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I SOCIALISTI GUARDANO ALLE REGIONALI: «NÉ COSTOLA DEL PD NÉ CROCE ROSSA DEL CENTRODESTRA»

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A Lamezia il primo seminario del Forum dei riformisti con amministratori e docenti universitari. Principe: «La Cittadella è diventata come la città proibita». Anche Zavettieri boccia la giunta Oliverio: «Fallimentare». Affondo contro prefetti e magistrati

Nella platea di «compagni e amici» riuniti nella masseria “I Risi” a Lamezia non si sono ritrovati solo volti noti della vecchia guardia socialista, ma anche giovani amministratori locali che a quella tradizione politica sono legati o guardano con interesse. E la doppia dicitura rivolta all’uditorio da Sandro Principe in apertura dell’incontro non è casuale: il Forum riformista calabrese non guarda solo ai «compagni» che provengono dal vecchio Psi, ma a chi si riconosce in senso più ampio nel riformismo, anche di matrice cattolica. A fianco a Principe, tra i relatori dell’incontro “Riforme per una nuova regione” c’erano l’avvocato Francesca Straticò, che ha moderato i vari interventi, il docente universitario Francesco Aiello e Saverio Zavettieri, tra i fondatori dell’associazione che si è riunita a Sant’Eufemia per il suo primo seminario. All’iniziativa, durata un’intera giornata con numerosi interventi, hanno partecipato, tra gli altri, anche il presidente del Forum, Cesare Marini, esponenti di area Pd come Antonio Scalzo e Michele Drosi, il “loieriano” Mario Muzzì, l’ex presidente della Provincia di Vibo Francesco De Nisi, il sindacalista della Uil Roberto Castagna, e numerosi politici e (attuali ed ex) amministratori locali come, ad esempio, Paolo Mascaro, Leopoldo Chieffallo, Cosmo Tassone e Pierpaolo Zavettieri.

 

PRINCIPE: «LA CITTADELLA COME LA CITTÀ PROIBITA» «Quelli della mia generazione – ha spiegato Principe – non sono qui per ambizioni personali, ma solo per spirito di servizio e per dare un contributo e un sostegno alle nuove generazioni». Quella attuale è «una fase terribile per la nostra democrazia» e per questo «non possiamo tenere la testa nella sabbia». «La democrazia rappresentativa – ha proseguito l’ex assessore regionale – è sotto attacco. Un parlamentare grillino che conosco di recente mi ha detto: “Come dobbiamo votare ce lo dicono la mattina prima di entrare in aula”». Il discorso poi si è spostato sulla Regione e sulla giunta Oliverio: «La Cittadella – ha attaccato Principe – è diventata come la città proibita, impenetrabile. E se uomini delle istituzioni per farsi ascoltare minacciano di incatenarsi…». Quello che interessa a Principe, comunque, e che quando un «grande soggetto riformista risorgerà, non potrà fare a meno del radicamento sul territorio», e in quest’ottica il «primo appuntamento importante saranno le Regionali e il Forum riformista dovrà essere presente». Ma ovviamente c’è un problema di alleanze: «Dalle cose dette è evidente l’alveo in cui dovremo nuotare. Se in questo alveo ci sono solo pescecani – conclude con chiaro riferimento al centrosinistra – avremo un problema da affrontare. Ma se si tratta di acque limpide sappiamo bene dove stare. Difficilmente potremo avere rapporti con il salvinismo imperante».

