Ven. Mag 7th, 2021

La dirigente annuncia di voler lasciare l’incarico. Ma la giunta non ne prende atto. I dubbi del Csa-Cisal sulla nomina a gennaio: «Atto poco trasparente»

È trascorso quasi un mese dalle dimissioni della responsabile della prevenzione corruzione e della Trasparenza. Perché divengano efficaci è necessario che la giunta regionale ne prenda atto con una delibera. Tuttavia, nonostante tra il mese di novembre e questo primo scorcio di dicembre l’esecutivo si sia riunito già sette volte, non è arrivato alcun atto ufficiale e il settore resta in un limbo. «Non il massimo della trasparenza – osserva il sindacato CSA-Cisal –, proprio sul ruolo che rappresenta il garante istituzionale all’interno dell’amministrazione regionale».

LE MOTIVAZIONI DELLE DIMISSIONI L’avvocato Francesca Palumbo era stata piuttosto chiara nella missiva con cui annunciava al presidente della giunta regionale la volontà di non mantenere l’incarico. La responsabile della prevenzione corruzione e della Trasparenza, infatti, per giustificare la sua indisponibilità a proseguire nel ruolo ricoperto da nemmeno un anno ha denunciato la mancata collaborazione di alcuni dipartimenti della Cittadella. «Un fatto, se vero, piuttosto grave – scrive il sindacato – per una struttura che invece avrebbe dovuto avere la massima collaborazione di tutti gli uffici dell’ente. Non fosse altro per la primaria necessità di predisporre e soprattutto far rispettare gli obblighi derivanti dal Piano triennale di prevenzione alla corruzione (e successivi aggiornamenti). Un documento che dovrebbe costituire la Bibbia di qualsiasi ente pubblico e che alla Regione Calabria servirebbe come il pane per un indigente. Tuttavia registriamo – prosegue il sindacato – l’inerzia da parte della giunta a chiarire quanto accaduto con la Responsabile dell’Anticorruzione e della Trasparenza. A questo punto non sappiamo se queste dimissioni esistano davvero o siano state solo uno sfogo momentaneo della dirigente. E il dubbio si estende peraltro leggendo i comunicati ufficiali. Proprio in occasione dell’ultima seduta della giunta, del 7 dicembre, la stessa Palumbo viene indicata come dirigente (presumibilmente nelle vesti di “Segreteria di Giunta”) presente ai lavori (vedi foto). Si è dimessa o non si è dimessa?».

«NOMINA POCO TRASPARENTE» In attesa che questo aspetto venga chiarito, un altro grosso punto interrogativo spunta all’orizzonte nella vicenda. «Bisogna andare a ritroso – segnala il sindacato – fino al momento della nomina stessa della Palumbo quale responsabile della prevenzione corruzione e – ripetiamo – della Trasparenza. Nomina che è avvenuta con la delibera della giunta numero 30 del 31 gennaio 2018. Leggendo all’interno del provvedimento si legge come si prenda atto che “il dirigente generale e il dirigente di settore del dipartimento proponente attestano che l’istruttoria è completa e che sono stati acquisiti tutti gli atti e i documenti previsti dalle disposizioni di legge e di regolamento che disciplinano la materia”. E ancora che “il dirigente generale e il dirigente di settore del dipartimento proponenti… sulla scorta dell’istruttoria effettuata, attestano la regolarità amministrativa nonché la legittimità della deliberazione…”. Peccato però – sottolinea il Csa-Cisal – che basti guardare la camicia (la pagina iniziale con gli estremi dell’atto deliberativo e delle firme degli assessori e dei dirigenti proponenti) per accorgersi che c’è sì la firma di Bruno Zito, il dirigente generale del dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane”, ma manca clamorosamente quella del Dirigente del settore».
«Come può essere l’istruttoria “completa” se manca proprio il sigillo del dirigente del settore proponente, sempre che la pratica della nomina sia stata effettivamente incardinata dalla burocrazia regionale? Di sicuro – osserva il sindacato Csa-Cisal – c’è una discrepanza fra il frontespizio della delibera e il suo contenuto. Una difformità di non poco conto. Venendo meno la completezza della procedura, a catena, è piuttosto difficile attestare il pieno rispetto delle regole amministrative».

«COME È STATA NOMINATA?» «Chi ha istruito la pratica – continua la nota –? Quale ufficio doveva occuparsene? A questo punto dovrebbe intervenire il settore “Gestione giuridica del Personale” del Dipartimento Organizzazione e Risorse umane, diretto da Sergio Tassone, per chiarire la faccenda? L’avvocato Tassone può dire se ha contribuito o meno a redigere la delibera? Ha espresso pareri formali in merito alla designazione della Palumbo? Può confermare o meno se l’istruttoria è completa? Mancando la sua firma l’atto di nomina può considerarsi regolare sotto il profilo amministrativo? Insomma, neanche a farlo apposta, ma proprio sulla nomina della Responsabile della prevenzione corruzione e – ripetiamo – della Trasparenza manca proprio la “trasparenza”. L’ennesimo paradosso di un ente capace di complicarsi la vita su atti che dovrebbero essere cristallini. Cosa dovrebbero pensare i calabresi se la Regione fosse stata poco trasparente e avesse toppato sulla nomina della Responsabile dell’Anticorruzione e della Trasparenza? Non potrebbero che ridere amaramente. Per evitare l’ennesima figuraccia esortiamo la giunta (presidente e assessori) e il segretario generale a ricostruire al più presto la dinamica dell’affidamento di un incarico così delicato. Rendano nota tutta la documentazione e chiariscano chi è stato il dirigente del settore proponente per la nomina, dopodiché chiariscano pure l’aspetto delle dimissioni. Non vorremmo – chiosa infine il sindacato – che le due cose siano strettamente connesse. E come al solito: la toppa sarebbe peggio del buco».

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