Mar. Mag 18th, 2021

La manifestazione, nata dopo l’incendio doloso alla rosticceria Zero Glut, ha visto la partecipazione di Libera, Reggio Non Tace, imprenditori testimoni di giustizia e politici. Ma tanta è stata l’indifferenza, anche dei commercianti. Anna Pontari: «Voglio sapere perché lo hanno fatto»

Quattrocento persone sono scese in piazza a Reggio Calabria per dire no all’arroganza dei clan che solo una settimana fa hanno dato alle fiamme le vetrine di Zero Glut, la rosticceria-pasticceria per celiaci aperta da poco in centro città.

IN PIAZZA Sul corso principale della città, accanto al tapis roulant che lo taglia in due e praticamente in corrispondenza dell’attività distrutta da mano ignota, c’erano molte facce note dell’associazionismo antimafia, da Libera a Reggio Non Tace, diversi imprenditori che hanno conosciuto il peso della pressione dei clan come Gaetano Saffioti, Nino De Masi, Tiberio Bentivoglio, i coniugi Parisi che hanno resistito ai tentativi della ‘ndrangheta di distruggere la loro scuola di musica, e quella società civile che a Reggio continua a organizzare una resistenza alla generale rassegnazione. E poi la politica, con il sindaco Giuseppe Falcomatà e molti assessori della sua Giunta, più il presidente della commissione antimafia Nicola Morra.  

LE TROPPE ASSENZE Assenti o quasi i giovani, fatta eccezione per gli scout e quelli inquadrati nella rete di Libera e i compagni di scuola del figlio di Anna Pontari, la proprietaria dell’attività devastata. Pochi i cittadini non organizzati. Attorno al presidio, molti hanno continuato il consueto passeggio pomeridiano senza neanche fermarsi ad ascoltare. Sostanzialmente indifferenti i commercianti del corso Garibaldi. Alcuni si sono affacciati alla porta delle proprie attività, ascoltando più o meno distrattamente quanto detto al microfono dalla Pontari. Nessuno però ha abbassato le saracinesche in segno di solidarietà. Per quanto una parte di Reggio reagisca, troppa ancora sta a guardare.

LA RABBIA E LA DETERMINAZIONE DELLA TITOLARE Ma quel piccolo seme di solidarietà e reazione a Pontari sembra essere bastato, anche solo come conforto e ragione a sostegno della determinazione ad andare via. «Su cento reggini, novantanove siete voi. Siete questi» ha detto alla gente che le si assiepava attorno. «Fino all’ultimo – dice con voce scossa al microfono – abbiamo sperato che potesse essere stato un cortocircuito a fare il danno, invece c’è stata la mano dell’uomo. Non voglio sapere chi è stato, ma il perché sì. Il perché lo voglio sapere.  Siamo caduti dal pero». Il nome non serve., sostiene «non certo per avallare il turpe vincolo dell’omertà , ma perché chi ha fatto questo è un uomo da niente»

MORRA: «RISPONDIAMO CON I FATTI» A lei, il presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra ha promesso fatti, non solo parole di solidarietà. «Per questo ho deciso di esserci», spiega. E per questo ha promosso una campagna di raccolta fondi per aiutare Pontari a riavviare l’attività bruscamente interrotta dall’incendio. «Cose del genere non sono dei semplici atti dolosi, significa – sottolinea – che troppa parte della comunità non facendo rete e non denunciando chi compie questi atti si danneggia da sola, si sputa in un occhio da sola».

LA PREFETTURA INTERVENGA Ma le istituzioni – aggiunge – ci devono essere, devono essere vicine e presenti. Presto e bene. «Adesso andrò a incontrare il prefetto di Bari sottolineandogli che c’è la legge 44/1999 che all’art. 17 consente di attivare dei processi particolarmente accelerati all’insegna della tutela, non solo delle persone che sono vittime dei reati di mafia ma anche del più pronto ripristino delle loro attività. Chiederò al prefetto di attivarsi».

Alessia Candito (corriere della calabria)

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