IL “RITORNO” DI GRASSETTOPOLI

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Il Tar boccia i decreti con i quali la Regione, a maggio, aveva bloccato l’insediamento abitativo a Caraffa. Restano in piedi le prescrizioni sull’impatto ambientale: il caso rimane un rebus

Il ritorno, almeno ipotetico, di Grassettopoli si consuma davanti al Tar di Catanzaro. Che annulla lo stop firmato dalla Regione nello scorso mese di maggio e il successivo “no” del ministero delle Infrastrutture al mega insediamento abitativo progettato tra le colline di Caraffa. L’intricata vicenda amministrativa segna un punto a favore del Comune e della Grassetto, ditta del gruppo Ligresti, ma il quadro complessivo resta ancora piuttosto frastagliato. Se, infatti, i giudici hanno annullato gli atti con i quali l’amministrazione regionale bocciava, di fatto, il progetto, resta in piedi il primo parere della burocrazia, una Valutazione ambientale strategica che, pur considerando l’idea troppo “pesante” sul piano ambientale, dichiarava di non potersi opporre alla realizzazione degli alloggi alle porte di Catanzaro. In teoria – e al netto di un eventuale ricorso al Consiglio di Stato – Comune e impresa potrebbero andare avanti con la costruzione delle residenze.
Questo perché in effetti, la Regione ha già «espresso, previo esame da parte della struttura tecnica di valutazione, il proprio motivato parere, consacrato con il decreto del dirigente generale del Dipartimento Ambiente e Territorio del 30 novembre 2017, n. 13323». In quel documento erano messe in evidenza «numerose criticità ambientali del progetto, suggerendone la rilocalizzazione». E il comune di Caraffa avrebbe dovuto tenerne conto (e non lo ha fatto). In ogni caso, però, «all’amministrazione regionale non era consentito, sulla base dei medesimi elementi fattuali presi in considerazione nel parere motivato e in ragione delle criticità già messe in evidenza, intervenire nuovamente nella procedura, concludendo, in contrasto con le determinazioni del Comune di Caraffa, nel senso dell’incompatibilità ambientale del progetto. Facendo così, l’amministrazione regionale ecceduto rispetto alle finzioni attribuitele dalla legge e ha esercitato poteri di surroga dell’amministrazione comunale, le cui determinazioni non sono state ritenute condivisibili, in assenza di un referente normativo che glieli attribuisca».
In sostanza, spettava «al solo Comune di Caraffa la responsabilità di bilanciare i vari interessi in gioco, fermo restando che l’esecuzione delle opere a valle dell’approvazione del Piano Integrato è assoggettata alla disciplina posta a tutela dell’ambiente». La Regione non avrebbe dovuto replicare il proprio intervento, ma le sue prescrizioni sull’impatto ambientale restano valide. E dunque il Comune dovrebbe adeguarsi ai consigli dell’amministrazione: Grassettopoli rimane un rebus. 

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