ISTAT: IN CALABRIA LA SPESA PRO CAPITE PIU’ BASSA PER SERVIZI SOCIALI, 22 EURO

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Secondo il report nel Mezzogiorno il Pil pro capite è inferiore del 45% rispetto a quello del Centro-Nord dove si aggira tra i 35,4mila del Nord-Ovest, i 34,3mila del Nord-est e i 30,7mila del Centro.Nel 2016 la spesa dei Comuni per i servizi sociali ammonta a circa 7 miliardi e 56 milioni di euro, pari allo 0,4% del Pil nazionale. Rispetto all’anno precedente c’è un incremento del 2%. Lo rileva l’Istat spiegando che “prosegue la ripresa iniziata nel 2014 che, dopo il calo registrato nel triennio 2011-2013, ha riportato gradualmente la spesa sociale quasi ai livelli precedenti la crisi economica e finanziaria”. Per ciascun residente i Comuni hanno speso in media 116 euro nel 2016, contro i 114 del 2015. A livello territoriale le disparità sono sempre “elevatissime”: si passa dai 22 euro della Calabria ai 517 della Provincia Autonoma di Bolzano. Al Sud, in cui risiede il 23% della popolazione, si spende solo il 10% delle risorse destinate ai servizi socio-assistenziali. La principale fonte finanziaria dei servizi sociali proviene da risorse proprie dei comuni e dalle varie forme associative fra comuni limitrofi (61,8%). Al secondo posto vi sono i fondi regionali per le politiche sociali, che coprono un ulteriore 17,8% della spesa complessiva. Il 16,4% della spesa è finanziata da fondi statali o dell’Unione europea. Tra questi il fondo indistinto per le politiche sociali, che ha registrato una progressiva flessione dell’incidenza sulla copertura della spesa (dal 13% del 2006 al 9% nel 2016). Nel 2016 diminuiscono gradualmente le risorse dedicate ai servizi per gli anziani, sia in valore assoluto che come quota sul totale della spesa sociale dei Comuni (dal 25% nel 2003 al 17% nel 2016). Nello stesso lasso di tempo l’incremento delle persone anziane residenti accentua la diminuzione della spesa pro-capite: da 119 euro nel 2003 si passa a 92 euro annui nel 2016. Sono invece quasi raddoppiate le risorse destinate ai disabili: da 1.478 euro annui pro-capite nel 2003 si passa a 2.854 nel 2016. Le spese per i minori e le famiglie con figli passano da 86 a 172 euro l’anno pro-capite e sono rivolte per il 40% agli asili nido e ai servizi per la prima infanzia.
Alla Calabria il primato in senso negativo nelle statistiche. Qui si vive con un reddito inferiore di dieci mila euro rispetto a quello della media nazionale: 18.500.
Poco più di 43 milioni di euro spesi nel 2016 in Calabria per i servizi sociali erogati dai Comuni. Se si prende in considerazione la spesa pro-capite: anche in questo caso la Calabria si attesta all’ultimo posto, con 22 euro in media per residente, contro i 517 della Provincia autonoma di Bolzano che occupa la cima della classifica, a fronte di una spesa media nazionale di 116 euro.
Dei 43,6 milioni di euro spesi in Calabria, 14 sono stati impiegati per servizi alle famiglie e ai minori, oltre 10,4 milioni di euro sono stati erogati per l’assistenza ai disabili, quasi 9,5 milioni per gli anziani, 4,6 milioni per immigrati e nomadi, 3.4 milioni per situazioni di povertà estrema e persone senza fissa dimora e, infine, circa 382mila euro per interventi contro le dipendenze.
«Al Sud, in cui risiede il 23% della popolazione – prosegue l’Istat – si spende solo il 10% delle risorse destinate ai servizi socio-assistenziali. La principale fonte finanziaria dei servizi sociali proviene da risorse proprie dei Comuni e dalle varie forme associative fra comuni limitrofi (61,8%). Al secondo posto vi sono i fondi regionali per le politiche sociali, che coprono un ulteriore 17,8% della spesa complessiva. Il 16,4% della spesa è finanziata da fondi statali o dell’Unione europea. Tra questi il fondo indistinto per le politiche sociali, che ha registrato una progressiva flessione dell’incidenza sulla copertura della spesa (dal 13% del 2006 al 9% nel 2016)».

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