Tim, né il Governo, che – aggiunge Carchidi – per motivi istituzionali ha rinviato l’incontro previsto lo scorso 22 novembre per avere chiarezza sul futuro della più grande azienda del paese nel comparto delle telecomunicazioni».

L’AUSPICIO DELLA SLC CGIL Il segretario generale della Slc Cgil calabrese aggiunge: «Nella sola Calabria operano circa 1300 addetti (800 circa in Tim e poco più di 500 Telecontact) nel gruppo Tim e altri 2500 operano nell’indotto per commesse dirette, tra impiantistica telefonica e call center. È normale che, qualunque siano le determinazioni aziendali e governative, dovranno essere oggetto di confronto e concertazioni con le parti sindacali, perché ogni scelta determinerà ricadute sul piano occupazionale, sia tra i lavoratori del gruppo Tim che per gli addetti di aziende che operano in regime di appalto diretto. L’auspicio – conclude Carchidi – è che il confronto venga fatto tenendo conto degli effetti sui lavoratori oltre che ridando “normalità” a una azienda che negli ultimi 20 anni ha dilapidato fatturato, investimenti, clienti e oltre 100mila posti di lavoro per la maldestra gestione di una privatizzazione fatta male e gestita peggio».

Ant. Cant.

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