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In Calabria 166 cosche e oltre 4mila affiliati alla ‘ndrangheta

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La relazione del presidente della Corte d’Appello del capoluogo, Domenico Introcaso, all’inaugurazione dell’anno giudiziario: carenze «drammatiche» nei Tribunali di Castrovillari, Catanzaro e Vibo. L’appello di Gratteri: «Continuare a inondarci di denunce. I calabresi non sono omertosi»

Sulla dotazione organica dei magistrati restano le criticità del passato. È quanto emerge dalla relazione del presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, Domenico Introcaso, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario nel capoluogo. Le piante organiche di tutti gli uffici del distretto (requirenti e giudicanti) sono inadeguate sia in relazione al numero dei magistrati che a quello del personale amministrativo. «L’aumento di organico – ha detto Introcaso – ha consentito una migliore aggressione dell’arretrato ma restano sopravvenienze elevatissime, soprattutto per la qualità. La varianza resta singolarmente stabile: vi è assoluta simmetria tra nuovi ingressi di magistrati in prima destinazione e trasferimenti. Le dinamiche relative ai trasferimenti presentano una ricorrenza temporale ormai quadriennale, in coincidenza con il periodo di maturazione del requisito minimo di permanenza nell’ufficio, tale da determinare scoperture medie del 25% nei sette tribunali del distretto, con punte drammatiche a Castrovillari, Catanzaro e Vibo». Certamente non minori sono i problemi che affliggono le Procure del distretto, le cui piante organiche sono state solo di recente razionalizzate mediante la redistribuzione dei magistrati e rafforzamento della Procura distrettuale tenuto conto del crescendo del fenomeno della criminalità mafiosa nell’intero territorio. Il dato generale di scopertura, secondo il presidente della Corte d’Appello, non consente di predisporre piani certi di gestione né una programmazione rigorosa: una diaspora giudiziaria. «Di indubbia gravità – ha rilevato Introcaso – è la situazione dei 7 uffici inquirenti. L’allarmante pendenza richiede, oltre che interventi di tipo organizzativo e di formazione secondaria, di approfondire riflessioni sule logiche di sistema. Analoghe negative riflessioni si impongono per il personale amministrativo per il quale si registra una percentuale di scopertura pari al 25% in Corte e intorno al 20% nell’intero distretto».

OLTRE 4MILA AFFILIATI In Calabria sono attive 166 organizzazioni criminali, con oltre 4mila affilati di cui oltre 2mila nel distretto di Catanzaro. Sulla presenza della ‘ndrangheta nel territorio, l’analisi di Introcaso si è fondata, in particolare, come «maggiore fonte di conoscenza» sulla relazione del procuratore capo Nicola Gratteri, sulla relazione della Commissione parlamentare antimafia (presidenza Bindi), sulle riflessioni dei presidenti di tribunale e dei procuratori del distretto. «Il distretto di Catanzaro – ha sostenuto il presidente della Corte d’appello – presenta numerose associazioni, variamente articolate e strutturate con segmentazioni operative a riferimenti omogenei ma diverse nelle imputazioni personali. Le dinamiche espansive conducono all’esportazione dei moduli organizzativi locali calabresi, stabili nelle regole di azione, immutati nelle strutture, in rapporto organico e funzionale con i nuclei originari, dai quali traggono genesi e derivazioni, ma nuovi nelle attività criminali. In tal modo si corrompe l’elemento centrale dell’economia capitalistica, “il mercato”, con tutte le conseguenze in termini economici e sociali. Questa modalità – ha rilevato Introcaso – si riversa immediatamente nei settori maggiormente produttivi e più facilmente aggredibili, gli appalti pubblici, con ricadute in termini di pregiudizio e corruzione del procedimento elettorale, di formazione e raccolta del consenso, perché la procedura per l’appalto pubblico coinvolge gli amministratori eletti. La gestione del consenso trova ragione nella legislazione di decentramento politico e di creazione di organismi amministrativi intermedi, tali da lineare una potestà amministrativa diffusa (si pensi alla centralità dei sindaci, eletti direttamente) per sua natura e funzione titolare di discrezionali incidente direttamente sull’andamento generale dell’amministrazione, e per questo aggredibile, anzi di facile e diretto accesso da parte delle organizzazioni criminali».

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