La storia della calabrese Marinella che ispirò il grande Faber

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La canzone di Marinella è un brano musicale  scritto e composto nel 1962 dal noto cantautore italiano Fabrizio De Andrè con l’arrangiamento musicale di Gian Piero Reverberi, pubblicato la prima volta sul singolo Valzer per un amore /La canzone di Marinella  del 1964 dallo stesso De André. Da un’intervista rilasciata al giornalista calabrese Vincenzo Mollica, De Andrè spiegava che era legato a questa canzone perchè, indipendentemente dal suo valore, trovava che ci fosse un perfetto equilibrio tra testo e musica, diciamo che sembrava quasi una canzone napoletana scritta da un genovese. La canzone nasce da una specie di romanzo familiare applicato ad una ragazza che a 16 anni si era trovata a fare la prostituta ed era stata scaraventata nel Tanaro o nella Bormida da un delinquente. Un fatto di cronaca nera che avevo letto a quindici anni su un giornale di provincia. La storia di quella ragazza mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte.» Nel dettaglio si tratterebbe del ritrovamento nel fiume Olona tra Rho e Milano del corpo crivellato di colpi d’arma da fuoco di una ballerina/prostituta, all’anagrafe Maria Boccuzzi. Il caso, tuttora irrisolto, tenne banco sulla cronaca nera dei quotidiani dell’epoca per diverse settimane. Nata l’8 ottobre 1920 nel piccolo centro calabrese di Radicena  (frazione dalla cui unione con i villaggi di San Martino di Taurianova e Jatrinoli è nato nel 1926 l’attuale comune di Taurianova), in una povera famiglia di braccianti agricoli, all’età di nove anni, Maria emigrò con la famiglia a Milano in cerca di una sistemazione migliore. Nel 1934 iniziò a lavorare e sul luogo di lavoro conobbe uno studente spiantato, Mario, di cui s’innamorò. Il rapporto, visto malissimo dalla famiglia di lei, la portò a licenziarsi e a scappare con Mario. Le difficoltà economiche e l’impossibilità di riallacciare i rapporti con la famiglia portarono velocemente alla fine del rapporto amoroso e, dopo appena un anno, i due si lasciarono. Senza dimora e senza lavoro, Maria decise di intraprendere la strada di ballerina di varietà col nome d’arte di Mary Pirimpò e conobbe un uomo, di cui divenne l’amante. Questi la “cedette” ad un altro uomo di professione protettore, che l’avviò alla prostituzione . Da quel momento, la vita di Maria divenne un susseguirsi di umiliazioni, minacce e percosse. Iniziò a prostituirsi in una casa chiusa a San Salvario (Torino) , poi a Firenze, per approdare a Milano e lungo i viali dell’Olona, dove venne anche schedata dalla Polizia . La notte del 28 gennaio 1953 Maria Boccuzzi fu uccisa a revolverate e spinta nell’Olona forse ancora agonizzante. Una storia senza tempo, che parlava di persone senza storia. Marinella era una prostituta, il cui corpo era stato trovato massacrato sul greto di un torrente. Sembra storia di oggi, ma è purtroppo storia di sempre. Una tragedia anonima, capace di rubare dieci righe a un giornale di provincia, letta alla luce della cronaca. Vista in controluce, invece, diventa un dramma intenso, oltre la storia, a tracciare il percorso della radicata vicinanza tra amore e morte. Di un amore che non conosce scale gerarchiche, di una morte che sublima in dignità estrema del povero

 

Lr-

«e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra una stella
bianco come la luna il suo cappello
come l’amore rosso il suo mantello»
(dal testo della canzone)

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