Rogo a San Ferdinando, la storia di Suruwa

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Giovedì aveva partecipato a un laboratorio teatrale e avrebbe dovuto cominciare un tirocinio formativo di 4 mesi. Faceva parte del progetto Sprar di Gioiosa Ionica. Giovanni Maiolo: «Non sappiamo perché si trovasse nella baraccopoli. So solo che ora dovrò chiamare una madre per dirle come è morto suo figlio»

Aveva appena 18 anni Suruwa Jaithe, originario del Gambia, avrebbe dovuto partecipare a un tirocinio formativo di quattro mesi, da dicembre a marzo, che avrebbe consentito a lui e agli altri ragazzi appartenenti al progetto Sprar di Gioiosa Ionica, gestito dalla Rete dei Comuni solidali, di acquisire autonomia e aiutarli a trovare un lavoro. Solo giovedì scorso aveva partecipato a un laboratorio artistico e ancora prima a un torneo di calcetto nel quale era stato premiato dal sindaco Fuda di Gioisa Ionica (in foto). Si stava ricostruendo una vita Suruwa, anche se lontano dalla famiglia e dal suo Paese, stava cercando di fare quello che tutti i ragazzi della sua età fanno: formazione, sport, laboratori teatrali.
«Adesso dovrò chiamare una madre per dirle che suo figlio è morto bruciato», racconta tra lacrime e rabbia Giovanni Maiolo, del Gruppo Coordinamento ReCoSol. Maiolo si trovava a Catania per un convegno, quando lo raggiungiamo al telefono ci racconta che sta tornando in Calabria perché tutti gli operatori si stanno riunendo per capire cos’è successo e anche i migranti dello Sprar li stanno raggiungendo.
«Suruwa era nel programma Sprar – racconta Maiolo –, aveva casa a Gioiosa, non capiamo come mai si trovasse nella baraccopoli e come mai avesse deciso di restare per la notte».

È frequente che i migranti si rechino nella tendopoli, magari per trovare un amico o per comprare i prodotti alimentari tipici del proprio Paese che non trovano nei supermercati. Ma per Suruwa la notte tra sabato e domenica si è rivelata fatale a causa di un incendio che ha distrutto due baracche. Con l’arrivo del freddo il fuoco sarà stato acceso per darsi calore. Ma per il ragazzo quel rifugio di fortuna è diventato un rogo fatale nel quale è morto carbonizzato. Adesso la baraccopoli, che si trova vicina alla tendopoli “ufficiale”, e che conta quasi 800 ospiti, è immersa nel fango a causa della pioggia che è caduta nella notte. Un luogo di insostenibile degrado che si è portato via la vita più giovane.

Alessia Truzzolillo
a. truzzolillo@corrierecal.it

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