Calabria: processo troppo lento: il Ministero deve risarcire presunto boss di ‘ndrangheta

403

Un processo lungo, troppo lungo e tanto da portare – e addirittura – a dover risarcire un boss della ‘ndrangheta.

 

La sezione civile della Corte d’Appello di Salerno ha, infatti, condannato il ministero della Giustizia a risarcireLuigi Mancuso, 65enne di Limbadi considerato a capo dell’omonimo clan.

Il motivo è riconducibile alla lentezza, appunto, con la quale è stato celebrato, a Vibo Valentia, il maxiprocesso “Genesi”, arrivato a sentenza nel maggio del 2013, ovvero a 13 anni di distanza dall’operazione antimafia che era scattata nell’agosto del 2000.

Mancuso è stato scarcerato nel 2012 dopo aver scontato 19 anni di ininterrotta detenzione per associazione mafiosa e associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico.

La Dda di Catanzaro aveva chiesto 27 anni di reclusione, ma alla fine il 65enne è stato assolto. E dato che non è stato presentato alcun ricorso in appello da parte della Procura, la sentenza è diventata definitiva, al pari delle assoluzioni nei confronti di 30 imputati.

Il Ministero, quindi, è stato condannato al pagamento della somma complessiva di 5.500 euro in favore di Mancuso, in base alla Legge Pinto sulla ragionevole durata dei processi.

Mancuso è ritenuto capo dell’omonimo clan di Limbadi, dopo aver ricevuto il bastone del comando nei primi anni ’90 dal fratello Francesco, detto (Ciccio), patriarca e fondatore dell’omonima consorteria criminale del Vibonese che la Commissione parlamentare antimafia ha definito come quella finanziariamente più forte d’Europa. Luigi Mancuso è stato condannato a Palmi e Reggio Calabria nello storico processo nato dall’operazione “Tirreno” ed a Milano nell’operazione “Count down”.

Secondo i collaboratori di giustizia, nel 1992 durante un summit a Nicotera, avrebbe rifiutato di aderire alla strategia stragista di Cosa Nostra messa in piedi con le bombe di Roma, Firenze e Milano del 1993 seguite agli attentati di Capaci e via d’Amelio. Dal 2012 Luigi Mancuso è libero ma sottoposto alla sorveglianza speciale.

Secondo le più recenti indagini, sarebbe stato contrario anche all’autobomba con la quale nell’aprile dello scorso anno è stato ucciso a Limbadi il biologo Matteo Vinci. Fatto di sangue per il quale si trova in carcere la nipote (figlia di un fratello defunto) Rosaria Mancuso.

cn24tv.it

Facebook Comments



Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.