Oggi l’autopsia sul corpo di Suruwa, si indaga anche sull’ipotesi dolosa

302

Dopo le tensioni seguite al rogo mortale a San Ferdinando nella tendopoli sembra tornata la calma. Intanto gli investigatori stanno valutando anche la possibilità che l’incendio sia stato appiccato volutamente per provocare la morte del ragazzo. Lucano: «C’è assuefazione al clima di odio». Falcomatà: «Il sistema non funziona». Irto: «Serve un impegno corale»

È stata trasferita nell’ospedale di Reggio Calabria per l’autopsia la salma di Suruwa Jaiteh, il giovanissimo migrante morto carbonizzato nell’incendio avvenuto sabato sera nella tendopoli di San Ferdinando. A disporre l’esame autoptico è stato il pm della Procura della Repubblica di Palmi Giuseppe Cappelleri, che indaga su quanto accaduto all’interno della baraccopoli. A San Ferdinando oltre al fratello del giovane, Soumbu, che vive a Catania, sono giunti anche i genitori del ragazzo non ancora diciottenne che non viveva stabilmente nella tendopoli, essendo inserito nel programma Sprar di Gioiosa Ionica, ma che vi si recava di tanto in tanto a trovare dei parenti.
Intanto si sta prendendo in considerazione anche l’ipotesi della natura dolosa dell’incendio  che ha provocato la morte del ragazzo non ancora diciottenne. Secondo notizie apprese in ambienti investigativi, nelle indagini si sta valutando anche la possibilità che l’incendio sia stato appiccato volutamente per provocare la morte di Jaiteh.

SITUAZIONE TRANQUILLA NELLA TENDOPOLI La situazione nella tendopoli di San Ferdinando sembra apparentemente tranquilla. Dopo i momenti di tensione registrati nella prima parte della mattinata di domenica nella baraccopoli, con alcuni cassonetti rovesciati davanti all’ingresso nell’agglomerato in plastica e lamiera e poi una protesta davanti al Municipio di San Ferdinando, adesso è tornata la normalità. A fare calare il livello della tensione c’è stata anche la decisione, resa nota dal prefetto di Reggio Calabria al termine del Comitato per l’ordine e la sicurezza di ieri, di trasferire i migranti ospitati all’interno di un’area urbanizzata, già individuata, dove saranno sistemati dei container. Intanto quanti hanno avuto distrutta la loro baracca sono stati ospitati nella tendopoli ufficiale che sorge a poche centinaia di metri da quella teatro della tragedia.

LUCANO: «ASSUEFATTI A UN CLIMA DI ODIO» «Ieri è morto bruciato vivo un ragazzo di 18 anni. Questo clima di odio, questa società della barbarie, ci stanno portando a non avere nemmeno la sensibilità di comprendere quello che ci circonda». Lo ha detto alla trasmissione “Circo Massimo”, in onda stamane su Radio Capital, il sindaco sospeso di Riace, Domenico Lucano. «Rimaniamo indifferenti – ha detto Lucano, famoso per il modello d’integrazione dei migranti sperimentato nel centro del Reggino, oggi al centro di un’inchiesta giudiziaria – come se ci fosse una forma di assuefazione a una logica che ormai pensiamo sia unica. Ci impediscono di provare quell’impulso di umanità che è normale. È una condizione della società che io non ho mai vissuto prima».

FALCOMATÀ: «SISTEMA NON FUNZIONA» «È un momento molto triste per la nostra comunità, siamo profondamente addolorati per ciò che è accaduto. Purtroppo l’episodio della morte del giovane Suruwa Jaithe è sintomatico della situazione inaccettabile che si vive all’interno della tendopoli di San Ferdinando dove, evidentemente, non sono rispettate le condizioni minime proprie della dignità di ogni essere umano. È necessario intervenire con urgenza con l’obiettivo di superare la condizione inaccettabile alla quale sono oggi sottoposte migliaia di persone che vivono in quella situazione”. È quanto dichiara il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà commentando la tragica scomparsa del diciottenne gambiano Suruwa Jaithe. «Il problema – ha aggiunto il sindaco di Reggio Calabria – è che ci troviamo a riflettere su quest’assurda condizione di negazione dei diritti umani ogni qual volta succede un episodio grave come la morte di questo ragazzo. È del tutto evidente che si tratta di un sistema che non funziona più e che a mio avviso non ha mai funzionato. Smontare quella tendopoli è l’unica soluzione affinché non si ripetano in futuro episodi come questo. In passato diversi incontri sono stati fatti in Prefettura per discutere sul tema. L’importante oggi è che le istituzioni possano fare squadra affinché si arrivi presto ad una soluzione condivisa e definitiva che eviti l’accadere di altre assurde tragedie».

IRTO: «IMPEGNO CORALE PER RISOLVERE SITUAZIONE» «Dinanzi al rogo di San Ferdinando e alla morte di un ragazzo di diciotto anni siamo attoniti e addolorati». Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, che prosegue: «Episodi come quello che ha causato la tragica fine di Suruwa Jaithe impongono un impegno corale per risolvere una situazione insostenibile, che lede i diritti e la dignità delle persone. Oggi, oltre a rinnovare i sentimenti di cordoglio, abbiamo il dovere di contribuire allo sforzo che le istituzioni stanno mettendo in atto. Pieno sostegno, in questo senso, da parte del Consiglio regionale alle azioni avviate da parte della Prefettura di Reggio Calabria. A tutta la comunità di lavoratori migranti che vive a San Ferdinando – conclude Nicola Irto – rivolgo a nome dell’Assemblea legislativa calabrese sentimenti di solidarietà e vicinanza».

Facebook Comments



CHIUDI
CHIUDI
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.