LUCANO APRE IL CONGRESSO DELLA CGIL. E CRITICA MINNITI E MORCONE

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Il sindaco (sospeso) di Riace riceve la tessera onoraria del sindacato ma mette le mani avanti: «Non ho nessuna intenzione di candidarmi né alle Europee né alle Regionali». E su Oliverio aggiunge: «Sento la sua anima vicina alla mia»

Mimmo Lucano apre i lavori del 12esimo congresso regionale della Cgil. Nell’aula magna dell’Unical scelto per i lavori congressuali, il sindaco (sospeso) dell’accoglienza riceve la tessera onoraria del sindacato ma prima mette le mani avanti: «Non ho nessuna intenzione di candidarmi né alle elezioni europee, né a quelle regionali. Una cosa mi piaceva fare, il sindaco di Riace, ma non mi è mai piaciuto essere chiamato “primo cittadino”». Tra i delegati del sindacato Lucano porta l’entusiasmo e cattura l’attenzione come fanno i veri leader. Ripercorre la storia del modello di accoglienza poi, complice anche la luce rossa in cui è calato in compagnia del segretario regionale Angelo Sposato, dice: «La bandiera è una sola, non riesco a dare alla sinistra un significato diverso da quello di uguaglianza». E se alle forze politiche Lucano dà un “due di picche” un motivo c’è e non lascia agli auditori il compito di interpretarlo: «Io lavoravo per cambiare la nostra terra, la politica invece si accontenta di essere “logorroica”, con giochi di potere fatti soltanto per salvare qualche poltrona».

 

IL PREFETTO E L’EX MINISTRO Ha ben in mente quello che deve dire, Lucano, i ricordi della sua esperienza di amministratore sono scolpiti non solo nella sua di mente, ma in quella collettiva di chi ormai è diventato un seguace tanto attento quanto accanito come dimostrano le tante foto al termine dell’incontro. «I problemi sono iniziati quando sono iniziate le ispezioni. Una persona che deve fare delle relazioni ha più potere di 100mila manifestanti». Solleva il problema del controllo ai controllori, il sindaco indagato dalla procura di Locri. «Riace è un modello di convivenza umana, mentre adesso abbiamo un governo che ci condanna alla disumanizzazione – spiega Lucano –. Non posso dire quello che ho riferito ai magistrati della Dda, però una cosa posso dirla: finalmente qualcuno mi ha ascoltato». Non vanno bene a Lucano i termini scritti nella relazione, soprattutto uno: parentopoli. «Non ho avuto modo di leggere un commento positivo in quelle carte. Sapete una cosa? Io alcune lezioni le ho prese proprio dal prefetto Mario Morcone, era lui a chiamarmi il 26 agosto del 2015 e chiedermi di accogliere 3 autobus di migranti, li ho accolti per spirito di umanità non per altro. Poi sono arrivate le ispezioni e di tutto quello che ho fatto su loro richiesta non hanno tenuto più conto». Ma non c’è solo Morcone a infastidire Lucano, c’è anche Marco Minniti. «Quando era ministro dell’Interno non ho mai avuto modo di parlare con lui. Le ispezioni sono arrivate quando lui si trovava a capo del Ministero e adesso dice che il “il modello di Riace deve essere salvato”, non lo capisco davvero». In prima fila Peppino Lavorato ascolta il suo amico. «Militavano insieme nel Partito comunista – aggiunge Lucano –, non è stato possibile avere un confronto». Mai dire mai, però, Lucano lascia aperto più di uno spiraglio per un incontro con Minniti, «del resto anche lui è di Reggio Calabria».

PERCHÉ OLIVERIO Il governatore assiste in platea seduto a fianco del “padrone di casa”, il rettore Gino Mirocle Crisci. «Mi sono avvicinato ad Oliverio – spiega Lucano – perché cercavo una persona che riuscisse a mettermi in contatto con Marco Minniti. L’ho aspettato per ore alla Cittadella, poi ha iniziato ad ascoltarmi e sento la sua anima vicina alla mia. Non dimenticherò mai quando provarono a fare una vera e propria deportazione da Riace e lui riuscì ad evitarla». Poi una battuta sulla riduzione dei fondi alle strutture Sprar: «Prima eravamo solo in tre, il vero problema degli Sprar a mio avviso è il sistema occupazionale che ha generato nel tempo che adesso rischia di venire meno».

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