«REGIONE POCO SMART E POCO INCLUSIVA» Aiello, docente di Politica economica all’Università della Calabria, ha affrontato la questione dal punto di vista accademico: «È certamente riformista – ha spiegato – interpretare una nuova Regione utilizzando gli strumenti analitici dell’economia. Certamente passando da una legislatura all’altra ciò che è mancato è una strategia di sviluppo. Sicuramente siamo poco inclusivi, non siamo smart e non siamo sostenibili. Servono analisi su ricerca e sviluppo per rendere competitive le produzioni locali, sono necessarie scelte aziendali improntate all’innovazione, non solo su prodotto e processo ma anche su logistica e marketing».
Più da politologo, ovviamente, il ragionamento di Francesco Raniolo, docente di Scienza politica all’Unical, che ha analizzato gli ultimi anni in cui il riformismo ha «alimentato asimmetrie e squilibri invece che risolverli». «Le riforme – ha aggiunto – magari vengono annunciate in tv ma la prima cosa che si fa è demolire ciò che c’era prima. Si sono persi i valori e la competenza, manca lo stile argomentativo e dialogico che c’era in passato. E mancano soprattutto i processi di formazione dei gruppi dirigenti, si è persa la funzione pedagogica dei partiti».
Daniele Vittorio, docente di Economia dello sviluppo all’università Magna Graecia di Catanzaro, ha tra le altre cose spostato l’attenzione sui finanziamenti comunitari, concentrandosi, più che sulla spesa, sulla programmazione: «Gli ultimi dati dicono che la Calabria ha certificato poco più dell’8% della spesa, un dato leggermente superiore alle altre regioni del Mezzogiorno. Ma ha senso – si è chiesto – fingere che la programmazione vada bene in Calabria, quando ci sono da affrontare problemi come la depurazione che sono vere e proprie emergenze?». Vittorio ha anche affrontato il tema del «disimpegno dei governi degli ultimi anni nei confronti della Calabria». Ciò è avvenuto, secondo il docente universitario, «non solo per la debolezza della classe dirigente regionale», ma perché «il problema della Calabria – ha chiosato strappando applausi – è stato affrontato quasi come un problema criminale, da cui tenersi lontani».

«NON SAREMO LA COSTOLA DEL PD NÉ LA CROCE ROSSA DEL CENTRODESTRA» Il suo è stato l’ultimo intervento – ha spiegato scherzosamente – solo perché ha un cognome che inizia con la zeta, ma è chiaro che Saverio Zavettieri è uno dei pilastri del Forum attorno cui si concretizza la reunion dei socialisti calabresi. È certamente soddisfatto del tenore dell’incontro, che ha dato vita a «un confronto libero, tra personalità che hanno comune sentire ma vengono da esperienze assai diverse, rispetto a temi di grande rilevanza, pur non avendo alle spalle una forza politica organizzata». Per Zavettieri «si scrive riforme ma si legge rivoluzione, perché la Regione Calabria è da rivoluzionare». Quella della giunta Oliverio è stata esplicitamente bollata come «esperienza fallimentare»: la Calabria è stata «priva di rappresentanza quando è stata messa all’indice e criminalizzata dai giornali nazionali». «C’è la ‘ndrangheta – ha detto Zavettieri – ma non c’è solo la ‘ndrangheta. Si fa di tutta l’erba un fascio e la Calabria viene marchiata come una regione governata dalla mafia». Poi l’affondo contro i prefetti – «hanno più potere di quanto non ne avessero con il fascismo» – e contro la magistratura, o almeno contro alcuni magistrati che è facile individuare nel suo ragionamento: «Non vedo mai un’uscita sballata di un procuratore della Repubblica che trovi una sorta di contraddittorio, mai nessuno che dica “fai il tuo mestiere e non scrivere libri, non fare business”. Però ho trovato alcuni – è il riferimento, esplicito, a Marco Minniti – che sono d’accordo con la magistratura che indaga Mimmo Lucano e con Lucano e il suo modello d’accoglienza, non lo so come si fa…, a me non convince né l’una né l’altra parte». La «sinistra riformista», secondo Zavettieri, deve insomma «ragionare, e non può riacquistare i valori che ha perso sventolando bandiere da una parte e dall’altra».
Quindi il tema delle scelte elettorali, con uno sguardo esplicitamente rivolto alle Regionali: «C’è almeno un anno di tempo, ma è chiaro che questo Forum non sarà satellite di nessuno. Può aggregare e si confronta alla pari con tutti quanti. Da una parte abbiamo un centrosinistra, o quello che rimane del Pd, ingessato e bloccato; se si sbloccherà ne prenderemo atto e dialogheremo. Dall’altra parte un centrodestra che non si riesce a prefigurare cosa sarà. Il congresso del Ppe ha scavato un solco nei confronti di Salvini e della Lega. MI auguro che Berlusconi segua il Ppe. A tempo debito – è la conclusione di Zavettieri – valuteremo liberamente tutti assieme la strada che dobbiamo assumere, ma non ci aggiungeremo a nessuno. Non saremo una costola del Pd e non saremo la Croce rossa del centrodestra».

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