VERSO LA SOLUZIONE LA PROBLEMATICA DELL’EX INDUSTRIA CHIMICA BP

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E’ arrivato finalmente il tempo di mettere una prima toppa alla spinosa problematica dell’ex industria chimica Bp ? sembrerebbe di si, se è vero che l’amministrazione comunale sta predisponendo il bando da inviare alla SUAP per indire la gara di appalto per un primo drastico intervento di bonifica sul sito che per tantissimi anni è stata una autentica croce per l’intera Locriude e non solo per la città, e soprattutto per gli abitanti di contrada Pantanizzi, località dove sorge l’ex industria chimica ormai dismessa da circa 25 anni ma ancora piena di materiale pericoloso. La svolta positiva, dopo una serie di vicende che hanno caratterizzato in tutti questi lunghi anni la storia di quella che venne a suo tempo battezzata “la fabrica della puzza”, ha iniziato a prendere corpo 16 messi addietro. Tanto è il tempo che è passato dal quel famoso 8 luglio 2017, giorno in cui ha avuto luogo l’ultima grande assemblea pubblica durante la quale insieme al Comune erano presenti tutti i rappresentanti delle associazioni ambientaliste locali per far sentire il loro grido d’allarme per l’ormai cronico ritardo che si accompagnava alla necessaria bonifica dell’ex industria chimica sidernese., Una assemblea che sembro “svegliare”, finalmente, anche la Regione , che pure, in passato, era stata piu’ volte sollecitata ad occuparsi della delicata vicenda. Qualcosa, insomma cominciava a muoversi. Il piano di bonifica comincio a prendere avvio. Sulla spinta, infatti, di una richiesta regionale il Comune ,nel gennaio 2018, stilò un’ipotesi progettuale che prevedeva 1a somma di un milione 570 mila € per una bonifica completa. Una somma che, però, fu ritenuta dalla Regione troppo alta per le possibilità economiche dell’ Ente e il Comune venne invitato a formulare una ipotesi progettuale piu’ ridotta intanto per eliminare i rischi associati alla presenza del materiale nocivo . Si arrivò, quindi, alal formulazione di un nuovo progetto che prevedeva una somma quantificata in 495 mila €. Una somma che secondo le rilevazioni doveva bastare per le necessità piu’ urgenti anche perchè da apposite verifiche fatte dall’amministrazione comunale e dalle stesse associazioni ambientaliste, supportata da precise informazioni , risultava che una parte del materiale era “evaporato” rispetto ai documenti ufficiali del Commissario all’emergenza ambientale risalenti agli anni caldi in cui “scoppiò” il caso Bp. Secondo una rilevazione recentemente effettuata pare, infatti, che adesso esistano 270 fusti da eliminare, di cui una parte corrosi o bruciati anche se c’è la presenza di materiale fortemente a rischio, Esistono, poi, una quindicina di cisterne, la maggior parte delle quali si trova sottoterra. Complessivamente il materiale sarebbe stimabile in circa 300 tonnellate. Inoltre c’è anche, da eliminare, il forno inceneritore che svetta a ricordo della scempio di questa attività, piu’ una decina di reattori all’interno dello stabilimento. Infine c’è da aggiungere la copertura, che potrebbe essere amianto, dello stabilimento di produzione di circa 900 mq, Stesso materiale ci sarebbe nella tettoia sotto la quale si trovano i 270 fusti corrosi e ritenuti molto pericolosi. Finalmente nell’agosto scorso, a fronte dei finanziamenti richiesti l’assessorato regionale all’ambiente ha disposto la concessione di una somma di 300 mila €. Subito dopo, però, i Commissari straordinari, dopo una visita fatta da loro stessi all’interno del sito , sulla base dei risultati di questa ulteriore verifica, con apposita delibera hanno richiesto ulteriori 195 mila € per poter smaltire con la massima urgenza tutti i fusti con sostanze nocive. Si sta , quindi, lavorando sulla prevista ipotesi di 495.000 euro. Sarà la volta buona ?

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