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PESARO, CALABRESE UCCISO CON 20 COLPI DI PISTOLA

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Agguato nel centro storico di Pesaro contro un 51enne, che sarebbe di origine calabrese, ucciso a colpi di pistola. Almeno 20 bossoli sarebbero stati trovati sul luogo dell’esecuzione avvenuta in via Bovio. Secondo una prima ricostruzione, due killer incappucciati avrebbero atteso la vittima che parcheggiava l’auto in garage, per poi scaricargli addosso i caricatori. Sul posto i carabinieri allertati dalle chiamate di residenti che hanno sentito la serie di colpi.

I killer avrebbero agito con pistole automatiche calibro nove. La vittima, che secondo indiscrezioni non confermate potrebbe essere un collaboratore di giustizia o un suo parente, era entrata con l’auto nel garage ed è stata raggiunta dalla lunga serie di colpi di pistola mentre era ancora nell’abitacolo della vettura. Sarebbero una trentina i proiettili esplosi. Gli autori dell’agguato sono poi scappati a piedi lungo le strette vie del centro storico. Sul posto, per coordinare le indagini, ci sono i pm Fabrizio Giovanni Narbone e Maria Letizia Fucci.

E’ il fratello di un collaboratore di giustizia che appartiene a una famiglia di ‘ndrangheta, il 51enne di origine calabrese ucciso da due killer incappucciati con una raffica di colpi di pistola in centro storico a Pesaro. L’uomo avrebbe già risieduto nella città in passato e vi sarebbe tornato con la sua famiglia da circa tre anni. Non è ancora chiaro, però, se tra la sua parentela con il pentito e l’omicidio vi sia un collegamento.

In ogni caso per coordinare le indagini, insieme ai pm Fabrizio Giovanni Narbone e Maria Letizia Fucci, è arrivato anche Daniele Paci della Direzione distrettuale antimafia di Ancona che in passato si occupò a Rimini dei delitti della banda della Uno bianca.

Si chiamava Marcello Bruzzese, 51 anni, calabrese, l’uomo ucciso a colpi di pistola nel centro storico di Pesaro da due killer incappucciati. Era il fratello di un collaboratore di giustizia: sfuggì a un precedente agguato di ‘ndrangheta nel luglio del 1995 a Rizziconi in provincia di Reggio Calabria. Nell’occasione morirono il padre Domenico ed un cognato, il marito di una sorella, mentre lui venne ferito gravemente ma sopravvisse.

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