Ven. Mag 14th, 2021

Continuava ad impartire istruzioni alla famiglia, Domenico Cianci, sulle estorsioni a tappeto oltre che sulle operazioni immobiliari relative soprattutto a terreni agricoli da acquisire con minacce. Questo è ciò che è emerso dall’operazione “Quieto Vivere”che ha colpito il clan di San Martino di Taurianova basata sulle intercettazioni del boss detenuto e dei parenti.
Conversazioni basate esclusivamente sul denaro. Si trattava di soldi che il clan di San Martino di Taurianova pretendeva dai piccoli e grandi proprietari terrieri le cui proprietà ricadevano nella sfera di influenza della cosca Cianci. Un estorsione a tappeto a cui tutti dovevano sottostare altrimenti un danneggiamento non lo si negava a nessuno.
Coinvolti nell’operazione sono ritenuti per lo più appartenenti allo stretto nucleo familiare, in particolare si tratta di fratelli, generi e nipoti del boss, che dato lo stato di detenzione del 71enne avrebbero così preso le redini della cosca, rispondendo, però, sempre agli ordini del vecchio capo. Un altro ruolo in quest’ambito, sottolineano gli investigatori, sarebbe quello ricoperto poi dalle donne di famiglia. Già dai primi colloqui carcerari intrattenuti subito dopo l’arresto del boss”veniva palesata, sostiene la Procura Antimafia, la circostanza che le sorelle di Domenico Cianci fungessero da custodi delle somme oggetto dei proventi illeciti ricavati dal fratello, atteso che avevano la disponibilità del denaro che, su disposizione del capo, doveva essere elargito in favore dei congiunti. Sono tutti indagati per associazione mafiosa come presunti appartenenti allo stesso clan del mandamento tirrenico.
La tesi è che abbiano cooperato nelle attività mafiose, con ruoli di gestione del denaro e di amministrazione nell’ambito della cosca, oltre che essere un tramite di comunicazione dei messaggi verso l’esterno del capo famiglia detenuto.
I magistrati sostengono che “i colloqui rappresentavano un momento irrinunciabile affinché Cianci impartisse direttive a tutti i familiari in vista, che mostravano di essere perfettamente a conoscenza delle dinamiche criminali della cosca, partecipavano attivamente agli interessi criminali del gruppo e cercavano con ogni mezzo di perseguirli”.

MARCELLA MESITI|redazione@telemia.it

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