Lun. Mag 17th, 2021

Il sindaco sospeso convocato dal procuratore aggiunto Lombardo. «Qui come persona informata sui fatti. Spero che finalmente si faccia chiarezza su quanto è avvenuto a Riace»

 Si è presentato puntuale, con un grande faldone giallo sotto il braccio e un nuovo ciondolo africano al collo, Mimmo Lucano, atteso oggi a Reggio nell’ufficio del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo. «Mi aspetto di avere giustizia, finalmente, sono qui come persona informata sui fatti e non come indagato. Spero che finalmente si faccia chiarezza su quanto è avvenuto a Riace». Un riferimento, seppur velato, agli esposti nel tempo presentati per tentare di vincere le inspiegabili ritrosie della Prefettura, che per lungo tempo ha negato a Lucano la possibilità di prendere visione della relazione stilata dagli ispettori prefettizi in seguito al controllo del gennaio 2017. Nel testo, si è scoperto mesi dopo, quando l’amministrazione di Riace è riuscita finalmente ad accedere alla relazione, vi era una valutazione assolutamente positiva e di segno totalmente opposto rispetto a quella stilata solo qualche mese prima da un’altra squadra di ispettori, da cui sono nati i guai giudiziari di Lucano e la procedura amministrativa che ha portato il Viminale a chiudere gli Sprar di Riace. «Non mi fate dire dettagli, non vi posso dire di più», dice il sindaco del paese dell’accoglienza, oggi sospeso dall’incarico. «Vi dico solo che quello che hanno visto loro (alcuni ispettori, ndr) non lo ha visto nessuno né in Italia, né nel mondo. Ma è meglio se non dico altro, al momento». Dopo, ha promesso, se avrà il permesso del magistrato parlerà.

 

a. c.


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