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ROGO TENDOPOLI, GLI INQUIRENTI LAVORANO SU IPOTESI INCENDIO DOLOSO

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A Surawa Jaitéh, il migrante gambiano morto nel rogo di sabato scorso nella tendopoli di San Ferdinando è stata effettuata l’autopsia e nella giornata di odierna potrebbe trapelare qualche indiscrezione, anche se per la perizia definitiva si dovranno attendere 60 giorni. Ma i riflettori, in questo momento, sono indirizzati sull’inchiesta condotta dal sostituto procuratore di Palmi Giuseppe Cappelleri che partita ipotizzando un incendio accidentale ora sta prendendo una piega diversa grazie anche alle dichiarazioni di alcuni migranti residenti nella baraccopoli, secondo i quali, alcuni uomini che vivono nell’accampamento, hanno dichiarato, avrebbero avuto uno screzio con il giovane Jaitéh la sera in cui è scoppiato l’incendio. Uno scenario, che se fosse attendibile, ma su questo gli inquirenti stanno verificando, ripercorrerebbe quello avvenuto lo scorso gennaio con la morte di Becky Moses dove un incendio doloso, per vendetta, causa la morte dell’immigrata. Proprio per riscontrare questa tesi, in queste ultime ore sono state sentite diverse persone, compreso il fratello del 18enne carbonizzato, Soumbu, arrivato da Catania domenica.

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