«Uso spropositato di Facebook», ecco perché Tansi è stato sospeso

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Nelle motivazioni del procedimento disciplinare viene stigmatizzato il modo in cui il capo della Prociv utilizzava i social. Atteggiamenti non in linea con il suo ruolo di dirigente pubblico. E ora la “sanzione” verrà comunicata anche al Cnr.

Carlo Tansi ha fatto un uso di Facebook «privo di qualsivoglia ragionevolezza», «spropositato» e «superciale». Un uso non in linea con l’«incarico di pubblico dirigente afdatogli». Ruolo che, malgrado il capo della Protezione civile regionale non abbia superato un concorso per questa qualica, «presuppone
comunque la capacità di prevenire e gestire i conitti». Le motivazioni del procedimento disciplinare che ha determinato la sospensione per 45 giorni dal servizio di Tansi, con l’aggiunta della «privazione della retribuzione», certicano come quello a carico del capo della Prociv sia un provvedimento burocratico basato sui fatti e non una sorta di punizione politica.
Nelle cinque pagine vergate dai vertici dell’uffcio Procedimenti disciplinari del dipartimento Risorse umane (Sergio Tassone, Roberta Cardamone e Maria Carmela La Malfa) vengono messe in la tutte le intemperanze social del dirigente della Protezione civile, la cui corsa per il rinnovo potrebbe subire una battuta d’arresto proprio per via della sospensione (la sua nomina è scaduta ieri, mentre il provvedimento disciplinare decorre dal 16 novembre). Ma l’incontinenza di Tansi potrebbe causare problemi anche in relazione al suo incarico di ricercatore del Cnr, dal momento che, come viene sottolineato nel verbale, «gli esiti del provvedimento disciplinare vengono in ogni caso comunicati anche all’amministrazione di provenienza del dipendente». Di certo, non una segnalazione che “fa curriculum”, viste e considerate le critiche all’operato del numero uno della Prociv messe nero su bianco nelle motivazioni della Regione.

IL PROCEDIMENTO Il caso che ha poi portato alla sospensione del dirigente nasce in seguito alla richiesta di procedimento disciplinare avanzata dal consigliere regionale Mimmo Tallini, che nel dossier presentato allega le sortite di Tansi ritenute «lesive dell’immagine della Regione Calabria».
Segue l’elenco dei post incriminati: «In vista del mio rinnovo un certo Tallini mi attacca. Il vecchio vuole ripristinare il vecchio andazzo nella Protezione civile? Ah»; «…un attacco incrociato denigratorio nei miei confronti di colletti bianchi, pseudo politici… tutti funzionali a difendere un sistema di interessi di svariati milioni di euro che ho sottratto loro con il mio arrivo e del quale vorrebbero riappropriarsi se dovessi andare via. Questa è la vera ‘ndrangheta, quella che non spara, ma che agisce sotto traccia»;
«da qui al 18 novembre mi aspetto attacchi di fuoco incrociati, tentativi mediatici…».

Il 27 settembre viene così avviata la contestazione disciplinare per presunta violazione del Codice di comportamento dei dipendenti della Regione Calabria. Dieci giorni prima, anche il presidente del consiglio regionale Nicola Irto, con una nota uffciale indirizzata al governatore Mario Oliverio, aveva invocato la «tutela delle prerogative» dei consiglieri regionali e stigmatizzato il «dileggio» di Tansi contro lo stesso Tallini.
LA DIFESA (SMONTATA) DI TANSI Il 29 ottobre è il giorno della difesa di Tansi. Accompagnato dal suo legale di ducia, il capo della Prociv prova a rimettere ogni addebito, spiega di non essere legato da alcun rapporto di servizio con la Regione, esclude che la «potestà disciplinare possa essere esercitata nei confronti dei dirigenti esterni» e chiede l’archiviazione del procedimento. Richieste respinte al mittente dagli organi burocratici della Cittadella, in quanto, con la privatizzazione del rapporto di lavoro, «anche la Regione Calabria assume il ruolo di parte contrattuale» e quindi gestisce i rapporti con i propri dipendenti «con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro». Dunque Tansi, seppur dipendente a tempo determinato della giunta regionale, è soggetto «al Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, di cui ha acquisito copia contestualmente alla sottoscrizione del contratto individuale di
lavoro». Le esternazioni nei confronti di Tallini, inoltre, «sono inappropriate, non solo in quanto offensive di un componente di un organo regionale, ma anche perché proprio da un punto di vista delle competenze, esula dal potere dell’organo politico l’attività gestionale» a cui Tansi «fa riferimento allorquando censura il “precedente andazzo”».  Tallini, in denitiva, «ha legittimamente esercitato le prerogative riconosciutegli dalla legge, in quanto i consiglieri regionali, oltre ad avere una funzione di indirizzo e di controllo sugli uffci della giunta», godono anche «dell’insindacabilità delle opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni».
Il giudizio nale è impietoso: Tansi fa un uso «spropositato e superciale» di Facebook «senza effettivamente rendersi conto degli effetti» che producono i suoi post.

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