STILO: ECOMOSTRI, 6 ANNI DOPO. I DETRITI SONO SEMPRE LI’

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Le villette abbattute dal clan Ruga. Al loro posto un ammasso di cemento e ferraglia ricoperto dalle erbacce.

L’erba ormai alta da fa tappetto, però non si nasconde solo la classica “polvere”, ma un cumulo di macerie, più di mille metri cubi dopositati sulla spiaggia a pochi metri cubi depositati sulla spiaggia a pochi metri dal mare dal dicembre 2012. Sono i resti delle due villette abbattute sulla spiaggia di Stilo, quando le ruspe posero fine a uno scempio edilizio durato trent’anni. Conosciute come le “villette dei boss”, perchè realizzato in cemento armato negli anni ’80, da uomini del clan Ruga, storica famiglia mafiosa monasteracese, al posto di alcune villette prefabbricate per le quali avevano ottenuto una licenza edilizia, i due immobili già a uno stato avanzato di costruzione, non furono mai completati perchè le autorità competenti bloccarono i lavori. Grazie a un progetto pilota della Regione, in cui erano rientrate insieme ad altri ecomostri, il Comune di Stilo ottenne un finanziamento per loro demolizione e successiva bonifica dell’arca, pochi metri dal mare, sul confine col territorio monasteracese, tra i più belli della Calabria, meta di visitatori per la presenza del Parco archeologico “Paolo Orsi” e del sito dell’antica Kaulonia.
A salutare la fine dello scempio, il dodici dicembre 2012, ammistratori regionali e locali, politici, magistrati, rappresentanti delle associazioni ambientaliste e, naturalmente, carabinieri, agenti della polizia di Stato e della Capitaneria di porto di Roccella.
E a distanza di più di sei anni, però, le macerie delle due villette sono ancora là, rimaste depositate sulla spiaggia, senza che nessuno abbia mai pensato a rimuoverle. Dopo il danno la beffa, perchè intanto sulla montagna di calcinacci e il groviglio di ferrame arruginito, che continua a fare orribile mostra proprio sulla spiaggia, è cresciuta l’erba. La gente che appena scorge in acqua una chiazza che galleggia è pronta, giustamente, a preoccupare perchè viene spontaneo pensare ai rischi per la salute, sembra indifferente invece alla presenza di quei rifiuti, divenuto ormai parte fissa del paesaggio.
In una terra dove tanti edifici abusivi sembrano monumenti sacri e inviolabili, il timore, a questo punto, è legittimo: non è che si dovranno attendere altri trent’anni per restituire ai cittadini la naturale bellezza di una spiaggia tra le più ambite fin dall’età ellenica.

Imma Divino (Gazzetta del Sud)

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